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Rivolta nelle universita’ albanesi: intervista ad un attivista del movimento (parte 1)

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Riceviamo da un nostro lettore questa intervista ad un compagno attivo nelle mobilitazioni in corso in Albania. Nel settore universitario del paese è in corso una protesta che, partita da alcune dimensioni unicamente relative all’ambito della formazione, si sta estendendo ad una messa a critica dell’intero sistema politico e sociale albanese, in particolare del sistema dei partiti. Pubblichiamo oggi la prima parte, a cui seguirà presto la seconda. Buona lettura.

 

Iniziamo da capire come é nato questo movimento, quali sono le vertenze promosse dagli studenti.

Il movimento universitario di questi ultimi giorni ha i suoi prodromi nel boicottaggio delle lezioni da parte degli studenti di architettura. La ragione principale del boicottaggio stava nel fatto che la segreteria della facoltá di architettura ha richiesto il pagamento delle tariffe universitarie a dicembre, quando le tariffe venivano pagate sempre a gennaio. È stato precisamente questo ad aver scatenato la rabbia degli studenti. Gli studenti non erano pronti a pagare una tariffa del genere e si trovavano in grosse difficoltá economiche.

Il secondo motivo è legato invece ad una delibera del consiglio dei ministri datata al 21 maggio 2018, che richiede nel comma 4 il pagamento di un valore aggiunto per accedere ai crediti di ogni esame non superato. Il valore di questo bollo è di 640 lekë (ca. 5 euro) per ogni credito ottenuto da esami da rieffettuare. Tutta quest’ondata di protesta e’ nata spontaneamente, ma poco dopo sono cominciati ad entrare in gioco diversi raggruppamenti, con l’intenzione di intercettare la protesta a seconda dei loro interessi, in particolare il consiglio studentesco e i militanti dei partiti di opposizione. Ma il più attivo e organizzato movimento, da lunghi anni, é “Për Universitetin” composto da studenti e alcuni docenti.

Quanto detto sopra é perlopiù il pretesto con cui è nato questo movimento. Le ragioni reali, emerse dalle rivendicazioni degli studenti, che da anni vengono organizzati dal movimento “Për Universitetin” sono state la Riforma Universitaria del 2015, le alte tariffe, la corruzione in’universitá, gli scarsi investimenti nella ricerca scientifica, la mancanza degli strumenti da laboratorio, la mancanza delle minime condizioni di abitabilitá dei convitti, il loro caro prezzo, etc..

Quali sono le condizioni sociali degli studenti che scendono in piazza, si tratta di una protesta di categoria o riguarda anche istanze di classe di piu’ ampio respiro?

La condizione sociale degli studenti che prendono parte alla proteste è variegata. La maggioranza di loro viene dalle classi più umili, ma qualcuno anche dalla classe media. È praticamente impossibile per gli studenti che provengono da questi contesti pagare le tariffe universitarie, e pagare i docenti che chiedono soldi in nero per effettuare esami. Come anche pagare le varie convalide rilasciate dalle segreterie, i manuali e i quaderni, le case da dover affittare, etc… Comunque sia, ci sono studenti che vanno oltre alle semplici rivendicazioni economiche, questi chiedono un’istruzione di qualità, aumento degli investimenti nel campo della ricerca scientifica e la segnalazione di tutto il corpo docenti, per far modo che i docenti corrotti vengano allontanati..

Come gruppo siete attivi in università da molto tempo, quali sono state le vostre iniziative precedenti?

Il movimento per l’università è da quasi cinque anni che si organizza e combatte contro la riforma del sistema universitario promulgata dal governo Rama, per un’università gratuita e di qualità, libera dalla corruzione e dall’incompetenza. Permettimi di parlarti un po’ della riforma, dato che il movimento, come ho già detto è nato come risposta di un gruppo di studenti e docenti contro la la riforma universitaria.

In primo luogo, la riforma è stata scritta da un piccolo gruppo nominato dal primo ministro, non eletti dal corpo accademico, e non avente alcun legame con gli interessi dell’università pubblica, e che al contrario era fortemente vicino agli interessi delle università private. Da un punto di vista finanziario questa riforma era diretta a favorire le universitá private, le quali grazie ad essa hanno cominciato ad avere accesso ai fondi che lo stato stazionava per quelle pubbliche. In secondo luogo, l’autonomia finanziaria che questa legge da alle universitá pubbliche implica anche il fatto che queste debbano trovarsi da sole i fondi per potersi finanziare.

A queste condizioni l’unico mezzo che l’universitá ha a sua disposizione per finanziarsi è l’aumento delle tariffe universitarie, dato che lo stato non ha alcuna intenzione di aumentare il fondo a disposizione dell’istruzione pubblica. Essendo consapevoli che l’aumento delle tariffe sarebbe stato insopportabile per gli studenti, i riformatori avevano anche previsto di introdurre il prestito studentesco, che avrebbe trasformato la maggioranza degli studenti in debitori presso le banche.

Per quello che riguarda invece l’aspetto politico, la riforma riduce del 10% il peso del voto studentesco alle elezioni degli organi universitari. Secondo le nostre stime, il voto di 1 docente eguaglierebbe quello di 20 studenti. Noi fin dal 2015 ci siamo opposti a questa riforma neoliberista e bottegaia che trasforma lo studente in un cliente indebitato e l’universitá in un immenso mercato di lauree. Quest’opposizione il movimento l’ha alimentata intavolando dibattiti e assemblee pubbliche sulla riforma e su quale sia la nostra idea di università. Come anche attraverso le innumerevoli proteste alle quali hanno preso parte centinaia di migliaia di studenti.

