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Nel carcere continuano i ‘proseliti’

Non possiamo che registrare con piacere che i proseliti continuano a garanzia delle ragioni del movimento NOTAV e ad ulteriore conferma delle capacità dei compagni detenuti di non abbattersi ed anche in quel luogo infame riuscire a continuare lotte e proteste per la dignità ed il rispetto di tutti e tutte.


 


 

Liberarsi dal Carcere? E’ possibile!

Il carcere non assolve a compiti di rieducazione e recupero sociale… La sicurezza è mera illusione…

Il carcere è insicuro per la vita di chi sta dentro… Così com’è, si può considerare la università del crimine e la cultura del reato quale funzione può dunque avere questa struttura, che rispecchia una profonda contraddizione nelle regole di tutto l’universo carcerario e tutta la gestione della giustizia,

che così com’è concepita è solamente repressiva e non tiene assolutamente conto di quali siano le concause degli avvenuti fatti. Quando non si tiene conto che già in passato, personaggi di certa LEVATURA e ripresi nel mese scorso, la Ministro stessa ha dichiarati che “la civiltà di una Nazione si misura anche dalle sue carceri e dal trattamento dei Detenuti”. Ed io aggiungo: “Ma se lo Stato che deve garantire la laegalità ai suoi cittadini ha di per sè un comportamento criminale e contravviene anche alla base fondamentale (vedi art. 27 della costituzione) come può essere imparziale e dare garanzia di legalità?”.

Teniamo dunque presente la vivibilità nelle galere italiane che contravvengono all’accordo preso con la CEDU che richiama l’art. 6 della legge 354 del 26 luglio 1975, non che gli articoli 6 e 7 del decreti presidenziale n. 230 del 30 giugno 2000 ed altresì dell’art. 3 della convenzione che ricorda: “lo Stato deve assicurare che tutti i prigionieri siano detenuti in condizioni compatibili al rispetto e della dignità umana, che le modalità di esecuzione del provvedimento non provochino all’interessato uno sconforto e un malessere di intensità tale da eccedere l’inevitabile livello di sofferenza legato alla detenzione e che, tenuto conto delle necessità pratiche della reclusione, la salute e il benessere del detenuto siano assicurati in modo adeguato”.

La CEDU ricorda inoltre che il CPT (Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti o delle pene inumane o degradanti del Consiglio d’Europa) ha fissato a 7 mq per persona la superficie minima suggerita per la cella di detenzione (si veda in merito il secondo rapporto generale- CPT/inf. (92)3,43- e che un sovraffollamento grave pone di per sé un problema sotto il profilo dell’art. 3 della Convenzione (si veda in merito la sentenza Kalachnikov c.Russia, sentenza del 15 luglio 2002, 97). Nel presente, ricordiamo anche la sentenza che per la prima volta si accerta la violazione dell’art. 3 della Convenzione per eccessivo sovraffollamento carcerario: vedasi Sulejmanovic c.Italia e qui aggiungo che con questa sentenza vincente tutti noi detenuti nelle carceri italine dovremmo dare esposto allo stesso tribunale di Strasburgo e l’Italia si troverebbe in seri problemi e dunque non lascerebbe altra alternativa che concedere non solo un’amnistia ed un consono ma una sanatoria. Vedasi l’inutile legge ultimamente approvata, la così detta “Svuota carceri” che nulla svuota anzi crea solo grande confusione e vuole far credere alla popolazione che “il potere” è stato clemente con chi si è reso reo di reati, ma nulla di tutto questo è più falso; rimane solo e sempre l’amaro in bocca per la grande inefficienza dimostrata dai governanti, di qualunque colore o tendenza politica esso sia formato, nulla di quanto tentato è più distruttivo della mera delusione dimostrata da coloro i quali dovrebbero garantire la vera giustizia. Ora parliamo della realtà, quella tangibile da tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di entrare nelle patrie galere: sovraffollamento. Parola troppo usata ma non compresa. Dunque anche in questo carcere di Ivrea, seppur non sia così sentito, pur essendo quasi il doppio della capienza regolamentare, notiamo che la metratura non risulta comunque idonea, poiché con le celle di metri 4 per 2,30 ed un locale bagno separato che misura 4 per 0,90 metri e all’interno della cella con due tavolini fissi ai due muri, due letti messi a castello e fissati al suolo e quattro bilancette anch’esse fisse alle pareti, lo spazio per muoversi diviene molto scarso, difatti ci si muove con difficoltà essendo due detenuti per cella che ne permangono all’interno ben 20 ore al dì, il disagio è veramente grande.

