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Siccità e cambiamento climatico : esperienze di gestione del territorio e delle risorse idriche dal basso. Il caso degli ortolani sulle rive del fiume Sangone a Torino.

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Proponiamo alcuni stralci di una lunga chiacchierata a proposito della siccità in una particolare zona della città, gli orti sulle sponde del Sangone. 

Grazie a Olivier, ortolano di lunga data con un suo percorso di vita singolare, abbiamo approfondito alcune questioni relative alla crisi idrica. Ci sembra interessante, in una fase come questa, da un lato mettere in rete e condividere saperi a proposito dell’utilizzo dell’acqua, evidenziare le conseguenze su vari livelli date dal cambiamento climatico e le forme di resistenza ad esso e, dall’altro, individuare alcuni spunti utili a costruire un orizzonte verso il quale tendere all’interno di uno scenario tutt’altro che roseo. Chiaramente, per quanto riguarda le pratiche che negli anni gli ortolani cosiddetti “abusivi” hanno messo in campo per l’approvigionamento idrico, si possono cogliere numerose contraddizioni, la mancanza di un ragionamento complessivo rispetto a una fonte primaria come l’acqua, il fatto che molto spesso le azioni siano spinte dalla necessità di risparmiare unendo creatività e “arte dell’arrangio”. Non si tratta qui né di indicare come risolutive soluzioni collaterali alla gestione idrica generale, né di sortire fascinazione per determinate forme. Si tratta, piuttosto, di allargare lo sguardo, approfondire la tematica costruendo un sapere autonomo per approcciarsi alla fase, considerata di emergenza, ma che sappiamo sarà di lungo periodo e che non prevede miglioramenti spontanei. Soltando tenendo insieme le esigenze date dalle condizioni sociali ed economiche in crisi e la priorità di tutelare i territori perché non debbano essere fonte di profitto, si potrà andare nella direzione di trasformare una gestione delle risorse devastante come quella attuale.

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Olivier raccontaci dove siamo..

Siamo in una fascia particolare della città, tra gli ultimi quartieri di Torino e il Sangone, una striscia di terra tra la Fiat e il fiume dove un tempo era soprattutto zona di agricoltura e poi si è in parte industrializzata. Qui si alternano aziende, parti abbandonate, terreni occupati dalle persone per gli orti, alcuni campi, strisce di incolto poi coltivate liberamente. Una zona più sconosciuta è quella che abbiamo visitato lungo il fiume, non è edificabile perchè se ci sono delle piene è un problema ed è occupato dai famosi ortolani abusivi.

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Foto orti lungo le sponde del Sangone

Una parte di queste strisce incolte dopo 20 anni sono diventate di proprietà per uso capione, io ho comprato un pezzo di terra così ad esempio, adesso è regolarmente accatastato e ho un appezzamento di 400 metri quadri in cui mi dedico a sperimentare la permacoltura: qui c’è una parte di serra, una parte per noi umani, una parte per l’orto, una per gli animali le galline, poi in futuro ci saranno anche le anatre, anche delle api, chissà.. non ho ancora terminato i miei lavori per trasformarlo infatti è ancora molto presente le modalità degli anni 60 e 70 di recupero dell’acqua basato sul recupero di acqua piovana. L’acqua viene raccolta nei bidoni, vedi di questo materiale [plastica], perché era quello che avevano ed è economico, c’erano anche cisterne sotterranee e qualcuno imbastiva anche delle cisterne in duro. Rispetto al materiale, se guardi i tetti, il materiale dell’epoca purtroppo è quello poco costoso, vedi le lastre ondulate, c’era l’eternit, l’amianto.. quindi dovrò fare una bonifica, tutti quanti hanno questo problema, ci sono degli indirizzi di aziende che lo fanno perchè poi occorre smaltire.. Ci si organizza in gruppi, in due orti già le hanno smontate e accatasate e per risparmiare un po’ si fa in gruppo, è un’iniziativa di chi sta sui terreni ed è a proprie spese ovviamente.

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Foto materiali tetti e cisterne per raccogliere acqua

Parlaci delle pratiche utilizzate per il recupero dell’acqua..

