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Il doppio standard e l’ipocrisia del potere.

In questi giorni, due vicende ultra mediatizzate e per certi versi controverse, sono al centro del circo mediatico mainstream ma non solo. Il caso della grazia a Minetti e il rifiuto di far ritornare i bimbi con i genitori nella vicenda soprannominata dai più “la famiglia nel bosco”.

Anche se sembrano due vicende completamente diverse e lontane, in realtà hanno molto in comune e, se viste nell’insieme, ci dicono molto dell’ipocrisia del potere e del modo che ha lo Stato di governare le nostre vite attraverso le sue istituzioni.

Da una parte il caso Minetti, persona legata all’establishment berlusconiano e, come è emerso, anche alla cricca Epstein che, ci si perdonerà la schiettezza, sostanzialmente “ruba” un bambino alla sua famiglia d’origine per evitare di andare in carcere e gli viene concessa la Grazia Presidenziale. Dall’altra, una famiglia che ha scelto di vivere fuori dalle istituzioni dello stato e di crescere i propri figli in maniera indipendente, a cui vengono sottratti i figli e crocifissi mediaticamente da mesi, come i peggiori genitori del mondo.

Entrambe le vicende sono complesse e mettono al centro i noccioli fondamentali della nostra organizzazione sociale: la formazione e la famiglia. Ed entrambe sono utilizzate dai politici di vari schieramenti come pungolo per la solita campagna elettorale. Ma, al di là delle scontate strumentalizzazioni, metterle a confronto non è un esercizio di polemica politica, ma un modo per vedere quanto sia marcio il potere che ci comanda.

Per quanto complessa e controversa sia la vicenda della famiglia nel bosco, è stata trasformata in un esempio per dimostrare la primazia delle istituzioni sulla “famiglia” per farla rientrare nei canoni prestabiliti dai servizi sociali. Il punto è non intervenire mai sulle cause a monte, anche in quei casi in cui a fronte di un lavoro di equipe serie e responsabile (cosa non scontata) la separazione del nucleo pare essere l’unica via.  Eppure il problema come sempre è strutturale. Al netto di questo, non sempre, ma molto spesso i servizi sociali utilizzano in maniera strumentale l’arma di sottrarre i figli come forma di ricatto nei confronti delle  famiglie  in condizioni di precarietà abitativa, economica, sociale, di fatto proletaria. Pur non volendo entrare nel merito della questione, ci sembra che l’unico argomento utilizzato dai media e dalla strumentalizzazione politica sia stata  la scelta di vivere fuori dalle istituzioni dello Stato.

Politici come Salvini e altri destri vari, si sono ovviamente gettati a capofitto nel difendere l’idea di famiglia tradizionale sfruttando l’occasione per il proprio tornaconto elettorale, ma senza risolvere in alcun modo la faccenda. Quegli stessi che si stracciavano le vesti sono rimasti però in un silenzio imbarazzato o hanno espresso frasi di circostanza di fronte alla faccenda Minetti.

Lì un bambino, per di più malato, è stato strappato alla sua famiglia, anch’essa in condizione proletaria, attraverso una causa in tribunale contro la famiglia di origine approfittando della scarsa difesa d’ufficio fornita alla famiglia. La madre del bambino è scomparsa dopo l’adozione e l’avvocata della famiglia è morta carbonizzata insieme al marito. Aggiungiamoci che il ranch di Minetti si chiama “Gin Tonic” e che il marito, Cipriani, appare molte volte negli Epstein files, non tirare conclusioni – forse scontate – diventa difficile.

Bè in questo caso le stesse istituzioni che si fregiano del diritto di dover insegnare a Catherine e Nathan come crescere i figli, concedono la grazia presidenziale all’ex olgettina di Berlusconi. Il fatto che ora si indaghi e che si cerchi di mettere una pezza ad una vicenda scandalosa, non toglie il fatto che se hai i soldi puoi “comprarti” o rubare un bimbo per evitarti una condanna, tra l’altro modesta. Se sei povero o comunque non hai molte risorse lo stato si accanisce e si erge a gran pedagogo collettivo distruggendo le vite delle persone.

Il doppio standard, ancora una volta, non riguarda sull’essere di centro, di destra o di sinistra, ma appartenere o meno alla casta di privilegiati che si approfitta di chi sta in basso.

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