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Bangladesh. Le responsabilità nella strage dei lavoratori del tessile

Eppure, senza le più elementari condizioni di sicurezza, ancora una votla a pagare l’alto prezzo sono stati i lavoratori e lavoratrici ridotti a macchine per la produzione dalle multinazionali alla ricerca del massimo profitto con costi bassi e pochi obblighi da rispettare. E come non trovare questa formula “magica” in Bangladesh, dove l’industria del tessile –un mondo fantastico per le multinazionali occidentali- impiega circa 3milioni di persone, soprattutto donne.

Una volta scoperte le carte sul tavolo diventa difficile mantenere una certa dignità, soprattutto per coloro i quali hanno cercato fino all’ultimo di nasconderle. C’è quindi chi cerca di farlo con l’unico strumento che ha a disposizione, il denaro. La catena canadese di grande distribuzione Loblaw e il colosso britannico Primax (due grandi firme occidentali di sfruttamento a Dacca) hanno infatti annunciato l’intenzione di fornire un risarcimento alle famiglie delle vittime. Ma la rabbia degli operai e delle operaie scese in strada in questi giorni è il sintomo di una situazione sempre più drammatica, che è difficile da liquidare con risarcimenti e scuse costantemente riproposte a chi di lavoro ci muore.

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