LA RIVISTA *ZAPRUDER* E IL PROGETTO STORIE IN MOVIMENTO - Cuore d’acciaio

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RIVISTA *ZAPRUDER* E IL PROGETTO STORIE IN MOVIMENTO (SIM)

LA RIVISTA *ZAPRUDER* E IL PROGETTO STORIE IN MOVIMENTO - Cuore d’acciaio

Frutto di un percorso che ha coinvolto centinaia di giovani storiche e storici, la rivista intende confrontarsi con ambiti di ricerca e approcci metodologici differenti. Accanto all'attenzione verso le lotte e le classi sociali, il femminismo, la "stagione dei movimenti", i conflitti generazionali, le avanguardie culturali e le subculture, «Zapruder» e il progetto Storie in movimento [www.storieinmovimento.orgwww.storieinmovimento.org] intendono analizzare altri soggetti e fenomeni: i movimenti ereticali e - più in generale - eterodossi, le cosiddette devianze e marginalità sociali, ma anche i populismi, gli spontaneismi, le dissidenze e i movimenti dei ceti medi o le dicotomie fascismo/antifascismo, razzismo/antirazzismo, nord/sud, guerra/pace, ecc. Il tutto in chiave interdisciplinare e riconoscendo come patrimonio da mettere a frutto in ogni senso - anche criticamente, se sarà il caso - filoni di pensiero e riflessione che hanno contribuito a rinnovare negli ultimi decenni il fare storia: la storia di genere, la storia sociale, la storia orale, la pratica della con-ricerca, la microstoria.

«ZAPRUDER» N. 34 - PRESENTAZIONE DEL VOLUME

Il trentaquattresimo numero di «Zapruder. Storie in movimento. Rivista di storia della conflittualità sociale» (maggio-agosto 2014, 160 pagine, 12 euro) è dedicato al tema: "Sulla cresta dell’onda. Suoni e parole alla conquista dell’etere".

L’affermarsi di una radiofonia indipendente dal controllo statale è fenomeno relativamente recente nei paesi europei, verificatosi in tempi diversi e con tragitti specifici a seconda del contesto. Ad uno sguardo più attento però affiorano non solo spinte e temi comuni, ma anche punti di contatto e reciproche influenze.

In questo numero di «Zapruder» abbiamo cercato di approfondire i singoli casi nazionali, allo scopo di agevolare il confronto tra le varie esperienze e individuare interessi di ricerca trasversali. Oggetto di riflessione massmediologica, questo campo di studi è ancora poco esplorato dalla storiografia, reso oggi più praticabile grazie alla disponibilità di nuove fonti primarie, quali gli archivi sonori di alcune emittenti.

Un processo, quello di liberalizzazione dell’etere, dagli esiti contraddittori, segnato dalle trasformazioni e dai rivolgimenti profondi che hanno attraversato le società europee. Stimolato da interessi economici, ma anche da esigenze di pluralismo e autonomia, in esso sono avvertibili le sollecitazioni delle mode giovanili degli anni sessanta e settanta, il desiderio di emersione delle culture locali nonché le istanze di rottura e critica dell’esistente che hanno vivificato i coevi movimenti di contestazione sociale. Diversità di intenti e versatilità del mezzo costituiscono dunque altrettanti nodi cruciali che hanno orientato l’impostazione del numero, nel tentativo di cogliere le molteplici potenzialità di un medium che, ancora oggi, non smette di innovarsi.

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Ingrid Hayes
Cuore d’acciaio
FONTI RADIOFONICHE E PAROLA OPERAIA (LONGWY 1979-1980)

Radio Lorraine coeur d’acier (Lca), «radio di lotta» della Confédération générale du travail (Cgt), che diffonde il suo segnale nella città di Longwy tra il 1979 e il 1980, rappresenta un mito nel pantheon delle radio libere francesi. Ciononostante, i lavori che evocano questa esperienza sono spesso molto agiografici e non sono sufficientemente fondati su uno studio del contenuto delle trasmissioni radiofoniche.

Gli storici della radio hanno essenzialmente incentrato i propri studi su un approccio politico e istituzionale, trascurando a volte il contenuto stesso di quello che si dice e si scambia alla radio1.

