Allo stadio di Roma è vietato ricordare l'omicidio Aldrovandi

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Ricordate le polemiche per gli adesivi di Anna Frank con addosso le magliette della Roma? In quell'occasione, tutti si scagliarono in maniera unificata contro un gesto vergognoso, ripetendo il solito vuoto ritornello sul razzismo nelle curve, da necessità di intervento delle istituzioni e via così.

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Le dichiarazioni seguenti di Lotito sulla 'pagliacciata' da fare in riparazione di quanto avvenuto furono invece subito scordate, dato il potere in mano a uno di quelli che abbiamo descritto come il problema del calcio italiano.

Ieri però è successa un qualcosa di decisamente grave, passata sotto notizia. Ai tifosi della Spal è stato impedito di portare in curva a Roma lo striscione dove campeggia l'immagine di Federico Aldrovandi, ucciso dalla polizia a Ferrara nel 2005.

Uno striscione che allo stadio Mazza della città estense sventola sempre, vietato all'Olimpico dopo i controlli dei materiali all'ingresso da parte della Polizia. Quella Polizia che ammazzo' Aldrovandi, e che negli anni scorsi ha continuato a intimidire i genitori del ragazzo anche con provocazioni come quella del Coisp Coisp sotto il luogo di lavoro della madre Patrizia.

È evidente il perché del diniego. Si pensa che impedire allo striscione di sventolare possa mandare nell'oblio la vicenda, che getta una pessima luce sull'operato della polizia italiana così quanto fa la vicenda di Luca Fanesi, ultras pestato un mese fa fuori dallo stadio di Vicenda e uscito fortunatamente fuori dal coma farmacologico qualche giorno fa.

Ancora una volta insomma la tramite la polizia si cerca di tenere i temi scomodi a distanza dalle riprese delle pay tv. Bene hanno fatto allora i tifosi della Spal a non tifare, e a non esporre alcun altro striscione, segnalando la vergogna in corso. Se lo spettacolo va tenuto separato dalla società che lo circonda, bene è agire in modo che la contraddizione esploda.

Da parte nostra, solidarietà ancora una volta alla famiglia di Aldro, costretta all'ennesimo tentativo di ammazzare nuovamente suo figlio da parte delle istituzioni.

 

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