Covid, quarantena e salute psicologica

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A quasi un mese dall’inizio dell’isolamento e della coabitazione forzata per l’emergenza Covid-19, i costi psicologici delle persone iniziano ad emergere e probabilmente diventeranno il tema centrale per la salute nel prossimo futuro.

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La limitazione delle libertà personali e collettive portano a frustrazione, noia, isolamento ma anche paura, rabbia, insonnia e difficoltà di concentrazione. Nella nostra epoca di certezze e controllo, questa condizione crea timore di un male invisibile; a tratti si è increduli e si rifugge l’idea del pericolo, in altri la concretezza del virus si fa reale e subentrano meccanismi psicologici di difesa, a volte più adattivi, a volte meno, funzionali a non essere sopraffatti dall’angoscia. Succede così che si amplificano le nostre fragilità; nel breve potrebbe rilevarsi un aumento dei disturbi depressivi, dell’ansia e del disturbo post-traumatico da stress.                  

Gli effetti della quarantena si possono generare dalla perdita della routine, dalla percezione e la paura delle conseguenze dell’epidemia, dalla riduzione dei contatti sociali e fisici, dal senso di oppressione all’interno di spazi limitati, dall’insicurezza del futuro. In molti saranno i parenti delle vittime di Covid-19 impossibilitati a dare l’ultimo saluto ai propri cari. E poi ci possiamo ammalare…

Stiamo vivendo una condizione di stress cronico durante la quale occorre tollerare le restrizioni, le ricadute a breve ed a lungo termine ci saranno; naturalmente non per tutti! Anche il disagio psicologico-psichiatrico è suscettibile delle variabili di classe ed è per questo che i soggetti più fragili sono quelli più a rischio e meno forniti di risorse (economiche, culturali, sociali) per superare le difficoltà di questa condizione che da materiale sviluppa in psicologica disturbante. Trattandosi di disagio mentale complesso, derivante da molteplici fattori, sia personali che ambientali, non è univoco né semplice. Rimanendo sul generico possiamo fare una previsione diagnostica di PTSD (Postraumatic stress disorder) “la condizione di stress acuta che si manifesta in seguito all’esposizione a un evento traumatico”.

Le persone affette da PTSD manifestano difficoltà al controllo delle emozioni, irritabilità, rabbia improvvisa o confusione emotiva, depressione e ansia, insonnia, ma anche la determinazione a evitare qualunque atto che li costringa a ricordare l’evento traumatico. Un altro sintomo molto diffuso è il senso di colpa, per essere sopravvissuti o non aver potuto salvare altri individui. Dal punto di vista più prettamente fisico, alcuni sintomi sono dolori al torace, capogiri, problemi gastrointestinali, emicranie, indebolimento del sistema immunitario. 

Lo stato patologico si muove sulla doppia concatenazione tra la corporeità, lo psichismo e il pensiero: il trauma produce un eccesso di attivazione nel sistema limbico (coinvolto sia nella risposta allo stress che nel panico) e una serie di alterazioni neurochimiche dei recettori che modulano l’ansia. Gli attacchi di panico che insorgono dopo il trauma rappresentano appunto delle risposte di paura che le persone continuano a emettere anche dopo anni rispetto all’evento scatenante.

La depressione dopo il trauma si presenta spesso in comorbilità con il PTSD, tanto che i due disturbi sono concettualizzati come un unico costrutto sintomatologico prodotto dallo stress traumatico o come due indipendenti conseguenze psicopatologiche al trauma che, comunque, interagiscono fra loro.

E’fondamentale pensare a nuove forme di solidarietà e vicinanza con cui ricreare il tessuto relazionale, perché gli effetti dannosi creati da questo periodo di quarantena della normale vita sociale saranno enormi per tutt*. Per adesso vediamo aumentare il numero dei TSO e dei suicidi che dimostrano l’incapacità del sistema a supportare i cittadini con vulnerabilità psicopatologica. Ad oggi il governo si riempie la bocca nel riconoscere il bisogno di un intervento psicologico per la comunità per superare il momento, ma non sta prevedendo adeguate risorse all’ambito professionale di cura psicologica; è un cambiamento politico-culturale che deve essere fatto sulla salute pubblica che non trascuri quella psicologica.

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