È quanto è successo per Lca, la cui storia è stata evocata o sommariamente raccontata da Gérard Noiriel, David Charasse, Claude Collin2, poco tempo dopo l’avventura radiofonica, e più recentemente da Mathieu Dalle e Thierry Lefebvre3. Ma nessuno di questi autori ha lavorato sul contenuto delle trasmissioni. E ciò malgrado il fatto che Lca costituisca un’eccezione, poiché le sue trasmissioni sono state quasi sistematicamente registrate. Queste fonti favoriscono l’accesso al milieu sociale che costituisce il radicamento della radio, attraverso il legame con le mobilitazioni che avvengono in quel periodo, ma anche con la realtà più quotidiana e i rapporti sociali che la strutturano.

IL CONTESTO DELLA NASCITA DI LCA: LA CRISI DELLA SIDERURGIA FRANCESE E IL “MOVIMENTO DELLE RADIO LIBERE”

Nel 1978 le imprese siderurgiche francesi sono sull’orlo del fallimento, al punto che lo stato decide di prenderne il controllo finanziario il 20 settembre, trasformando i debiti in partecipazioni di capitale. Il governo sceglie di mantenere le fabbriche ancora redditizie e di eliminare le altre, senza aumentare le capacità complessive di produzione. La società Sacilor annuncia la soppressione di 8.500 posti di lavoro. Usinor condanna la fabbrica di Denain e riorganizza la produzione nella Lorena. Il governo annuncia così il suo Piano di salvataggio, vale a dire la più forte riduzione d’effettivi mai realizzata nella storia della siderurgia francese con la soppressione di 21.750 posti di lavoro in poco meno di 18 mesi4.

Non si tratta certo di un fulmine a ciel sereno, sia perché la siderurgia transalpina è segnata sin dagli inizi da forti contraddizioni che la indeboliscono (la frammentazione in piccole unità e i fragili investimenti nelle attività di trasformazione), sia perché la crisi del 1978 affonda le radici a circa quindici anni prima (con la crisi delle miniere di ferro dell’inizio degli anni sessanta).

Gli operai siderurgici, sostenuti dalla popolazione, si lanciano in una battaglia che durerà diversi mesi nel tentativo di impedire lo smantellamento dell’intero settore. A Longwy, il livello di mobilitazione e di scontro con il padronato, le autorità pubbliche e le forze dell’ordine è elevato e coinvolge settori importanti della popolazione non direttamente legati alla siderurgia. Questa lotta terminerà tuttavia con una sconfitta dal punto di vista del mantenimento delle installazioni industriali e dell’impiego. Si tratta, a voler esser precisi, della prima sconfitta dei siderurgici francesi che sancisce l’ingresso nella nuova fase del capitalismo (vale a dire la fine del “compromesso fordista” sulla scia della crisi economica del 1973-74), con tutto quello che ciò implica in termini d’impatto sul mondo operaio come gruppo sociale e sulle organizzazioni che lo rappresentano. La mia analisi si colloca dunque nel cuore di avvenimenti decisivi, che producono un ribaltamento dal punto di vista delle rappresentazioni collettive e delle forme di coesione sociale che le alimentano. L’esperienza di Lca si inserisce in questa cronologia con un leggero ritardo, poiché è lanciata nel marzo 1979, ovvero tre mesi dopo l’inizio delle mobilitazioni, allo scopo di sostenere la Marcia su Parigi prevista per il 23 marzo 1979 per far pressione sul governo, e si mantiene fin oltre la firma, il 24 luglio 1979, della Convenzione sociale che sancisce la sconfitta del movimento di  protesta5.   