Sono insegnante di meteorologia in un Istituto Tecnico Aeronautico, per me il surriscaldamento globale è realtà assoluta, inoltre sono anche permacultore.. la permacultura dice che ciascuna funzione deve essere servita da più elementi, la resilienza è basata sul fatto che non si possa avere un’unica fonte di acqua perché se una va in panne bisogna pensare che ci sono altre possibilità. Per quanto riguarda la gestione dell’acqua.. la modalità più comune è la pioggia, difficile da gestire per come stanno andando le cose, il problema è che piove raramente ma molto di più, quindi è difficile la gestione delle piogge. Su una pioggia normale si puo’ tentare di stoccare nel terreno ma se piove di più bisogna pensare di avere cisterne, botti, cisternine, insomma devi fare degli interventi del genere. Poi ci sono i pozzi, sono di due tipi uno grande e uno piccolo chiamato artesiano.. per esempio quelli di Orti Generali [associazione, oggi diventata s.r.l., che ha bonificato parte del parco Piemonte di Mirafiori tramite concessione del bando della città di Torino per la sostenibilità ambientale] ha costruito un pozzo artesiano.. su questo bisogna sapere che ci sono problemi grossi nelle falde di Torino, ce ne sono di diverso spessore a diversi livelli, una a 12 metri una a 20 e poi si va a scendere. Le prime falde sono inquinate da un punto di vista chimico, sostanze agricole e altro come metalli pesanti, dunque bisogna scendere a 50 o 80 metri in determinati posti.. per gestire i pozzo bisogna fare delle società perchè così si dividono i costi di gestione.. per esempio, ciascuno deve mettere una parte di elettricità per far funzionare la pompa, dunque ciascuno ha un piccolo gruppo elettrogeno che deve attivare il tempo di riempire la sua cisterna.. inoltre, l’acqua viene tirata a una temperatura tale percui se tu innaffi immediatamente uccidi tutto perche c’è una grande differenza di temperatura, quindi quell’acqua deve essere assolutamente riscaldata oppure deve prendere il tempo di riscaldarsi. Il pozzo diciamo standard non scende molto basso, quei pozzi di un metro e venti di diametro, spesso fatto a mano, di mattoni, ce ne sono ancora ma ora non sono piu utilizzabili perché l’acqua non è più a posto.

IMG_20220628_111345.jpg tubo che preleva acqua dal Sangone

Il terzo metodo è prelevare acqua dal Sangone, qualcuno lo fa con motopompe, mettono la motopompa, scendono e poi riempiono la cisterna. Un’altra modalità è quella di prelevare acqua nel tratto del Sangone in cui la Fiat rigetta acqua utilizzata dall’industria, là cade direttamente per gravità e un sistema sotterraneo di tubi va a portare l’acqua in dei vasi. Questi sono quelli che conosciamo. Poi ci sono dei sistemi di irrigazione dell’Iran, dell’Iraq, in Cina dove in zone molto secche l’acqua passa in dei tubi di terracotta sottoterra, ci sono molte tecniche antiche che vorrò usare per delle prove qui. Altre pratiche non è detto che possano essere valide ovunque ma rimangono interessanti, come recuperare l’acqua dell’atmosfera, farla condensare e poi recuperarla, vi sono vari esperimenti nelle Ande, in Cile, dove si costruiscono trappole a nebbia tramite reti di plastica esposte al vento, sulle quali grazie all’andamento della brezza e della nebbia, raccolgono l’acqua.

IMG_20220628_111220.jpgtubi dai quali viene ributtata nel fiume l’acqua prelevata e utilizzata dall’industria

Le culture sull’acqua sono tante, da ora in poi non potremo più contare sull’andamento delle stagioni e dunque sulla distribuzione di acqua tramite le piogge secondo tempi scanditi, dunque occorre trovare nuove modalità. Dovremo ridistribuire una caduta di 20 mm di pioggia, che corrisponde a 20 litri a metroquadro, su tutta la settimana contando quindi 1 mm al giorno.. siamo noi che dobbiamo intervenire, bisogna dare priorità allo stoccaggio.. ma ciò che vedo è che la nostra città, il nostro quartiere, la nostra Regione non sono assolutamente pronti, non c’è questa strategia tampone. Infatti, tutta l’acqua che casca viene immediatamente liberata e ce ne liberiamo perchè non siamo abituati a stoccarla. Per esempio, per me vuol dire che ho cambiato il mio modo di piantare le piante, un tempo facevo una piccola montagnetta e mettevo la pianta, adesso faccio una piccola buca e metto la piantina nel fondo così l’acqua non viene dispersa. È la società che deve invertire il modo di recupare quest’acqua.

A livello locale, tra gli ortolani, cosa si percepisce rispetto alla cosiddetta emergenza siccità?

Sento che questa volta è cambiato il tono, ci si rende conto che sta succedendo qualcosa di diverso! Il discorso solitamente è positivista, sembra sempre un incidente, un’emergenza e poi l’anno prossimo si ripartirà normalmente. Questo ci fregherà perchè non ripartirà e se riparte sarà soltanto un caso, infatti l’andamento del cambiamento climatico non è lineare, ma sappiamo che in generale sta peggiorando. Può anche essere che episodi come quello di quest’anno non ne vedremo per due anni, ma potrebbe essere che invece fra un anno e mezzo saremo punto a capo, o peggio.