Il riscaldamento nei mesi invernali è carente, anche a causa dei due elementi che compongono i termosifoni che aggiunto a tutti gli spifferi d’aria a causa degli infissi fatiscenti e mancanti di manutenzione e tenendo anche il blindo aperto poiché in cella si fuma, il calore viene disperso totalmente, dunque o si sta nel letto o ci si veste in maniera sproporzionata. Passo al fattore mangiare. Ci viene servito con dei carrelli, sono predisposti al preriscaldamento ma non è utilizzato, dunque giunge in prevalenza freddo, scotto e molte volte molto scarso; notando bene che nel giorno della domenica si serve solo il pranzo che comprende anche una patata e un pacco di wurstel (di pollo) a persona così a cena, per chi non ha possibilità, mangia quel poco e per giunta anche freddo.

Nel locale bagno si è sprovvisti di acqua calda e bidè (come invece dovrebbe essere secondo Strasburgo). Dunque l’igiene intima diviene illusione. La doccia viene concessa per sei giorni a settimana (assurdamente non la domenica) con orari che combaciano sempre con le ore d’aria, dunque se non si vuole fare una doccia in maniera frettolosa per il troppo affollamento si rinuncia alle ore d’aria. Non abbiamo una lavatrice in comune che permetta a chi non fa colloqui di mantenersi decorosamente puliti, un locale dove stendere i propri panni e costretti a lavarli nei locali docce, togliendo igiene a quel luogo ove vengono lavati ogni genere di cose, stracci per il pavimento, pennelli, rulli e quant’altro, tutto ciò che igiene non è.

La scarsissima possibilità di lavoro che tra l’altro è sottopagato (a livello di sfruttamento legalizzato) obbliga ad un forzato ozio che è contrario e non rispetta certamente l’art. 27 della Costituzione Italiana.

Così è composta una giornata in carcere: la giornata di tutti i detenuti presenti nella sezione 1 (le cui condizioni sono qui descritte) si svolge con la seguente modalità: apertura del primo blindo ore 7.30; ore 8.00 viene servita la colazione (bicchiere di latte e caffè); ore 8.30 controllo dell’integrità delle sbarre (battitura): ore 9.00 apertura per le prime due ore di passeggio nel cortile; ore 11.00 chiusura; ore 12.00 pranzo; ore 13.00 seconda apertura per il passeggio; ore 15.00 rientro dal passeggio. Ore 16 socialità, parola che non rispecchia assolutamente quanto viene fatto. Difatti la stessa vorrebbe significare poter socializzare tra di noi, in questo carcere la socialità ci viene fatta fare nella saletta o nella cella ma sempre chiusi, limitando ancor più quel poco spazio a disposizione. Alle ore 18.00 chiusura definitiva con il successivo passaggio della cena (che evito di descrivere) e alle ore 20.00 si chiude l’altro cancello “blindo” e arrivederci al giorno successivo. La sanità lascia molto a desiderare, soprattutto la parte dentistica. Le forniture di materiale per le pulizie (molto carenti), la carta igienica – due rotoli per più di un mese – carta che tra l’altro per la sua consistenza, l’uso porta a un consumo eccessivo.

