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TAV tra milioni, polizia e teatrini: la farsa continua in Prefettura

Mentre si cerca di presentare una Valle pacificata, l’apparato politico-industriale a sostegno dell’opera Tav Torino-Lione si riorganizza attraverso l’ennesimo incontro in Prefettura, volto a rafforzare il controllo poliziesco del territorio e a ottenere nuovi finanziamenti pubblici. Lontano da un reale confronto con le popolazioni locali, lo Stato risponde alla determinazione della resistenza No Tav con risarcimenti alle imprese, indennizzi per chi deturpa i territori e un incremento dei presidi armati in Valsusa.

da Notav.info

Il Prefettoi Ministri Salvini (in videoconferenza) e Urso, la Vicepresidente della Regione Chiorino e il Presidente degli Industriali Gay hanno messo in scena un vero e proprio teatrino: gli imprenditori lamentano danni, le istituzioni promettono fondi e maggiore sicurezza, TELT si presenta come vittima, e il Governo rilancia con nuovi espropri e aumenti di personale. La cosiddetta Decisione di Esecuzione dell’UE, che continua a essere presentata come una svolta epocale, altro non è che un documento tecnico che formalizza quanto già in atto, confermando che i lavori si protrarranno per anni, forse decenni. Nessuna opera in via di completamento, dunque. Nessun finanziamento certo. Solo fumo negli occhi.

Nel corso dell’incontro del 6 agosto, il direttore generale di TELT, Maurizio Bufalini, ha definito “vili” gli attacchi contro le imprese nei cantieri, sottolineando la necessità di sostenere gli imprenditori danneggiati. Pur non potendo ignorare la retorica usata, rimane evidente come questa narrazione punti a dipingere come vittime chi invece sta portando avanti un’opera imposta e rigettata da trent’anni, dimenticando che il vero soggetto danneggiato è la Valsusa, sottoposta a una vera e propria militarizzazione e devastazione ambientale.

Si prevede inoltre un potenziamento delle forze dell’ordine, a conferma che i cantieri, lungi dall’essere “normalizzati”, continuano a essere percepiti come corpi estranei e necessitano di una protezione poliziesca permanente. In un Paese in cui il Governo si rifiuta di investire in sanità, scuola o servizi essenziali, è significativo osservare come invece si trovino fondi e risorse per aumentare la presenza di polizia in Valle, confermando che il Tav non può avanzare senza blindare il territorio e reprimere chi vi si oppone.

Le associazioni di categoria piemontesi, in particolare Ance Torino, API Torino, Confapi Piemonte, Ascom Confcommercio, Confindustria Piemonte e Unione Industriali Torino, presenti all’incontro, hanno espresso pieno sostegno alla sicurezza dei cantieri, ponendo l’accento non solo sull’ordine pubblico, ma anche sulla necessità di un contesto operativo stabile e sicuro per garantire “sviluppo e occupazione”. È curioso come “sviluppo” e “sicurezza” vengano intesi qui esclusivamente in chiave di tutela economica e istituzionale delle imprese, ignorando del tutto le comunità locali e l’ambiente devastati dall’opera.

Nel frattempo, continua la sottrazione forzata di case, giardini e terre a danno degli abitanti della Valle: terreni espropriati da TELT “nel rispetto delle normative”, ma con una violenza che non lascia dubbi. In questo contesto, si aggiunge anche il tentativo di simulare, dopo quasi trent’anni di lotta, uno “sforzo di patto sociale con il territorio” attraverso incontri pubblici (scarsamente partecipati), organizzati in maniera strategica dai sindaci e da Telt a Susa e Chiomonte, a ridosso della Decisione di Esecuzione dell’UE. Questi appuntamenti hanno avuto un unico obiettivo: presentare il progetto e le sue ricadute come se fossero stati accettati dalle comunità locali, ma in realtà rappresentano un mero teatrino propagandistico volto a legittimare un’opera imposta senza consenso.

Nel mentre, si tace sui danni ben più gravi arrecati al territorio, alla salute e alla libertà. La marcia popolare del 27 luglio ha dimostrato ancora una volta che la Valle non è affatto pacificata, riempiendo sentieri e circondando i cantieri. La stessa notte, un attentato incendiario ha colpito il Presidio No Tav di San Didero, senza alcuna parola ufficiale di condanna o notizia sui responsabili. Quando ad essere colpito è il Movimento No Tav strategicamente cala il sipario.

E proprio perché la Valle non è pacificata, si attua un’ulteriore manovra di controllo e finanziamento. Non è soltanto lo Stato a trarre vantaggio dal Tav. Alcuni sindaci compiacenti, in particolare quelli di Chiomonte e Susa, hanno beneficiato di ingenti compensazioni, rese possibili anche grazie alla pressione esercitata dal movimento No Tav nei decenni, che ha costretto lo Stato a elargire fondi per evitare un fronte unanime di sindaci contrari.

Tali somme, spesso presentate come investimenti sul territorio, sono in realtà compensazioni ottenute sotto ricatto: fondi destinati originariamente a opere di messa in sicurezza, manutenzione ordinaria e servizi di base, vincolati all’accettazione dell’opera. Senza Tav, niente risorse. È così che questi comuni hanno ottenuto compensazioni significative, utilizzate per progetti spesso superflui o ornamentali. Questi finanziamenti consentono oggi a tali amministrazioni di vantare disponibilità economiche che altrimenti non avrebbero avuto.

Il modello è chiaro: il Governo concede fondi e protezione politica, TELT agisce da ente clientelare, e alcuni sindaci si trasformano nel suo megafono. Il risultato? Un territorio devastato, popolazioni espropriate, dissenso criminalizzato e comunità impoverite.

Si racconta di un’opera “strategica” per l’Europa, ma il vero progetto strategico è altro: criminalizzare la protesta, occupare militarmente un territorio e drenare risorse pubbliche per un’opera inutile, imposta e insostenibile.

Chiunque sperasse in una Valle silenziosa si è profondamente sbagliato. Il Festival Alta Felicità partecipato da decine di migliaia di giovani, la marcia popolare di luglio, i blocchi, i presidi e le numerose iniziative testimoniano una volontà che si rinnova ad ogni tentativo di cancellarla: il movimento No Tav è vivo e determinato a non arrendersi.

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