Lca, inoltre, s’inscrive in un’altra filiazione, quella delle radio libere. Il “movimento delle radio libere” in Francia nasce ufficialmente nel 1977 e produce diverse esperienze. Ciononostante, nel 1978 conosce un certo riflusso, a causa dell’irrigidimento delle autorità giudiziarie di fronte alle brecce aperte da questi nuovi operatori radiofonici nel monopolio statale. Per i più militanti, si pone allora la questione dell’alleanza con il movimento sindacale. È in questo contesto che nasce la piccola Sos Emploi, la radio lanciata dalla Cfdt a Longwy nel dicembre 1978. Radio Lca è ugualmente legata a filo doppio al movimento sindacale, anche se la Cgt, che in quegli anni promuove una quarantina di «radio di lotta», si preoccupa di distinguere queste esperienze dalle cosiddette radio libere. In effetti, la Cgt rimane attaccata al principio del monopolio di stato e giudica, per esempio, in modo severo l’evoluzione della situazione in Italia, in cui l’apertura delle frequenze radiofoniche ha visto emergere, da un lato, una dinamica privata e liberale e, dall’altro, una nebulosa di radio gauchiste che non rientrano nella sfera d’influenza della sinistra parlamentare.

A Longwy, Sos Emploi, a causa dei mezzi ridotti, raggiunge pochi ascoltatori ma riesce a lasciare il segno. La Cgt, che a livello locale è nettamente più forte, non intende farsi dare scacco matto su questo terreno. I dirigenti locali contattano allora il «settore propaganda» della Cgt, che da qualche mese pensava di mettere in piedi un progetto di questo tipo, e organizzano il lancio della radio in concomitanza con la manifestazione nazionale del 23 marzo, che doveva rappresentare una dimostrazione di forza da parte della centrale sindacale. Lca costituisce così la prima esperienza radiofonica della Cgt, che le conferisce dei mezzi considerevoli, in particolare due giornalisti professionisti provenienti da Parigi per l’animazione delle trasmissioni (Marcel Trillat e Jacques Dupont, ai quali si aggiungerà Bernard Martino) e un trasmettitore molto potente arrivato clandestinamente dall’Italia.

DELLE FONTI PARTICOLARI: LE TAPPE DELLA SCOPERTA, L’ANALISI E LA CAMPIONATURA

Quando, seguendo il caso delle letture e degli scambi personali, mi sono messa in testa di lavorare sull’esperienza di Radio Lorraine coeur d’acier, ignoravo l’esistenza stessa del fondo archivistico che sarebbe stato al centro della mia ricerca. In tal senso, l’idea di registrare e conservare le trasmissioni è abbastanza originale, giacché si trattava di una radio illegale, destinata a una vita di qualche settimana e fortemente legata a un’attualità a un tempo scottante e instabile. Questa originalità deriva appunto dal suo radicamento istituzionale, che implicava un controllo stretto da parte della Cgt, dato che la confederazione intendeva farsi regolarmente un’idea dell’evoluzione della radio. Le registrazioni delle trasmissioni sono dunque inviate, attraverso delle cassette audio, alla centrale sindacale fino al febbraio 1980. In seguito, le relazioni si degradano e i militanti locali mettono fine alle trasmissioni. Le registrazioni sono conservate dalla Cgt che in seguito le deposita agli archivi dipartimentali della Seine-Saint-Denis. Si tratta di uno stock di 987 cassette da 60 o 90 minuti. È un supporto allo stesso tempo fragile e poco manipolabile. Nel momento in cui ho scoperto la loro esistenza, non erano ancora state inventariate. È dunque un po’ alla cieca che ho proceduto ai primi sondaggi nelle fonti, seguendo modalità apertamente aleatorie. L’imbarazzo all’inizio ha prevalso: quali appunti prendere durante l’ascolto di queste registrazioni?

Quando si tratta di fonti scritte, disponiamo di un apparato critico, di metodi sperimentati e avallati. Niente di tutto ciò per le fonti orali, soprattutto qualora, come in questo caso, esse non siano state costituite dagli stessi ricercatori attraverso delle interviste. Si tratta di fonti orali non costituite in funzione di un obiettivo di ricerca6. Fortunatamente, mentre cominciavo le mie ricerche, gli archivisti avevano finito il loro lavoro di trasposizione delle cassette su cd, realizzando allo stesso tempo un inventario completo delle trasmissioni, assortito di dati precisi sul contenuto delle stesse. Essi non avevano però trasferito l’integralità delle trasmissioni, avendo privilegiato quelle direttamente legate alla mobilitazione dei siderurgici del 1979-80. Alcuni vincoli tecnici avevano tuttavia impedito di portare a termine questa selezione e così è rimasta disponibile una serie di contenuti non ritenuti interessanti. L’inventario è stato essenziale per stabilire una prima operazione di campionatura delle fonti radiofoniche.