Come conseguenza dell’indifferenza del governo alla voce degli studenti, alcuni compagni hanno compiuto azioni anche più radicali, come il bersagliare il primo ministro con delle uova e versare sugo di pomodoro in faccia al ministro dell’istruzione (video). Molti di questi attivisti stanno ancora affrontando dei processi a causa di queste azioni. Il movimento sta anche denunciando da anni il furto che i docenti corrotti compiono a danno degli studenti, pretendendo illegalmente soldi da loro per poter effettuare gli esami, abbiamo anche denunciato le condizione i misere in cui versano gli alloggi nei quali gli studenti vivono; i prezzi alti dei manuali; l’alto costo della vita ; la mancanza di laboratori preparati e tanto altro. In questo senso “Për Universitetin” ha preceduto da anni questi movimenti che stanno oggi bloccando la capitale. Possiamo dire di aver preparato noi il terreno grazie al quale tutto questo è accaduto. Per mezzo di proteste innumerevoli, denunce, appelli e interviste televisive. Nonostante oggi non siamo gli unici alla testa di questa protesta.

A proposito degli altri soggetti politici che stanno cercando di farsi largo a spese della protesta potresti spiegarci qualcosa a riguardo dell’aggressione condotta dai militanti del Partito Democratico Albanese nei confronti del docente Jani Marka avvenuta la scorsa domenica?

L’aggressione al docente Jani Marka, il quale é parte del movimento “Për universitetin” è stato uno degli atti più infami verificatosi durante le ultime proteste da parte dei membri dei partiti politici, in particolare da parte dei forum giovanili del PD (destra) e dell’LSI (centro). Le ragioni di questi atti sono ora conosciuti da tutti. Il nostro movimento da sempre ha denunciato tutti i partiti come colpevoli della situazione miserabile in cui versano oggi le nostre università.

È stato proprio il Partito Democratico ad aver proposto per primo la riforma del sistema universitario, che però non riusci a realizzare grazie all’opposizione del movimento “Università in pericolo” che per molti aspetti ha preceduto quello contemporaneo. La nostra ferma denuncia al PD e all’LSI c’è stata perché hanno continuamente cercato di assumere il controllo della protesta tramite i loro squadristi. Ma hanno sempre incontrato sempre la resistenza degli studenti e degli attivisti del movimento. La loro impotenza nell’infiltrare la piazza ha fatto innervosire molto i loro leader, questo è anche il motivo per cui hanno attaccato il docente Jani Marka. Il movimento studentesco di questi giorni ha invitato sin dall’inizio questi partiti a starsene fuori dalle proteste. Ma i loro tentativi di prenderne il controllo non sono comunque finiti.

In Albania questo movimento e’ stato paragonato da molti a quello che nel 90′ ha portato alla fine dell’esperienza socialista. Ma il movimenti studentesco in’Albania ha una storia molto piú lunga, anche durante il nazifascismo l’opposizione degli studenti fu cruciale nella lotta di liberazione nazionale. Quali sono gli aspetti che questo movimento ha in comune con I precedenti e quali le differenze?

É vero, centinaia di studenti si unirono la Lotta di Liberazione nazionale. I personaggi piu significativi di questa lotta erano studenti e giovani che con molto coraggio dettero forma a quel movimento e lottarono contro il nazifascismo. Ma questo é pure accaduto durante gli anni ’90, quando gli studenti, assieme ai lavoratori, hanno abbatuto il regime stalinista instaurato da Enver Hoxha.

Le differenze sono molte in realtá molte. In primo luogo non chiediamo il rovesciamento del sistema o del governo, ma chiediamo:
1) l’Abrogazione della Riforma univeristaria, come punto di partenza per inaugurare un’altra riforma vera riforma dell’universita, basata sulle rivendicazioni delle masse studentesche;
2) Il raddoppio del fondo pubblico per gli studi universitari. Che dovrebbe assicurare il miglioramento delle condizioni dei convitti, l’arricchimento delle biblioteche, la crescita della ricerca scentifica, l’elezione del personale accademico da parte degli studenti e molto altro, la lista è ancora lunga…
3)Scuola pubblica gratuita, a tutti i livelli di istruzione;
4) Una riforma vera della vita universitaria basata sui principi della democrazia all’interno dell’universita: la creazione di un’assemblea di universitari scelta dai voti (parificati) degli studenti e docenti in ogni facolta’ delle universita’ pubbliche.

Un’altra differenza cruciale e’ il fatto che al contrario del movimento studentesco degli anni ’90, questo movimento non ha un capo, ma e’ orizzontale ed e’ seguito da numerosi raggruppamenti politici, molti dei quali purtroppo legati con i partiti politici. E assieme a questo oggi, una dei maggiori desideri del movimento e’ la realizzazione delle rivendicazioni e dei principi che il movimento studentesco degli anni 90′ non e’ riuscito a realizzare.

Lo slogan degli studenti “Vogliamo l’Albania come il resto d’Europa” rappresenta la loro volonta’ e il di vedere un’Albania sviluppata come il resto dei paesi europei, dove la scuola pubblica e’ gratuita e i salari sufficienti per poter vivere con dignità. Questo fu anche lo slogan degli studenti degli anni ’90, purtroppo loro non riuscirono mai a vedere il loro paese cambiare come il resto degli altri paesi sviluppati. Oggi gli studenti rivendicano un’istruzione pubblica gratuita e di qualita, poiche’ non vogliono che il futuro continui ad essere oscuro e senza alcuna via di fuga.

 

(..dalla messa a critica di questo ultimo punto continuerà la seconda parte dell’intervista…)

 

 

 

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