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La rivolta di Corso Traiano

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Il 3 luglio 1969, in Corso Traiano a Mirafiori una nuova epoca di lotte sociali vede la sua alba. Un’epoca che per vent’anni si allaccerà a doppio filo alla storia italiana e ne cambierà completamente le destinazioni.

Il 3 luglio 1969 in Corso Traiano inizia a sorgere un modo di intendere le lotte svuotate dal vertenzialismo, slegate dal sindacato e finalmente realmente autonome.

Il 3 luglio arriva dopo più di 50 giorni di lotta, la primavera di Mirafiori inizia l’11 aprile ’69 con il primo sciopero interno da 20 anni per protestare contro l’uccisione di due lavoratori da parte della polizia di Battipaglia. Il 13 maggio i lavoratori prolungano lo sciopero indetto dal sindacato di un’ora in maniera autonoma e ne allargano la piattaforma rivendicativa. Durante i mesi seguenti la lotta coinvolge tutta la Mirafiori ed inizia ad allargarsi agli altri stabilimenti. Iniziano a radicarsi sempre di più strutture assembleari e metodi organizzativi autonomi.

In questo incredibile laboratorio iniziano a radicarsi gli elementi che porteranno alla giornata del 3 luglio. In tale data il sindacato convoca uno sciopero generale sulla questione della casa per cercare di riprendere la propria egemonia sulle lotte in corso. Data questa occasione l’assemblea operai-studenti (organismo nato appunto dall’autorganizzazione) decide di costruire un corteo dal basso e lancia il ritrovo davanti alla porta 2 di Mirafiori. Altri devono arrivare dal Lingotto e altri ancora da Nichelino. La polizia attacca il corteo prima ancora che parta con una forza spropositata. I lavoratori si ricompattano a poche centinaia di metri in Corso Traiano. Qui iniziano a costruire le barricate su cui apparirà per la prima volta lo slogan “Cosa vogliamo? Vogliamo tutto”. Intanto la gente del quartiere inizia ad affluire in massa per dare man forte ai manifestanti ed iniziano le sassaiole a cui la polizia risponde con un fittissimo lancio di lacrimogeni. Gli scontri ormai comprendono tutto il quartiere di Mirafiori e alle 17 “Corso Traiano è […] completamente in mano ai dimostranti, comincia ad imbrunire e si diffonde il rumore del martellare ritmico delle pietre che i dimostranti battono sull’acciaio dei pali dei lampioni” (da Il giorno più lungo. La rivolta di corso Traiano di D. Giachetti).

La polizia riconquista la zona lentamente fino a serata e si rende colpevole di violenze inaudite contro tutta la popolazione, dai giovani agli anziani. La battaglia continua fino all’alba spostandosi verso Nichelino dove gli operai continuano ad ergere strenuamente barricate. Il bilancio della giornata sarà di 200 fermati, 29 arresti e un centinaio di poliziotti feriti.

Riportiamo adesso il volantino dell’assemblea operai-studenti dopo gli avvenimenti del 3 luglio e un commento “40 anni dopo” scritto da noi nel luglio del 2009:

LA LOTTA CONTINUA Era sciopero ieri a Torino. Uno sciopero simbolico nelle intenzioni dei sindacati: un comizio qua, una raccolta di firme là, e basta. Ma per gli operai era una giornata di lotta vera, un’occasione per portare la lotta anche fuori dalla fabbrica, per unire l’esperienza dei cinquanta giorni di lotta a Mirafiori a quella degli altri operai, della popolazione dei quartieri, degli studenti.

E’ di questa lotta, della sua capacità di continuare e di rafforzarsi, che Agnelli e il suo governo hanno paura.