Le principali fonti utilizzate in questo studio sono costituite dall’espressione diretta degli attori, in particolare operai, in una fase acuta delle lotte cui partecipano. Non si tratta unicamente dell’espressione di animatori sindacali, i quali non detengono il monopolio della parola. In effetti, il funzionamento della radio si fonda su un principio particolare, quello della diretta permanente. Un telefono è collegato in studio. Chi desidera intervenire in onda può farlo senza alcun problema, e ciò rende molto più ricche le trasmissioni. Permangono il filtro della presa di parola e quello del gioco di ruolo legato all’intervento in diretta, anche se qui si tratta di accedere alla parola da parte di individui che senza Lca non avrebbero lasciato traccia.

Gli strati sociali coinvolti nella radio vanno ben oltre la categoria dei siderurgici. La realtà della regione di Longwy è anzitutto operaia, prima fra tutte le regioni francesi mono-industria. Nella maggior parte dei casi, le altre componenti della popolazione si trovano legate a questa realtà attraverso forme di sociabilità, i legami famigliari o per via dell’attività professionale. Queste persone si inseriscono in un contesto operaio che contribuiscono a rendere eterogeneo, benché il gruppo più strettamente operaio rimanga centrale. È a questo milieu che la radio permette l’espressione. Tuttavia la radio è esterna alla fabbrica e la parola è proiettata nello spazio pubblico.

Inoltre, queste fonti hanno la particolarità di essere radiofoniche. Dal punto di vista dello studio del movimento operaio, i cui storici dispongono in generale di fonti scritte istituzionali, prodotte dai partiti o dai sindacati, qui si tratta di una situazione relativamente rara. In effetti, oltre alle condizioni particolari della messa in funzione di Lca, che permettono l’espressione di attori spesso relegati al silenzio, la radio costituisce un mezzo di propaganda e di comunicazione sindacale poco studiato. In quanto tale, la radio implica una natura, una forma e dei vincoli particolari nella messa in onda della parola, a cui i professionisti della propaganda sindacale devono adattarsi. Nel contesto di una crisi brutale, Lca rappresenta la cassa di risonanza di molteplici crisi intrecciate tra loro, la crisi economica, la crisi della siderurgia, la crisi del movimento operaio, la crisi politica legata alla rottura del programma comune di governo delle sinistre del 1977, la crisi dell’impegno civile7. Dato che un ascolto globale sembrava fuori dalla mia portata, ho prima di tutto costituito un campione in funzione delle questioni che intendevo porre alle varie fonti: trasmissioni di dibattiti, trasmissioni culturali, trasmissioni animate da donne o lavoratori immigrati, ecc. Ciononostante, per una migliore visione d’insieme dell’esperienza, non potevo accontentarmi delle fasce orarie giudicate a priori interessanti. In effetti, trascurare l’ordinario, il quotidiano, anche se a prima vista non aveva nulla da dire, avrebbe significato perdere una parte importante di quest’avventura radiofonica. Così, ho deciso di consultare un cd al giorno.

QUALE USO DELLE FONTI? CARATTERIZZARE L’ESPERIENZA, ANALIZZARE I RAPPORTI SOCIALI ALL’OPERA

Alle prese con centinaia di pagine d’inventario, di liste, di note classificate in ordine cronologico ma anche secondo il tema, l’interrogativo, il gruppo, ho tentato di articolare diversi approcci, seguendo un movimento che assomiglia a una spirale, quanto meno nell’ordine dell’esposizione: dapprima si considerano le fonti per quello che ci dicono sui temi affrontati, sui programmi, sugli animatori, sugli individui e i gruppi di persone coinvolti nella radio. In seguito si concentra l’attenzione sul contenuto, tentando di individuare le costanti, gli elementi di un’identità collettiva, di un quadro politico generale e comune, così come gli aspetti di controversia. Infine, ci si interessa alle interazioni e quindi alle differenziazioni tra gruppi, micro gruppi, individui, vale a dire ai rapporti sociali interni alla radio. A questo proposito, fornisco qui di seguito alcune considerazioni, tentando di far emergere a un tempo la ricchezza delle fonti (inventari e registri) e le conclusioni che si possono ricavare dalla loro analisi.