Il Sangone è all’asciutto, qual è lo stato dell’arte oggi ? ci sono dei progetti di riqualificazione da parte dell’amministrazione cittadina..

C’è una gestione degli argini qui che chiaramente non è quella voluta dal Comune, però una gestione esiste perchè le parti in cui non ci sono orti sono immediatamente visibili, diventano subito una discarica, qui sulle sponde del fiume si è creato un ecosistema che ha la sua funzionalità, è un servizio che deve essere conservato perchè se non ci fosse questa gestione auto organizzata degli argini quando piove troppo forte si rischierebbero numerosi danni. Inoltre, grazie alla presenza degli orti l’acqua piovana non viene dispersa ma viene stoccata, utilizzata e riliberata nel terreno. Nessuno lo farà mai al posto loro, quindi svolgono un ruolo in questo ecosistema.

Qui al posto degli orti il Comune e la Circoscrizione vorrebbero costruire una pista ciclabile, un progetto del genere significa da un lato distruzione dei terreni, prima per far passare i macchinari, poi bisognerà vedere che tipo di pista ciclabile vogliono fare, se sarà permeabile o meno ad esempio.. sarebbe un taglio netto che impedirebbe il corridoio di biodiversità oggi esistente, oltre al fatto che non si pensa che i fiumi sono destinati a incazzarsi e un bel giorno la tua pista ciclabile verrà spazzata via, anche se la fai super ecologica, ma tanto quello è lo spazio del fiume.

Secondo te quali potrebbero essere le soluzioni e gli scenari possibili ?

Si parla di chiudere le fontanelle.. ma ci potevano pensare prima, invece la gestione che vedo è dare a delle aziende, affidarsi ad altri, riconoscendo la loro incapacità o non avendo le energie, le competenze, allora delegano e il delegare è molto pericoloso. Può essere più veloce ed efficiente ma il rischio è che si metta da parte l’etica in nome della sopravvivenza finanziaria. L’esempio che conosco meglio è quello di Orti Generali, tutto bellissimo, abbiamo tolto camionate di merda [materiale abbandonato e accumulato lì negli anni, ferro, pneumatici, rifiuti], letteralmente, dal parco, poi hanno iniziato a fare gli orti ma dopo un po’ si nota lo scollamento con gli obiettivi iniziali. Perchè per sopravvivere economicamente mettono l’etica da parte, infatti vedi apparire prodotti chimici.. eppure il bando europeo ha come obiettivo la rigenerazione urbana con l’ausilio della natura, non a suo discapito. Infatti, dovrebbe essere la natura ad entrare dentro la città e non viceversa. Vi sono una serie di azioni che evidenziano questo modo di fare: come mettere le luci artificiali, il che fa sparire la lucciole, i pipistrelli, il fatto che per costruire la strada nel giardino l’acqua viene spostata e il prato muore, dunque, parte come un progetto ecologico ma poi diventa una gigantesca macchina da greenwashing in cui il rapporto con la natura è totalmente sbagliato.

Un altro esempio è dato dagli alberi piantati dall’IKEA in una parte del parco Piemonte, lo spazio del parco è diventato utile ad aziende che fanno green washing come Ikea, quegli alberi piantati ora sono morti.. perchè mettono gli alberi nei punti sbagliati, perchè li piantano dove costa meno. Non funziona, è tutto pilotato dai soldi e si ferma a questo unico argomento.

La logica quindi dovrebbe essere quella dell’accumulo di riserve di acqua, mentre la logica dominante è la dispersione, quali spunti puoi dare per invertire la marcia?

Invasi dappertutto, riserve, contenitori, molte città nel mondo sono già fatte così! Bisogna attuare una gestione diversa dell’acqua, prendere cosa c’è di buono dalle altre culture, con la priorità che l’acqua debba rimanere il più a lungo possibile ovunque, bisogna togliere il cemento, puntare ad abbassare la temperatura nei quartieri.. il problema è che il Comune, la Circoscrizione si sentono deresponsabilizzati. Si affidano a gente che sulla carta sembrano competenti, architetti del verde, ma poi mancano le competenze, la formazione in questo ambito, oltre al fatto che il discorso ecologico si ferma al fatto di non dover pagare il gas alla Russia e pensare di dover abbassare di due gradi. La terra non ci appartiene ma sta morendo con noi.

IMG_20220628_121935.jpgl’orto di Olivier

Olivier fa parte di Controbando.

Controbando è un tavolo di lavoro nato dall’incontro di alcuni abitanti di Mirafiori per sviluppare un dibattito critico sulla cosiddetta “riqualificazione del verde pubblico” a Torino e con l’obiettivo di porre le basi per forme di riappropriazione e autorganizzazione all’interno degli spazi verdi del quartiere contro green washing e lavoro precario.

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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