Alle tre di pomeriggio migliaia di operai e studenti si uniscono davanti A Mirafiori per partire in corteo. Poliziotti e carabinieri – schierati a migliaia fin dalle cinque di mattina – vengono scatenati contro di loro, senza preavviso e senza motivo. Manganelli, calci di fucile, bombe lacrimogene, arresti: non manca niente. Gli operai reagiscono. Il corteo si forma di nuovo e parte. In Corso Traiano nuove cariche della polizia, ancora più violente. Si pesta alla cieca, dagli scioperanti agli abitanti del posto, ai ragazzini. Ma la violenza bestiale dei padroni non fa paura: la risposta è la violenza sacrosanta degli sfruttati. Ai fucili, ai manganelli, ai lacrimogeni e ai caroselli si risponde con le barricate, con il fuoco e con le pietre. Sono gli operai, i giovani e i ragazzi del quartiere, le donne e gli studenti. Sanno che è ora di mandare al diavolo i padroni e chi li difende, e sanno di averne la forza. Poliziotti e carabinieri, questi eroi capaci di picchiare a sangue un ragazzino solo – com’è successo ieri – scappano. Lividi dalla paura.

Arrestano vigliaccamente gente isolata, come al solito. Ne porteranno in questura più di 150, nella stragrande maggioranza giovani operai.

In Corso Traiano e nelle strade vicine la lotta dura per sei ore. E intanto scoppia in altri punti della città con la stessa forza: in Piazza Bengasi, a Nichelino, in Corso Moncalieri.

E’ la prova dell’unità e della solidarietà operaia: ed è la prova della maturità che la lotta ha raggiunto a Torino, rovesciandosi dalla fabbrica su tutta la città.

Uno a uno gli strumenti con cui i padroni ci controllano vanno a farsi fottere. In fabbrica è finito il tempo di ricatti di guardioni e capi, e degli imbrogli dei sindacati. Fuori è finito il tempo della paura della polizia, o delle menzogne dei giornali e della radio (oggi abbiamo visto tutte le menzogne dei giornali, dalla “Stampa” a “L’Unità”). La nostra lotta si rafforza, si organizza, si estende, a Torino come in tutta Italia. E’ questo che mette in crisi il governo dei padroni, e li costringe a fare i duri. Ma dietro quel ghigno duro c’è una smorfia di paura, come sulle facce dei poliziotti di ieri. Noi ieri abbiamo imparato una cosa importante: che la forza è dalla nostra parte e che possiamo vincere. Non da un giorno all’altro certo, ma con una lotta lunga e continua. La giornata di ieri ha segnato in questa lotta una tappa fondamentale. Ora andiamo avanti:

1- Intensificando la lotta all’interno della fabbrica, iniziandola dove ancora non si è aperta. Contro le truppe dei sindacati e padroni, per le nostre richieste:

* rilascio degli arrestati, ritiro dei licenziamenti;

* aumenti salariali forti e uguali per tutti e abolizione delle categorie;

* siamo e vogliamo essere uguali;

* lotta contro i ritmi bestiali e gli straordinari.

2- Collegandoci con i compagni delle altre fabbriche e con la popolazione dei quartieri proletari, quella stessa che già ieri ha saputo unirsi per rispondere all’aggressione poliziesca.

LA LOTTA CONTINUA

In fabbrica ci siamo noi e non i poliziotti, e magari li mandassero dentro a provare cosa vuol dire lavorare alle linee. Ci siamo noi, con le nostre armi, dallo sciopero, all’assemblea, al corteo.

RENDIAMO PIU’ DURA E GENERALE, SUBITO, LA LOTTA IN FABBRICA IN TUTTE LE FORME POSSIBILI.

RIUNIAMOCI TUTTI, PIU’ NUMEROSI CHE MAI, NELLA GRANDE ASSEMBLEA OPERAI E STUDENTI DEL SABATO POMERIGGIO, ALLE 16.00 A PALAZZO NUOVO DELL’UNIVERSITA’ (VIA SANT’OTTAVIO 8, ULTIMA TRAVERSA A SINISTRA DI VIA PO, PRIMA DI PIAZZA VITTORIO). L’ASSEMBLEA SETTIMANALE E’ LO STRUMENTO PIU’ IMPORTANTE DELLA NUOVA ORGANIZZAZIONE PROLETARIA CRESCIUTA NELLE GRANDI LOTTE DI QUESTI MESI, GLI OPERAI DELLE DIVERSE FABBRICHE, GLI STUDENTI, GLI ABITANTI DEI QUARTIERI POPOLARI, SOPRATTUTTO I GIOVANI, DEVONO PARTECIPARE TUTTI.