L’inventario ha permesso di stabilire una tipologia delle trasmissioni e dei temi, di analizzare la loro frequenza ed evoluzione. Per quanto concerne le persone intervenute alla radio, si sono rese necessarie delle incursioni dirette nelle fonti. Dopo aver definito un metodo per caratterizzare socialmente queste persone, ho potuto rendere conto delle proporzioni in cui i vari gruppi sociali erano rappresentati alla radio, nell’attività di animazione e tra gli ascoltatori. Allo stesso tempo, sono riuscita a circoscrivere il nucleo degli animatori così come l’evoluzione delle sue frontiere. Il che mi autorizza ad avanzare alcune conclusioni.

Pare che Lca sia organicamente legata alle mobilitazioni. Poiché se ne nutre, la voce della radio si affievolisce quando queste declinano. Tuttavia essa acquisisce una dinamica propria, che si rafforza con la diminuzione del grado di combattività degli operai siderurgici, e che di fatto preesiste alla radio. L’implicazione di coloro che non sono né siderurgici né sindacalisti è quasi immediata. Il debole spazio occupato dalla siderurgia e dalle questioni sindacali al di fuori degli interventi ad hoc è ugualmente un dato di partenza. Una parte della popolazione è coinvolta in questa esperienza: le trasmissioni rivelano l’espressione di una classe operaia organizzata, attraverso la mediazione della Cgt e del Partito comunista francese, ma anche quella, più diretta benché sottoposta ai vincoli della presa di parola radiofonica e dell’autorità degli animatori, e meno direttamente politica, di una popolazione la cui impregnazione dell’ideologia comunista-sindacalista è reale ma variabile. È questo un secondo punto: Lca ha il grande merito di permettere, attraverso il suo funzionamento, una forma di espressione operaia. Non è una cosa banale. Gli operai sono solitamente silenziosi, senza altra possibilità di accedere alla parola pubblica o alla fabbricazione delle tracce se non quella che è accordata loro dalle organizzazioni che li rappresentano. La radio permette che si esprimano dei lavoratori immigrati che la Cgt ha difficoltà a integrare, tantomeno a organizzare. Lca rende visibili le donne, l’altra parte del mondo operaio quasi assente dall’ambiente militante dei siderurgici, donne militanti, donne dei siderurgici, donne che assurgono a una dimensione collettiva dell’esistenza. Ciò detto, se la radio permette un’espressione operaia, le classi medie intellettuali sono ugualmente ben rappresentate, in proporzioni che eccedono nettamente la loro presenza nella sociologia del bacino di Longwy. Da un punto di vista dell’inquadramento e dell’animazione, gli operai non hanno mai il controllo della situazione. La sola trasmissione che sia una produzione autenticamente operaia è quella destinata ai lavoratori immigrati. La stragrande maggioranza delle altre è gestita da giornalisti o animatori, che si specializzano col tempo e che sono essenzialmente degli studenti o degli insegnanti. Essi hanno un peso determinante nella scelta dei temi e dei programmi. È in parte l’enigma della radio: essa è sorta sotto l’impulso dei sindacati e degli operai, ma nel suo contenuto e nella sua animazione le cose sono meno semplici, e la tendenza è quella di ridurre lo spazio occupato dalla componente operaia.

