Bruxelles, corteo contro le violenze della polizia, stato d'emergenza e razzismo istituzionale. Intervista al portavoce della Coordination des sans papiers

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Giovedì 15 marzo, centinaia persone sono scese in piazza a Bruxelles contro la repressione di Stato e le violenze della polizia. La manifestazione, convocata dalla campagna "Stop Repression" che raccoglie diversi soggetti attivi nella lotta alla repressione, è giunta alla sua settima edizione. Negli ultimi anni la mobilitazione sul tema ha conosciuto una sostanziale crescita, in particolare dopo l’implementazione di politiche securitarie da parte del governo belga e lo stato d’emergenza ancora in vigore dopo gli attentati del marzo 2016.

Le misure adottate con il pretesto della lotta al terrorismo hanno causato diverse conseguenze, tra cui decadenza della cittadinanza belga per i cittadini con doppia nazionalità; spiegamento di 1800 militari nelle principali città del paese; estensione della detenzione preventiva da 24 a 48 ore; chiusura di numerose associazioni musulmane; oltre 100.000 controlli domiciliari nel solo periodo marzo 2016 - marzo 2017, principalmente nei 4 comuni di Bruxelles interessati dal “Plan Canal”, il piano straordinario di prevenzione al terrorismo, con particolare accanimento su Molenbeek. Il 29 aprile 2017 il governo ha approvato la cosiddetta “legge delle deportazioni”, che permette di espellere "stranieri", anche legalmente residenti in Belgio, anche nati qui o con un figlio belga, con la vaga motivazione di rappresentare una minaccia per l'ordine pubblico. L'11 novembre 2017, dopo la qualificazione del Marocco ai mondiali di calcio, i tifosi marocchini, scesi nelle strade del centro per festeggiare, sono stati attaccati dalle forze dell’ordine, cui è stata opposta una forte resistenza. Come al solito, a contatto con le comunità migranti, la polizia ha provocato una folla già logorata da atti quotidiani di razzismo, ingiustizia e ghettizzazione. Per le strade della città ogni giorno sono evidenti le disparità di trattamento nei confronti dei non-bianchi e la razzializzazione della repressione. La “pulizia” di Molenbeek e di altri luoghi scomodi per la politica belga è il leitmotiv del Ministro degli Interni Jambon e del sottosegretario all’immigrazione Francken, entrambi esponenti del partito nazionalista fiammingo di estrema destra N-VA (Nieuw-Vlaamse Alliantie, Nuova Alleanza Fiamminga).

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Quest’anno ha avuto particolare rilevanza la questione dei sans papiers, la cui repressione negli ultimi due anni ha assunto i tratti di una vera e propria persecuzione. Retate, rastrellamenti, espulsioni sono ormai all’ordine del giorno, come abbiamo già scritto qui.

In questo clima repressivo, i sans papiers continuano ad organizzarsi per lottare contro la criminalizzazione dei migranti in soggiorno irregolare, contro la repressione ed il razzismo di Stato, contro le politiche migratorie belghe ed europee. Per tentare di elaborare una strategia comune, i sans papiers, a partire dal 2014, hanno creato la Coordination des sans papiers, nata dalla volontà di creare uno spazio autonomo di azione e discussione costituito da soli migranti senza documenti. La Coordination, ad oggi, costituisce l’organizzazione di riferimento sul tema dei sans papiers in Belgio.

Abbiamo intervistato Serge, portavoce della Coordination, in merito alla struttura della sua organizzazione, all’attuale situazione in Belgio ed alle mobilitazioni degli ultimi mesi. 

- Quando sei arrivato in Belgio e come sei diventato sans papiers?

Sono arrivato qui nel 2010 dal Congo, ho ottenuto un visto per motivi di studio valido nei due anni di università, successivamente non mi è stato riconosciuto alcuno status e dunque non mi è stato rinnovato il permesso di soggiorno. Già mentre ero studente mi sono avvicinato alla questione dei sans papiers. Ho iniziato a militare dopo pochi mesi dal mio arrivo.

- Cos’è e quando nasce la “Coordination des sans papiers”?

