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No DALP Solidarity: come sostenere la resistenza contro il Dakota Access Pipeline

Il primo aprile 2016, sulle rive del Missouri, viene fondato il “Campo delle Pietre Sacre” (Camp of the Sacred Stones) un presidio permanente a difesa di Standing Rock, riserva dove vive la tribù dei Sioux Lakota, una terra minacciata dalla costruzione del Dakota Access Pipeline.
Il progetto, la cui realizzazione è prevista entro il primo gennaio del 2017, prevede la costruzione di un oleodotto di 1100 miglia per il trasporto di petrolio e gas estratti attraverso il fracking, la tecnica di fratturazione idraulica orizzontale della roccia che ha già causato diversi terremoti sopratutto in Oklahoma.

Il tratto di condutture, che dovrebbe estendersi dal North Dakota all’Illinois passando sotto il fiume Missouri, colpirebbe un’area abitata da otto milioni di persone, mettendo a rischio l’integrità delle risorse idriche della zona.
La realizzazione del gasdotto, che a pieno regime sarebbe in grado di trasportare tra i 470.000 ai 570.000 barili di greggio ogni giorno, viene vergognosamente difesa dal governo degli Stati Uniti che ignora i diritti dei popoli indigeni accusandoli di condurre un’opposizione violenta nei confronti del progetto e delle forze dell’ordine, una situazione che, dopo l’elezione di Trump non potrà che peggiorare.
La resistenza dei/delle Water Protectors (protettori dell’acqua) procede senza sosta ormai da mesi, contro la repressione messa in atto dalle forze dell’ordine che attaccano le persone con gas e spray orticante, e dagli stessi lavoratori del Dakota Access Pipeline che si presentano armati nelle aree colonizzate dal progetto. (Video)
Dietro la realizzazione del Dakota Access Pipeline compaiono una serie di multinazionali petrolifere tra le quali Sunoco, Enbridge, Phillips e Marathon, tutte sotto il cappello della Michels Corporation, promotrice, a suo tempo, del Keystone XL, un sistema di oleodotti che collega le raffinerie dell’Alberta (Canada) con quelle in Illinois e in Texas, oltre alle aree di stoccaggio presenti in Oklahoma.
Un progetto finanziato anche dall’Italia, come si può notare dall’immagine sottostante che riassume le banche e gli istituti di credito finanziatrici del Dakota Acces Pipeline, tra cui figura, appunto, Intesa San Paolo.

Quella contro il Dakota Access Pipeline è la lotta per la difesa dell’acqua, della terra sacra abitata dai Siou Lakota, ma in generale contro la macchina colonizzatrice alimentata dal quel sistema capitalista che allunga le proprie mani ovunque vi siano risorse naturali da poter sfruttare, calpestando la libertà della Terra e di chi la abita.
The Red Warrior Camp, collettivo che si occupa di organizzare la resistenza e fornire l’informazione, spesso censurata, su ciò che accade al Camp of the Sacred Stones, ha lanciato un appello per la solidarietà internazionale che può essere espressa in tre modi.
1: Recandosi in visita a Standing Rock scrivendo all’indirizzo mailOrganizing@NoDAPLSolidarity.org.
2: Agendo localmente, organizzando dimostrazioni di protesta, blocchi e occupazione presso le banche e gli uffici delle aziende interessate nel progetto, e iscrivendosi sul portale NoDAPLSolidarity.org per contribuire ad ampliare la rete di solidarietà globale.
3: Sostenere economicamente la resistenza dei popoli oppressi.

La strada che conduce alla liberazione totale ha origine da quella della Terra, quel tutto superiore alla somma delle parti da cui tutt* dipendiamo, che non appartiene a nessuno, ma che offre ospitalità ad ognun* di noi. Un pianeta che dobbiamo rispettare, tutelare e preservare al fine di garantire la libertà a tutt* i suoi abitanti, senza distinzione di specie alcuna, iniziando da quella della Terra stessa.

Fonti: NoDAPLSolidarity – Earth First

da: earthriot.altervista.org

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