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Un incontro di ribellioni

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Il passaggio dal ripiegamento alla rottura dell’assedio mediatico e militare-poliziesco che subiscono tutti i movimenti nel mondo è un momento decisivo per l’immediato futuro. Raúl Zibechi lo sottolinea, a proposito del viaggio che porterà in Europa in estate un notevole numero di persone dal Messico: le zapatiste e gli zapatisti, rappresentati del Consiglio indigeno di Governo e del Fronte dei Popoli in Difesa dell’Acqua e della Terra degli Stati di Morelos, Puebla e Tlaxcala.

Di Raul Zibechi

Una coraggiosa, impegnativa e straordinaria sfida, anche (ma naturalmente non solo) alle attuali limitazioni della libertà di movimento, per rafforzare e moltiplicare le resistenze in ogni luogo che richiede rispetto e ascolto reciproci. Abbiamo un gran bisogno di nuove forme di resistenza e ribellione capaci di fermare quella che in Chiapas chiamano Quarta guerra mondiale, che è anche la conquista di territori per spopolarli e distruggerli, per ricostruirli secondo le esigenze dell’accumulazione di capitale. Le zone in conflitto coincidono, in America Latina ma anche in Europa, con le zone dove ci sono molti beni comuni da estrarre, il che ci fornisce una mappa precisa di questa guerra in corso.

 

Centinaia di gruppi in tutta Europa stanno concordando di organizzare l’accoglienza per un tour dei membri dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, del Congresso Nazionale Indigeno – Consiglio Indigeno di Governo (CNI-CIG) e del Fronte dei Popoli in Difesa dell’Acqua e della Terra di Morelos, Puebla e Tlaxcala, nella seconda metà di quest’anno.

Sono migliaia i militanti e gli attivisti dei più diversi settori e identità che si stanno unendo a sostegno dell’iniziativa lanciata mesi fa dal neo-zapatismo messicano. Nel primo di sei comunicati, nell’ottobre 2020, gli zapatisti sottolineano che, nonostante la repressione e i crimini del sistema, “è di nuovo tempo che i cuori danzino, e che la loro musica e i loro passi non siano quelli del lamento e della rassegnazione”.

Il passaggio dal ripiegamento alla rottura dell’assedio mediatico e militare-poliziesco che subiscono tutti i movimenti nel mondo è un momento decisivo per l’immediato futuro. Tutti i dati di cui disponiamo indicano che l’1% dei più ricchi del pianeta sta cercando di sfruttare la pandemia per imporre una sconfitta di grandi proporzioni a chi sta sotto.

Come ha sottolineato il filosofo italiano Giorgio Agamben, l’epidemia offre il pretesto per imporre la sospensione delle garanzie costituzionali attraverso gli stati di eccezione, dal momento che l’argomento del terrorismo appare logoro e non è più credibile. Il distanziamento sociale completa le misure con le quali si intende soffocare ogni resistenza da parte di chi è colpito dal modello, di coloro che sobran (che sono di troppo, ndt) nel linguaggio zapatista.

Nella sua analisi su quella che considera la Quarta Guerra Mondiale del capitale contro i popoli, l’EZLN insiste nel «non confondere la resistenza con l’opposizione politica», che si oppone solo a un governo ma non al sistema (vedi “Le sette tessere ribelli rompicapo mondiale ”, giugno 1997).

In quel lavoro, il compianto subcomandante Marcos sottolinea che il neoliberismo mira a “sbarazzarsi di tutti coloro che non hanno posto nella sua nuova divisione del mondo”. Non siamo di fronte a una guerra tra Stati, ma piuttosto alla conquista di territori per spopolarli e distruggerli, per ricostruirli secondo le esigenze dell’accumulazione di capitale.

Nella sua analisi, Marcos conclude che “le guerre del XXI secolo saranno contro coloro che vorranno essere diversi” (“Quali sono le caratteristiche della quarta guerra mondiale?”, 20 novembre 1999). Tutte le differenze sono comprese: di colore della pelle, genere e opzione sessuale, nazione e nazionalità e di tutti coloro che vogliono semplicemente rimanere diversi o hanno bisogno di esserlo per non scomparire come popoli.                

