InfoAut
Immagine di copertina per il post

63a Nakba, la battaglia ai confini

Ieri era stata annunciata dai social network, nella giornata della la ricorrenza della Nakba, la 3° intifada, la Giornata della Liberazione della Palestina: oltre che dai territori palestinesi, anche dai paesi arabi confinanti in migliaia, milioni, avrebbero hanno annunciato al ferma volontà di entrare in Palestina forzando i blocchi israeliani dall’esterno.

In Egitto ormai da giorni si scende in piazza per manifestare per la liberazione della Palestina: venerdì in centinaia di migliaia hanno riempito piazza Tahrir per chiedere, oltre alla fine delle divisioni interne, la liberazione della Palestina; nella stessa giornata ad Alessandria vi è stato un partecipatissimo presidio davanti il consolato israeliano. Venerdì da piazza Tahrir in migliaia si sono dati appuntamento sabato mattina per andare in massa alla frontiera con i territori occupati della Palestina. Ma il governo militare (accanto alle dichiarazioni del leader di Hamas nella Striscia che da Gaza ha detto, con un ritrovato spirito moderato, che non importava che gli egiziani andassero fino alla frontiera, bastava che pregassero per i loro fratelli a Gaza!) ha vietato loro di partire, militarizzando completamente il Sinai con almeno 15 check-point e ha bloccato i pullman in arrivo a Tahrir. Gli egiziani, ancora una volta delusi dal governo militare, hanno deciso in migliaia di andare oggi davanti l’ambasciata israeliana per chiedere l’espulsione dell’ambasciatore, la fine degli accordi di cooperazione con lo stato sionista e naturalmente la liberazione della Palestina. Davanti l’ambasciata israeliana sono state date alle fiamme bandiere israeliane e manichini raffiguranti soldati israeliani, si sono viste sassaiole da parte dei manifestanti e intensi lanci lacrimogeni e proiettili. Il numero dei morti e feriti è ancora incerto, tanti gli arrestati in tutta la giornata, particolarmente quando la protesta stava per giungere al termine.

Alcuni egiziani sono riusciti a raggiungere, tramite vie secondarie del deserto, il valico di Rafah, nonostante i blocchi e i numerosi arresti. I limiti del nuovo governo militare egiziano riguardo alla solidarietà araba e alla liberazione della Palestina, richiesti a gran voce dalla piazza della rivoluzione, si sono mostrati ancora una volta oggi nel divieto a raggiungere Gaza.  

In Palestina le forze d’occupazione hanno da giorni intensificato le “misure di sicurezza” in vista della giornata della Nakba: migliaia i soldati per le strade, le frontiere sono state rafforzate e intere città sono state militarizzate; a Gerusalemme si vedono soldati ovunque, i checkpoint sono stati praticamente chiusi al passaggio dei palestinesi, l’ingresso nella città vecchia è stato da venerdì proibito ai giovani. Nei quartieri di Gerusalemme si susseguono da varie giornate gli scontri a Silwan, Ras Al-Amud, Silwan, Isawiya, At-Tur and Ras Al-Amud. Dopo gli scontri di venerdì un ragazzo palestinese è morto, molti sono stati i feriti e gli arrestati. In varie città palestinesi, sia nei territori occupati che nei territori israeliani dopo il ’48, oggi ci sono state tantissime manifestazioni: Hebron, Betlemme, Qualandia, vicino Ramallah, dove in migliaia, partendo soprattutto dal campo profughi di Qualandia, hanno raggiunto l’omonimo checkpoint (uno dei principali checkpoint nei territori occupati, tra Gerusalemme e Ramallah). Per ore c’è stato un duro confronto tra palestinesi e militari: si sono susseguite per molte ore sassaiole e repressione e colpi da fuoco israeliani.

Anche in Giordania, territorio popolato per oltre il 70% da profughi palestinesi, in moltissimi hanno riempito le strade di Amman e almeno in 10000 si sono ritrovati al confine con la Palestina, nella Valle del Giordano, gridando “Palestina, Palestina, i profughi torneranno! L’abbiamo promesso, torneremo con tutti i mezzi!”.

In Siria in alcune migliaia, non particolarmente osteggiati dalla polizia siriana, sono riusciti a superare le barriere israeliane e entrare nel Golan (territorio siriano occupato dalle forze israeliane).

A Majdal Shamps, città siriana nel Golan, ci sono stati forti scontri con le forze d’occupazione. In molti infatti hanno forzato i blocchi israeliani e sono riusciti a rientrare, anche se per poche ore, nei territori siriani occupati, potendo così rivedere dopo anni, decenni, fratelli, amici, compagni da cui sono stati irrimediabilmente separati dallo stato sionista al momento dell’annessione e della chiusura totale dei territori del Golan.  Oggi la tensione continua a rimanere altissima: in queste ore è ancora in corso una caccia all’uomo da parte delle forze d’occupazione israeliane per scovare le decine di manifestanti siriani e profughi palestinesi ancora presenti nel Golan, che ieri erano riusciti a forzare i blocchi.

Anche in Libano in moltissimi sono riusciti a raggiungere la frontiera ed anche qui sono stati fortemente repressi dall’esercito sionista: il bilancio della giornata è stato di oltre 20 morti tra cui almeno 12 nei confini siriano e libanese, centinaia e centinaia di feriti e di arrestati.

