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A 5 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni

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Cinque anni fa moriva Giulio Regeni, dottorando presso l’università di Cambridge dapprima rapito e poi ucciso in Egitto mentre conduceva delle ricerche sul ruolo dei sindacati autonomi nelle proteste che stavano attraversando il paese.

(L’immagine tratta dalla pagina satirica Compagni Annoiati riporta la foto che Giulio aveva mandato dall’Egitto, due giorni prima di essere rapito.)

La storia di Giulio è ormai ben nota, un giovane ricercatore interessato al medio-oriente e ai suoi conflitti ma anche un compagno che come noi nutriva una forte istanza di trasformazione dell’esistente.

Oggi ricorre l’anniversario del suo rapimento, che di lì a pochi giorni sarebbe diventato la sua morte.

Fiumi d’inchiostro di giornalisti e magistrati hanno raccontato molto di Giulio, la sua biografia, la sua famiglia, i dettagli efferati di ciò che i servizi segreti egiziani hanno compiuto su di lui, raramente si è fatta menzione del suo pensiero critico anticapitalista.

La rabbia che si prova nel ricordare Giulio non sta solo in quanto gli è stato fatto ma nell’ipocrisia che ha avvelenato la sua memoria.

Viviamo in un mondo che ci ha anestetizzato e resi quasi refrattari alle immagini di dolore e tortura, le carceri italiane al tempo del Covid e le immagini delle condizioni dei migranti nei Balcani hanno molto in comune con il dolore di Giulio.

Tuttavia quello che ci preme fare per onorare la memoria di Giulio è lottare per cacciare la schiera di ipocriti che si è riempita la bocca con il suo nome, quelli che hanno stretto accordi con i suoi aguzzini, quelli che hanno venduto, vendono e venderanno armi al regime militare egiziano.

Quelli che vendono armi in giro per il mondo annunciando tanti Giulio Regeni di cui non sapremo mai il nome.

Nella giornata di oggi risuonano forti le parole di Alfano:

“Al Sisi, interlocutore appassionato alla ricerca della verità” (Novembre 2017).

così come quelle di Di Maio da neo-Ministro degli Esteri:

“Ho i miei dubbi che la vendita di questi prodotti (ARMI) si possa intendere come un favore all’Egitto. Io non credo che la vendita o meno possa essere una leva per giungere alla verità su Giulio Regeni”. (16 Luglio 2020)

L’ipocrisia della politica italiana si è manifestata in tutta la sua plasticità con il prosieguo delle relazioni bilaterali con l’Egitto, portando la famiglia di Giulio a porsi in aperto contrasto con lo stato italiano stesso. Infatti all’inizio del 2021 i Regeni hanno denunciato il governo per aver violato la legge che vieta di vendere armi ai paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani.  

Oggi a 5 anni dal rapimento, il Presidente della Camera Roberto Fico e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella tornano a parlare del caso Regeni. Il primo auspica, niente di più, uno stop alla vendita di armi, il secondo ripropone le solite parole vuote “L’Egitto dia adeguata risposta per la verità, il crimine non resti impunito”.

A noi non rimane che mantenere vivo il ricordo di Giulio, sostenere la sua famiglia nella battaglia per la verità, lottare per un futuro più giusto in cui Giulio credeva, lottare per la liberazione di Patrick Zaki, dottorando dell’università di Bologna arrestato sempre in Egitto con gravissime accuse di sedizione e imprigionato ormai da quasi un anno.

#VeritàperGiulioRegeni #FreePatrickZaki.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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