La coordination nasce dalle ceneri della piattaforma SP Belgique (Sans Papiers belgique), composta da collettivi di sans papiers in lotta per la regolarizzazione e da organizzazioni come associazioni, sindacati comitati che ne sostenevano le istanze. Ogni collettivo in SP era informalmente collegato ad un’associazione o un sindacato: questo creava divisioni e problematiche di convivenza senza che ci fosse un vero luogo di discussione composto da soli sans papiers. Dopo alcune spaccature che hanno portato alla conclusione dell’esperienza della piattaforma SP Belgique, i sans papiers appartenenti ai vari collettivi hanno deciso di creare, nel 2014, la “Coordination de sans papiers de Belgique”. La Coordination è una nuova entità federatrice dei vari collettivi che risponde all’esigenza di avere uno spazio di coordinamento”non misto” e autonomo dalle realtà di sostegno, le quali sono invece riunite nella “Plateforme de Soutien”. Ogni collettivo ha tutt’ora le proprie particolari rivendicazioni, mentre la Coordination é principalmente focalizzata sulla regolarizzazione di tutti i sans papiers residenti in Belgio. La Coordination ad oggi è il principale interlocutore sulla questione sans papiers in Belgio.

- La Coordination è formalmente riconosciuta? Come siete organizzati?

La Coordination non è formalmente riconosciuta a livello giuridico, ma è una realtà strutturata e tutti sono a conoscenza della sua esistenza, comprese le istituzioni. La Coordination appare pubblicamente, convoca presidi e manifestazioni, supporta l’occupazione di edifici e ha interlocuzioni con tutta la galassia politica belga. Ogni collettivo sceglie un rappresentante da inviare alle riunioni, che si svolgono una volta a settimana. Il rappresentante costituisce il ponte di collegamento tra il suo collettivo e la Coordination, sia in un verso che nell’altro. Partecipano anche delle individualità, non necessariamente legate a collettivi. Non esiste un presidente, bensì dei portavoce che cambiano di situazione in situazione, a seconda della necessità si decide collettivamente chi è più appropriato per l’occasione. Sebbene la composizione sia essenzialmente maschile, esistono anche due collettivi di donne, femmes sans papiers e femmes latinas.

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-La Coordination organizza anche occupazioni abitative per i sans papiers?

 No, la Coordination in quanto tale no, ma i suoi collettivi interni si. Qui in Belgio è molto diffusa la pratica di occupare stabili vuoti che possano ospitare i sans papiers. Fino a qualche anno fa quasi tutti i collettivi avevano una loro occupazione, al momento attuale su Bruxelles ci sono 4 stabili occupati con questo scopo. Tuttavia, sta diventando sempre più difficile sia aprire dei tavoli con le istituzioni dopo le occupazioni, sia impedire i rastrellamenti della polizia in questi luoghi. Il 5 ottobre 2017 é stata approvata in Belgio la legge antisquat, che criminalizza gli le occupazioni abitative ed istituisce il reato penale di effrazione e di occupazione di stabili vuoti e abbandonati. Le forze di polizia non hanno neanche più bisogno del mandato di perquisizione per entrare in questi edifici.

 

- Com’è organizzato il sostegno, la “Plateforme de Soutien” (Piattaforma di sostegno)?

 

La “Plateforme de Soutien” è esterna alla Coordination e si riunisce una volta al mese, salvo emergenze. Ne fanno parte collettivi, sindacati, associazioni. E’ il principale luogo di coordinamento tra la Coordination e le organizzazioni di sostegno. A queste realtà viene principalmente richiesto un sostegno logistico e finanziario, poiché la Coordination non ha risorse proprie. Chiaramente siamo consapevoli che questo rapporto possa determinare problematiche di perdita d’autonomia o divergenze tra vari gruppi, ma cerchiamo di gestire questo aspetto per raggiungere gli obiettivi e al contempo mantenere la nostra autonomia decisionale. Dovrebbe servire anche come piattaforma di pressione politica, ma ad oggi il loro contributo non è sostanziale: non si riesce mai a produrre una vera rottura, bensì prevale una dinamica di compatibilità. Lo stesso vale per la “Plateforme citoyenne”, un’ampia piattaforma creatasi pochi anni fa.

- Cos’è la “Plateforme citoyenne”(Piattaforma Cittadina), che è stata tra le protagoniste delle mobilitazioni di massa sul tema dei migranti negli ultimi tempi?

