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Festival delle cucine popolari autogestite a Bologna:due giorni di incontri e iniziative tra fornelli e conflittualità [+ audio]

Alla plenaria introduttiva del sabato mattina han fatto seguito i primi laori dei tre taoli. Il quarto tavolo, che avrebbe dovuto approfondire il tema del legame tra alimentazione e istuzioni detentive è saltato in quanto concomitante con la manifestazione al Brennero per la libertà di movimento e contro i confini sempre più pervasivi e militarizzati imposti nell’ Unione Europea.

I temi toccati sono stati tantissimi e si sono intersecati in pressoché tutti i tavoli. Alla messa in relazione e al raffronto tra realtà anche molto differenti tra loro si è aggiunta la capacità degli organizzatori di far mantenere tensione e politicità a tutti i ragionamenti, nell’ intento di collegare le cucine ribelli e i micro-mondi solidali che si muovono nei territori sia rurarli che maggiormente urbanizzati alle lotte sociali che in questi si dispiegano e si pongono in maniera antagonista e liberogena nel confronto dei rapporti di sfruttamento e di produzione.
Non è un caso di fatto che a piccoli coltivatori e contadini lucani e siciliani, per fare un esempio, si siano espresse anche realtà di lotta come Social Log, che ha portato il suo giovanissimo percorso del corso di cucina meticcia, realizzato insieme a Eat The Rich e che mette in relazione sapori e saperi di occupanti e persone sotto sfratto originarie di tutto il mondo con chi si avvicina e solidarizza con la lotta per il diritto all’ abitare.

Il primo giorno ha visto dunque una plenaria conclusiva con tante proposte di collaborazione, condivisione tra le realtà e messa in rete delle conoscenze e delle competenze più disparate, con la consapevolezza di voler mettersi in movimento e intrecciarsi ad altri percorsi territoriali. La domenica invece ha visto l’esposizione e l’elaborazione dei prodotti delle tante realtà presenti: dal corso di cucina meticcia che ha sperimentato la collaborazione tra occupanti cinesi e la cucina emiliana della Casona di Ponticelli di Malalbergo, alle autoproduzioni e le pietanze di tante realtà contadine, fino a piatti ottenuti da prodotti raccolti nelle valli trentine, per fare un esempio.

Una giornata all’ insegna della convivialità, dove le tante realtà e i singoli interessati hanno continuato a conoscersi ribadendo la volontà di ritrovarsi in altri appuntamenti del genere in un futuro prossimo. A corollario, anche una iniziativa culturale rivolta a tutte le età con la lettura delle favole zapatiste tra mitologia, rispetto della natura e dell’uomo in quanto pari ai suoi simili.

Per tratteggiare meglio le iniziative che si sono svolte, abbiamo intervistato Stefano della Rete Eat The Rich a conclusione della due giorni:

 

 

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