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Certi amori non finiscono… polizia e fascisti a caccia di soldi facili

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Mentre i giornali scoprono il savoir faire di Roberto Spada e si slanciano in iperboli per descrivere Nuova Ostia (come al solito il più stupido è Saviano che la paragona a Corleone), passa sottotraccia l’arresto di una banda di rapinatori, tra i quali compaiono un nome “pesante” dell’estrema destra romana e un poliziotto. Il nome pesante è quello di Corrado Ovidi : una vita a cavallo tra la criminalità, le curve dell’olimpico e l’estrema destra in quel crocevia che è per questi ambienti il quartiere San Giovanni negli anni ‘90. La collaborazione di un poliziotto è un fatto molto più ricorrente di quello che gli encomi alle forze dell’ordine possano far pensare.

La rapina “attesa”

Ieri a Villa Adriana di Tivoli la polizia sventa una rapina a un istituto di credito probabilmente grazie a una soffiata. I rapinatori, da quello che dicono i curricula individuali, sono del mestiere e sono organizzati per fare un lavoro pulito: hanno una radio sintonizzata sulle frequenze della Polizia e un membro della banda con una lunga carriere in divisa.
Nonostante questo, non riesce a fuggire nessuno: vengono fermati un secondo prima di entrare in banca e anche i due rapinatori che dovevano aspettare in macchina vengono fermati dopo pochi metri di fuga da ulteriori volanti dislocate nelle vicinanze. La dinamica dei fatti sembra suggerire che la polizia li stava aspettando.

Manuel e Corrado

Dal messaggero brescia roma

Il nome illustre tra gli arrestati è quello di Corrado, uno dei due fratelli Ovidi, esponenti di punta di una generazione di militanti di estrema destra che a metà anni’90 scelse la strada della criminalità rinnovando l’egemonia nella branca delle rapine a mano armata costruita dalla galassia di ex Nar già negli anni’80.
La biografia è scandita dalle tappe che segnano la storia di quell’ambiente: la militanza nella sede di via Domodossola nelle fila di Movimento Politico, gli scontri nel’94 a Brescia-Roma con l’opposta fazione (gruppo ultras che per anni avrà come punto di ritrovo via Gallia), le rapine in banca.
Un ambiente da cui viene fuori anche Daniele De Santis, l’assassino di Ciro Esposito, i fratelli Giannotta figli del “reggente” della sezione di Acca Larentia, Manuel Ovidi (attualmente detentuo) e Tatiana Ovidi compagna di Giuliano Castellino (leader romano di Forza Nuova).

Questo ambiente diventa egemone nel corso degli anni 90 nelle due curve dell’olimpico e molto influente nel mondo della criminalità romana. Un ambiente che di fatto costituisce la garanzia all’agibilità politica dell’estrema destra cittadina che, infatti, esprime più volte la sua riconoscenza. In particolare è la giunta Alemanno a contraccambiare il sostegno ricevuto assumendo molti di questi personaggi nelle aziende municipali.

Nemica banca? Amico poliziotto

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Nonostante la retorica ribellistica, l’ostentato odio per le divise blu e la sbandierata mentalità la collaborazione tra questi personaggi e le forze dell’ordine è tutt’altro che un’eccezione. Il caso più eclatante è sicuramente quello di Carminati che organizza il famoso furto alle cassette di sicurezza del tribunale di Roma con tre carabinieri e che per anni avrà a disposizione poliziotti “affascinati dalla sua figura”, che lo avvertiranno in tempo delle indagini a suo carico.
E’ curioso come nel processo Mafia Capitale siano scomparsi completamente i riferimenti ai collaboratori in divisa del cecato e come nessuno si sia premurato di capire chi fossero i due uomini che il 4 ottobre del 2012 scesero da un Alfa 156 con la targa della polizia per mettere in guardia Carminati sulle indagini a suo conto. Due uomini che presumibilmente sono tutt’ora in servizio in Questura.
La Questura di Roma in questi anni è stata più volte coinvolta in inchieste in cui affiorano condotte extralegali degli agenti. La vicenda più eclatante è senza dubbio quella della banda di 4 poliziotti che rapinava ville fingendosi finanzieri. Anche in questo caso si tratta di una tradizione che ha le sue radici negli anni ’70 con le gesta della famigerata banda di Agostino Panetta.
In queste ore in cui il legame tra gli Spada e Casapound è sulle bocche di tutti nessuno sembra ricordarsi che ad aiutare la famiglia gitana nella sua ascesa criminale è stato anche il commissario di Polizia Antonio Franco. Il clan avrebbe ricambiato i favori del poliziotto, oltre che con i proventi dei video poker, mettendogli a disposizione un appartamento per i suoi incontri privati con Silvia Gonfloni, sua compagna e direttrice di “il Quotidiano del litorale”, che nel 2016 usò le proprie pagine per sostenere Casapound alle elezioni comunali.
Se di chi accende un fumogeno a un corteo sappiamo rapidamente anche il gruppo sanguigno, di queste storie i giornali riportano al massimo qualche trafiletto.

Oltre i complotti, oltre l’invocazione dello stato

spada piazza gasparri

Questa digressione che mischia fatti diversi e vicende poco paragonabili tra loro non intende costruire la base per chissà quali ipotesi dietrologiche. La tesi di chi scrive è che, a questo livello di analisi, non è decisivo ricostruire se queste contiguità ambientali siano il frutto di una strategia ordita dai servizi segreti o se invece si tratti di una semplice convergenza di interessi tra esponenti di mondi diversi.
A questo livello ci basta affermare che questa promiscuità tra criminali, membri delle forze dell’ordine ed estrema destra esiste e che, da una parte, ha garantito all’estrema destra l’agibilità politica in diversi contesti e, dall’altra, che la criminalità non è cresciuta nell’assenza delle istituzioni, ma piuttosto grazie alla presenza e con la collaborazione di poliziotti e amministratori locali.
Per questo ci sentiamo di condividere, in queste ore di invocazioni dello stato e della legalità, quanto scritto da Stefano Portelli su NapoliMonitor due anni fa.

“Il disastro per le periferie non è l’abbandono. Nell’abbandono prosperano le attività criminali, ma anche autogestione e mutuo supporto. Gli spazi lasciati liberi dal controllo istituzionale permettono un certo grado di gestione collettiva del territorio, che in alcuni casi può riuscire anche a controllare, o a contenere, la diffusione della criminalità e della droga. Il disprezzo, invece, è il sistematico supporto delle istituzioni alle forze più antisociali e predatorie della città, che usano a proprio vantaggio i bisogni dei settori più deboli, e che quindi desiderano che i loro problemi non siano mai risolti. “

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