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Alcuni di essi sono nemici del capitale semplicemente per il fatto di vivere sopra riserve di acqua, petrolio o uranio. Il capitale ha bisogno di mandarli via per continuare a convertire i beni naturali in merce. Stiamo affrontando una guerra mondiale di espropriazione. Le zone in conflitto coincidono, in America Latina ma anche in Europa, con le zone dove ci sono molti beni comuni da estrarre, il che ci fornisce una mappa precisa di questa guerra in corso.

Abbiamo un’analisi abbastanza adeguata di ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi. Ciò che ci manca sono nuove forme di resistenza capaci di frenare la nuova guerra mondiale, poiché i vecchi modi di fare politica hanno mostrato i loro limiti, se non il loro fallimento.

Dopo il governo di Syriza in Grecia e i governi progressisti in America Latina, sembra imperativo cercare nuove strade per continuare a tenere alta la bandiera della trasformazione mondiale e gli obiettivi delle rivoluzioni sociali. Proseguire lungo il percorso istituzionale non sembra la scelta più opportuna in quest’ora decisiva per l’umanità.

Il tour zapatista si inscrive in una direzione differente, cerca l’incontro tra chi in basso sta a sinistra. Si tratta di un momento di incontro per conoscerci, accettare i nostri diversi modi e forme di camminare e cambiare il mondo. Per rafforzare e moltiplicare le resistenze in ogni luogo.

Gli zapatisti e le zapatiste non credono necessario formare apparati gerarchici con leader permanenti e grandi strutture, ciò che finisce per riprodurre il mondo che si intende combattere e trasformare. Immagino che questo possa essere un punto di disaccordo nelle nostre fila, tra quelli di noi che rifiutano il capitalismo, il patriarcato e il colonialismo. Può quindi essere un buon momento per riflettere, fare il punto e illuminare nuovi passi.

La grande sfida per quelli di noi che puntano su questo percorso non istituzionale consiste nello stabilizzare e creare spazi di incontro permanenti, cosa che raramente abbiamo raggiunto. Rimanere organizzati e attivi nel tempo, metterci in relazione in modo orizzontale tra organizzazioni e persone, è una grande sfida che richiede ascolto e rispetto reciproci.

Forse i sette principi dell’EZLN e del CNI possono servire da riferimento in questo processo di costruzioni collettive: servire e non servirsi, costruire e non distruggere, rappresentare e non soppiantare, convincere e non vincere, obbedire e non comandare, stare in basso e non stare sopra, proporre e non imporre.

Non è una semplice ricetta per il lavoro collettivo, ma sono possibili modi per rispettare le differenze e, anche con esse, continuare a condividere spazi e camminare spalla a spalla. Non sarà facile. Una nuova cultura politica non nasce per magia, dalla notte al giorno, né dal semplice sforzo di alcune persone. Richiede molto tempo, un lavoro sugli ego individuali e collettivi in modo che essi non siano di ostacolo, richiede cioè di andare controcorrente rispetto alla cultura individualistica proposta dal capitalismo.

Questo testo è un invito a coinvolgersi nel tour zapatista, ma soprattutto a condividere lo spazio-tempo con persone con le quali non la pensiamo esattamente allo stesso modo, che non coincidono con noi, o non ci piacciono per i motivi più diversi. Imparare a convivere con persone diverse non è una passeggiata in montagna in un giorno di primavera. È un impegno arduo di resistenza, essenziale per sopravvivere a un sistema che ha messo in un angolo quelli di noi che sono di troppo.

Fonte: Naiz

Traduzione: Antonio Lupo

 

I SEI COMUNICATI CHE ANNUNCIANO

IL VIAGGIO NEI CINQUE CONTINENTI

Una montagna in alto mare. Sesta parte

Lo sguardo e la distanza dalla porta. Quinta parte

Memoria di ciò che sarà. Quarta parte

La missione. Terza parte

Il bar. Seconda parte

Una dichiarazione per la vita. Prima parte

Da Comune.info

 

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