Ora penso che, se nelle sezioni venissero dislocate persone, dividendo per età e cultura, dando una migliore vivibilità ed un più concreto aiuto a ridare a tutti una migliore dignità forse si potrebbero recuperare molte più persone di quanto siano attualmente. Dunque poiché tutto ciò non è possibile con tanti detenuti (circa 78 mila a fronte della capienza di 45 mila) cosa rimane da fare? Concedere l’amnistia e l’indulto generalizzato.

Continuo con i due momenti più salienti della vita di un carcerato, che sono il dentro e poi soprattutto l’uscita da questo luogo di pena. Entro in un carcere per vari motivi e varie posizioni giuridiche e non so a cosa vado incontro, nella durata della permanenza che è diversa da individuo a individuo… dunque qual è l’aiuto che lo Stato mi da? Ora niente, anzi mi condanna ancor prima di essere giudicato perchè il personale addetto al recupero dei detenuti così scarso e molto non-formato, senza nessuna possibilità di portare il loro lavoro a buon compimento, così con il non aiuto dello Stato che di per se peggiora il tutto oscurando le leggi come la Gozzini, con la Civielli, per il detenuto e gli operatori poco rimane in specifico quando la loro vita è messa in mano al giudizio di un magistrato di sorveglianza, il quale ha il compito che non svolge mai, si visitare con assiduità le carceri e colloquiare con i detenuti e cercare per quanto possibile di alleviarne le sofferenze ridando dignità all’essere. Quando gli operatori preposti a valutare la personalità e la voglia del possibile reinserimento, chiamano a colloquio così raramente che non sarebbe nemmeno sufficiente a valutare il colore del pelo di un topo, e pretendono di fare l’osservazione e una sintesi che dovrebbe essere atta a capire se si è ravveduti per poter essere reinseriti nella società, cosa possono aver capito? Nulla, anzi, meno di nulla. Poi arriva il momento della libertà e qui ecco il dramma, quello più grande e definitivo. Se sei un giovane e hai ancora una famiglia che ti segue e ti aiuta, sei fortunato, ma se sei solo e sei più anziano, come puoi stare al di fuori dei guai? E’ qui che dovrebbe intervenire lo Stato e come? Avendo gli appoggi dai comuni, dalle province, dalle regioni che mettendo a disposizione strutture e persone capaci di dare la possibilità di un alloggio, di un lavoro, di seguire psicologicamente quelli che hanno bisogno, soprattutto dopo aver già attuato prima della scarcerazione, quando giunti nei termini di legge, praticare l’art. 21 (lavoro esterno), semilibertà e quant’altro vi è di previsto per conoscere la personalità e l’attitudine del reo a dare la sua disponibilità nel dimostrare la sua buona volontà a restare lontano dai guai. Questo sarebbe tutto possibile con le adeguate strutture capaci di accogliere e di istruire al mondo esterno tutti coloro i quali ne abbiano voglia e capacità; Comuni che riservando qualche posto di lavoro socialmente utile, perchè già così è difficile trovare un lavoro per un giovane o meno che non ha mai avuto niente a che fare con la così detta Giustizia, pensiamo dunque a quanto difficile sarà per un reo a far ciò. Diamo informazione e informazione al popolo che tanti sarebbero recuperabili se esso venisse accettato e non additato e marchiato come un appestato. Facciamo parlare i mass media e non sempre male di quanti si macchiano di un reato approfondendo, come dovrebbe essere, della causa che lo ha spinto a tutto ciò. Ecco cosa si dovrebbe iniziare a fare per dare dignità e forze ad affrontare le dure realtà della vita e con ciò dare tutti gli aiuti necessari, così tanta sarà la gente che non affronterà l’umiliazione del carcere e soprattutto della carcerazione preventiva con la quale molto spesso si sta in carcere innocentemente e il tutto ti segnerà per tutta la vita poiché il tuo arresto viene così tanto reso visibile che rimarrà nel ricordo, mentre la tua innocenza non sarà visualizzata e passerà nel dimenticatoio.

 

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