Intanto sia a Gaza che nella West Bank oggi è stata indetta una giornata di lutto nazionale e di sciopero. Tutte  le istituzioni palestinesi, sia in Palestina che in esilio, metteranno le bandiere palestinesi a mezz’asta, in segno di lutto per le decine dei “Martiri del diritto al ritorno”, ovvero quei profughi palestinesi che da Libano,  Palestina e Siria sono stati uccisi per marciare ai confini dei territori occupati, rivendicando il diritto al ritorno.

Il popolo palestinese, e non solo, è sceso in strada con proteste di massa per sottolineare la ferma volontà al ritorno e il netto rifiuto a tutti i tentativi di negoziare e di limitare tale diritto. Ieri sangue palestinese e arabo è stato ancora una volta versato sulla strada per la liberazione e il diritto al ritorno.

In questa giornata ciò che più emerge è la ferma volontà dei palestinesi e del popolo arabo in rivolta di dare un chiaro segnale, di scendere in piazza per scacciare e combattere il sionismo. Questa volontà però è stata in vari modi ostacolata da gran parte dei governanti: segnale lo è stato sia il comportamento del governo militare egiziano di vietare la partenza per Gaza, sia il comportamento della polizia di Abu Mazen nella West Bank che ancora una volta ha cercato di contenere le azioni di forza palestinesi. Per tutta la serata di ieri a Betlemme in centinaia si sono scontrati, stavolta con la polizia dell’Autorità Nazionale Palestinese che ha impedito ai profughi dei tre campi dell’area di uscire dai campi e di avvicinarsi al muro dell’apartheid.

L’Autorità Palestinese, nel processo di riconciliazione nazionale che dovrebbe porre fine alle divisioni, non potrà non tener conto della volontà del popolo: liberazione, diritto al ritorno e autodeterminazione, con tutti i mezzi.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

gazaisraelenakbapalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Minorenni in carcere da 6 mesi per i cortei per la Palestina. Una giustizia educativa

Ripubblichiamo le riflessioni del coordinamento cittadino Torino per Gaza in vista del nuovo presidio che si terrà oggi a Torino in solidarietà ai giovani reclusi per aver manifestato in solidarietà alla Palestina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Albania continuano le proteste

Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Intervista a Dina, libera dalle carceri libiche

Dina e Domenico sono i due attivisti italiani che hanno preso parte al Land Convoy verso Gaza, la missione via terra nel quadro della campagna di solidarietà internazionale alla Palestina della Global Sumud Flottilla, e poi sono stati fermati e sequestrati in Libia, nella zona controllata da Haftar. 

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Israele spara a Marwan Barghouti in carcere: ferito il “Mandela palestinese”

Una guardia carceraria ha colpito il leader palestinese a una gamba con un proiettile di gomma. La famiglia denuncia l’assenza di cure mediche e una lunga serie di aggressioni. La Lega Araba chiede un’inchiesta internazionale.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: presidio al Tribunale per due minori in carcere da 6 mesi

È iniziato la mattina di lunedì 13 luglio, al Tribunale di Torino, il processo ai danni di cinque attivisti minorenni, di età comprese tra i 16 e i 18 anni, sul banco degli imputati per aver partecipato alle mobilitazioni di massa dello scorso autunno per la Palestina e contro il genocidio per mano israeliana.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il battito di ali che scatena la tempesta

Negli ultimi giorni si sono intensificati gli  attacchi sferrati dagli Usa accompagnati da una laconica frase di Trump a certificare la fine della tregua e del memorandum d’intesa con l’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Un contributo da Milano per una risposta alla repressione all’altezza delle mobilitazioni dell’autunno scorso e per il rilancio delle lotte sociali

Il tema della repressione e, più in particolare, il rapporto con la controparte, hanno spesso generato difficoltà e incomprensioni all’interno del movimento italiano. Nel tempo, le strategie e le pratiche adottate dalle forze dell’ordine, così come gli strumenti legislativi introdotti dai governi, si sono progressivamente trasformati.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’annessione strisciante della Cisgiordania passa dalle mappe alla legge 

Un’iniziativa di registrazione fondiaria nell’Area C sta spostando il controllo dal Regime militare al sistema civile israeliano, rafforzando l’annessione attraverso leggi, pianificazione ed espansione degli insediamenti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sudafrica: migliaia di migranti in fuga dalla violenza xenofoba di “March and March”. Le valutazioni di Alberto Magnani

In SudAfrica numerose attività commerciali chiuse e polizia dispiegata per le strade a seguito di manifestazioni anti-migranti.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Scosse devastanti in Venezuela. Migliaia di dispersi, si scava tra edifici crollati. Il sisma più violento da 126 anni.

Sono oltre 25.000 le persone che risultano al momento disperse a seguito dei devastanti terremoti che ieri sera, mercoledì 24 giugno, hanno colpito il Venezuela. Due scosse violentissime, a breve distanza, tra mezzanotte e le due di notte, orario italiano, hanno causato il crollo di centinaia di edifici. La prima scossa è stata di magnitudo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: in un paese profondamente diviso, la destra di Fujimori vince alle presidenziali

Una settimana di spoglio dei voti alle elezioni presidenziali del Peru si salda con la risicatissima vittoria della estrema destra di Keiko Fujimori (figlia dell’ex-presidente e dittatore peruviano Alberto Fujimori, le cui politiche contro la guerriglia di Sendero Luminoso e le classi popolari peruviane gli erano valse accuse di genocidio).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.