 

Nel 2015, con la crisi dell’accoglienza in Belgio e lo sgombero di Calais, si è creato l’accampamento a Parc Maximilien su iniziativa della Coordination: i richiedenti asilo, principalmente siriani, afghani, iraqeni, si sono accampati di fronte all’ufficio immigrazione. La rivendicazione unitaria con i sans papiers era quella della regolarizzazione per tutti, attraverso lo slogan “i richiedenti asilo di oggi sono i sans papiers di domani”. Da lì si è attivata una mobilitazione cittadina ed è nata la Platforme citoyenne, una rete di sostegno umanitario e solidarietà che ad oggi conta più di 150 sigle associative, ong, comitati di vario genere. La loro presenza, tuttavia, ha causato più di qualche problema. Dopo poco tempo si è rotta l’unità di lotta tra sans papiers e richiedenti asilo, i quali, spinti dalle organizzazioni della Plateforme citoyenne focalizzate su una prospettiva concertativa ed assistenzialista, hanno optato per un approccio più morbido senza collaborare con chi si trova già in una situazione di illegalità, come i sans papiers. Si è creata una paradossale dialettica “migrante buono – migrante cattivo”, che come potete ben immaginare ha effetti devastanti in un contesto così delicato, tant’è che la Coordination ha dovuto abbandonare l’accampamento. Dopo un periodo di inattività, la piattaforma si è rilanciata nel 2017 con la nuova crisi di accoglienza e le politiche securitare di Jambon e Francken, che ha determinato il recente peggioramento della situazione ed un nuovo accampamento a Parc Maximilien.

- Ad oggi quali sono i vostri rapporti con la Plateforme citoyenne e le altre organizzazioni di sostegno?

 

Negli ultimi tempi abbiamo ripreso a collaborare, soprattutto a causa della crescente repressione, della capacità di attivazione e delle risorse che ha questa piattaforma. E’ giusto affermare che, senza di loro, non sarebbero state possibili mobilitazioni e manifestazioni così ampie, con migliaia di persone, negli ultimi mesi. Tuttavia, sebbene siamo riusciti a trovare parole d’ordine e rivendicazioni comuni, continuiamo a riscontrare sempre lo stesso problema: non si riescono a portare vere istanze e pratiche di lotta e di rottura, finora queste organizzazioni non hanno mai avuto interesse a radicalizzare la mobilitazione ed uscire dallo spazio di compatibilità con i responsabili delle politiche securitarie.

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- Di recente ha destato scalpore nell’opinione pubblica la retata all’ interno dell’ASBL (il corrispondente di una ONLUS in Italia) Globa Aroma, durante una mostra, con il pretesto di controlli amministrativi. Considerando l’episodio alla luce delle altre misure governative degli ultimi mesi, pensi si sia arrivati ad un punto di non ritorno?

 

Il disegno di legge sulle visite domiciliari a sorpresa in cerca di sans papiers, i rastrellamenti quotidiani e violenti, la “legge sulle deportazioni”, le misure antiterrorismo, la repressione quotidiana, l’utilizzo di strumenti amministrativi per operazioni di persecuzione dei migranti, come avvenuto di recente alla ASBL Globa Aroma, sono solo la punta di un iceberg che ha radici nella dialettica della Fortezza Europa, dunque non solo in Belgio, e che noi denunciamo già da anni. Non va dimenticato, inoltre, che tali misure godono di un certo consenso nell’opinione pubblica belga, ancora purtroppo influenzata da uno strisciante razzismo di matrice coloniale. Dunque questi avvenimenti per noi non sono una novità, ma solo adesso la società civile si sta svegliando, probabilmente perché si sta ledendo una sfera di diritti appartenenti ad una composizione più ampia di quella dei soli sans papiers. Il punto di non ritorno è stato già raggiunto da tempo, siamo contenti che altre realtà ne stiano prendendo consapevolezza. L’unico aspetto che potrebbe mutare la situazione è la qualità e la quantità della risposta. Non ci precludiamo nessuna strada, vedremo se nel prossimo futuro riusciremo, con molteplici forme di lotta, a costringere il governo a fermare le sue politiche criminali. La guerra è appena iniziata, le battaglie da giocare saranno tante.

 

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