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Catalogna: le piazze di fronte al processo politico agli indipendentisti

22 Febbraio 2019 | in CONFLITTI GLOBALI.

Le violenze della polizia di quel primo ottobre 2017 sono ancora ricordi vividi per la maggior parte delle persone che hanno attraversato le piazze indipendentiste catalane. Lo stato spagnolo è individuato come responsabile di quelle violenze ed è proprio questa memoria collettiva il principale motore che continua ad agitare la piazza.

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In tutta la città di Barcellona, seppur con differente intensità, in ogni quartiere permangono attivi i Comitati di Difesa della Repubblica (CDR), così come in tantissime altre città catalane che continuano a rivendicare la legittimità del referendum e la volontà di indipendenza. Nonostante le difficoltà il movimento mantiene la sua conformazione "popolare" e dimostra capacità di rilancio e continuità nonostante gli attacchi durissimi della repressione.

Il movimento è intergenerazionale, variegato nella composizione e mosso da spinte profondamente differenti. È frastagliato ideologicamente e politicamente, ma riconosce nella pratica del blocco la sua principale forza e nella diffusione capillare nei territori la sua capacità di riprodursi. La fase non è semplice: la coincidenza delle elezioni europee, delle comunali di Barcellona e delle elezioni politiche anticipate dovute alla caduta del governo Sánchez (tutte e tre si terranno tra fine aprile e maggio) potrebbe rendere sempre più difficile determinare un tempo della lotta indipendente dalla resistenza agli attacchi repressivi e dall'agenda della controparte.

Non è mancata però in questi mesi la spinta delle lotte. Sin dal 1 Ottobre 2018, primo anniversario del referendum, si è vista la ripresa delle piazze da parte del popolo indipendentista. Quel giorno fin dalla mattina si sono susseguiti blocchi e manifestazioni diffuse in tutta la regione, per terminare con un corteo oceanico che a Barcellona raggiunge il parlamento della Generalitat de Catalunya, seguito da una notte di violenti scontri nelle strade adiacenti.

Da quella data ai giorni del processo a 12 indipendentisti, iniziato lo scorso 12 febbraio, sembra che il movimento popolare prenda tempo prima del rilancio. Gli appuntamenti che si danno sono animati prevalentemente da militanti antifascisti e studenti, fino a quando a Madrid si da il via al processo e inizia la prima di una serie di manifestazioni molto più ampie in termini di segmenti sociali mobilitati.

All'ordine del giorno la sottolineatura della profonda politicità del processo in corso. I 12 attivisti e parlamentari indipendentisti vengono accusati di ribellione, malversazione e disobbedienza allo stato spagnolo, in queste ore il processo continua a ritmi serrati mentre Puigdemont è ancora in Belgio. Le accuse vanno fino a 30 anni di reclusione e l'attenzione politica intorno al processo è altissima, la questione catalana è uno dei principali temi su cui si sviluppa il dibattito politico spagnolo. Mentre in Catalogna continua la movimentazione indipendentista, a Madrid l'opposizione di destra organizza manifestazioni contro il dialogo con gli indipendentisti.

Il 16 febbraio si radunano a Barcellona centinaia di migliaia di persone (400.000 secondo gli organizzatori), per una piazza accolta da uno striscione che recita "l'autodeterminazione non è un crimine", piazza organizzata da svariate decine di sigle indipendentiste. Il 21 febbraio è stato convocato uno sciopero generale da un sindacato della sinistra indipendentista. Nonostante una adesione non elevatissima, fin dalla mattina si registrano blocchi e cortei in tutta la catalogna, con scontri, fermi e feriti.

A Barcellona, dopo i blocchi stradali della prima mattinata, vengono bloccati due binari della stazione grazie alla determinazione di una piazza che sa ricompattarsi di fronte alle cariche della polizia. Anche a Vic, Lleida, Tarragona e Gurb si registrano blocchi nella mattinata, nel pomeriggio invece si contano migliaia di persone in piazza in tutta la catalogna, l'autostrada che porta a Tortosa è bloccata e intervengono i Mossos per sgomberarla. Questa ondata di proteste è ancora in corso, il prossimo appuntamento è previsto Domenica 24, quando il Re Felipe VI sarà a Barcellona in occasione del Mobile World Congress.

 

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