cicl. in proprio 4 luglio 1969, operai e studenti

 

 

3 LUGLIO 1969, 40 ANNI FA LA RIVOLTA DI CORSO TRAIANO A TORINO A quarant’anni da Corso Traiano, vogliamo non celebrare una ricorrenza, ma mettere in evidenza un fatto storico di enorme importanza per la nostra città e per le lotte sociali nel loro complesso. Il 3 luglio 1969 è l’atto della riscossa operaia, la resistenza di una periferia nata e cresciuta in nome e per conto della Fiat, la comparsa dell’operaio massa, la sconfitta del sindacato e la nascita delle organizzazioni extraparlamentari degli anni 70. Corso Traiano apre un ciclo di lotte che si svilupperanno negli anni 70, agli stessi cancelli di Mirafiori, vedendo crescere la classe operaia fino al suo punto di forza più elevato. Mirafiori è il teatro sociale e politico di una nuova figura operaia, quella dell’operaio massa, generalmente immigrato dal sud, non qualificato che rompe la tradizione torinese dell’operaio specializzato, di cultura PCI, fortemente inquadrato nel sindacato, con una tradizione lavorista che lo ha sempre portato a rivendicare diritti in base alle proprie capacità produttive. L’operaio massa spazza via questa figura, relegandola ad una nicchia in fabbrica, e proprio nella Torino modellata per nome e per conto della Fiat, quella che “non affitta case a meridionali”, questa nuova figura pone sul piatto del conflitto tutto, mettendo in crisi, quel sistema di contrattazione e di gestione che il sindacato era diventato per i movimenti operai. Basta mere rivendicazioni professionali, le lotte dell’operaio massa nascono libere, slegate da qualsiasi imbrigliamento del connubio capitale-sindacato, e danno vita a nuove pratiche del conflitto, che si adattano al presente, che sono realmente incisive contro il nuovo assetto del capitale, mettendolo decisamente in crisi. Il “Vogliamo Tutto” del romanzo di Nanni Ballestrini è la piattaforma di uomini e donne che iniziano, insieme alle prime forme dell’Autonomia, a parlare di rifiuto del lavoro, fabbrica sociale, di qualità della vita di bisogni sociali. La lotta alla Fiat diviene la scuola per tutti i compagni e le compagne che mirano ad una trasformazione radicale dell’esistente. La rivolta di corso Traiano esemplifica tutto ciò, nel giorno di una manifestazione slegata ed in conflitto con il sindacato, militarizzata dalla Questura di Torino, che vuole portare nel cuore della metropoli le lotte della fabbrica, si sviluppa uno dei momenti più alti nel conflitto cittadino, dopo quelle di piazza Statuto del 1963, vedendo Mirafiori e la prima periferia torinese, ingaggiare la battaglia con le autoblindo fino a tarda notte. Una rivolta dispiegata: dalle strade ai balconi dei palazzi, da corso Traiano a Nichelino, gli scontri si moltiplicano e le forze dell’ordine sono costrette a riparare in difesa, rispetto a quella che sarà la forza del conflitto operaio e sociale. 1969, Corso Traiano e lotta di “massa” Uno a uno gli strumenti con cui i padroni ci controllano vanno a farsi fottere. In fabbrica è finito il tempo di ricatti di guardioni e capi, e degli imbrogli dei sindacati. Fuori è finito il tempo della paura della polizia, o delle menzogne dei giornali e della radio…La nostra lotta si rafforza, si organizza, si estende, a Torino come in tutta Italia. E’ questo che mette in crisi il governo dei padroni, e li costringe a fare i duri. Ma dietro quel ghigno duro c’è una smorfia di paura, come sulle facce dei poliziotti di ieri. Noi ieri abbiamo imparato una cosa importante: che la forza è dalla nostra parte e che possiamo vincere. Non da un giorno all’altro certo, ma con una lotta lunga e continua. La giornata di ieri ha segnato in questa lotta una tappa fondamentale.

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