Le fonti di questa ricerca permettono di cogliere le interazioni, ovvero i rapporti sociali tra i differenti gruppi e sottogruppi di attori. Si tratta qui di entrare nel cuore della materia stessa, vale a dire gli scambi verbali tra coloro che intervengono alla radio, presenti in studio o al telefono, applicando una griglia d’analisi che prenda in considerazione le variazioni e le rotture, i capovolgimenti nei rapporti di forza, i cambiamenti di tono. I criteri sono evidentemente mobili e difficili da oggettivare. Quando e perché scegliere di trascrivere un passaggio di una trasmissione piuttosto che di un’altra? Mi sembra che ciò che acquisisca senso sia lo scarto rispetto a una forma espressiva maggiormente attesa e formale, riconducibile agli schemi politici e sindacali. Lo scarto non ha valore statistico, poiché giustamente vale per il fatto che si allontana dalla media, ma ci dice probabilmente qualcosa di più sulle strutture e sulle dinamiche all’opera rispetto agli scambi che costituiscono la norma. È ciò che accade quando emerge un disaccordo, o qualora un radioascoltatore abbia atteggiamenti di tipo sessista. Prendiamo un esempio: il 17 aprile 1979, Robert Matondi, lavoratore ambulante, è protagonista della trasmissione Passé-présent, in cui l’invitato racconta la propria vita. Sua moglie, Arlette Matondi, convinta dal giornalista Marcel Trillat, finisce per raggiungerlo in studio durante le battute finali della trasmissione. Mentre le condizioni di vita degli ambulanti sono al centro della discussione, Jean-Pierre Hirlet, sindacalista, celebra degnamente il suo arrivo domandandole:

«E in qualità di casalinga? Il lavoro delle faccende di casa non ne risente?». Vigile di fronte a questo tipo di assegnazione esclusiva, Trillat aggiunge:

Marcel Trillat: Vi dà aiuto nel lavoro di casa?

Arlette Matondi: ah niente affatto!

Robert Matondi: insomma, andiamo, c’è l’acqua corrente, non ha alcun motivo di lamentarsi8.

Allo stesso modo, ho potuto rilevare altri esempi meno caricaturali di assegnazione del ruolo di genere, come quello in cui l’animatore ricorda regolarmente, intorno all’ora di mezzogiorno, che ascoltare Lca non deve impedire di mettersi ai fornelli. Questi comportamenti si riproducono anche quando gli animatori sono destabilizzati da una situazione particolare, o quando si ha la fortuna di ascoltare, a seguito di un incidente tecnico, delle conversazioni fuori onda. Così, il 30 maggio 1979, il tecnico di turno ha un problema nel mettere in moto la sigla di una trasmissione di poesia e, per rimpiazzarla, lancia un pezzo del cantante pop Claude François. Malauguratamente il microfono di Trillat è rimasto aperto. Egli comincia così una discussione con i tecnici dai toni seguenti:

«Allora ragazzi, scegliete un po’ meglio i pezzi, questo fa schifo, orribile».

[E aggiunge: prima di mettere un disco durante la trasmissione] «discutete con la gente».

[Léonard, il tecnico, risponde] «ma [è] la gente che domanda queste cose».

[Ma Trillat non si ferma lì] «quando la gente chiede un disco, bisogna discutere con loro, Léonard, tu hai le stesse nostre responsabilità, tu discuti, va bene mettere ogni tanto un disco che è una merda, ma non bisogna però dare i numeri!9»

Questo scambio ci informa sulla concezione della cultura che ha il giornalista: si tratta quindi di trasmettere alla gente una cultura che, sotto molti punti di vista, si sovrappone a quella diffusa tra le persone comuni, e che Trillat rigetta con vigore, inducendolo così a riprodurre quei meccanismi di dominio ai quali egli si oppone sul piano politico. Le fonti permettono di analizzare e di comprendere fino a quale punto i rapporti di dominio s’intreccino, frammentando il collettivo in gruppi a geometria variabile a seconda del denominatore comune che si privilegia. In realtà, ogni gruppo definito da un rapporto di dominio si suddivide a sua volta in una diversità di gruppi poiché è attraversato dall’insieme dei rapporti di dominio. Così, all’interno di un gruppo formato dalle frange dei salariati diplomati, le donne si integrano senza difficoltà nell’équipe di animazione della radio, ma l’essere donne sembra impedir loro di accedere allo status di capo della rubricaculturale, mentre sono sempre degli uomini a essere incaricati dell’insieme delle trasmissioni culturali. Inoltre, le donne non salariate provenienti dalle classi popolari si adattano meglio delle donne sindacaliste allo studio radiofonico, ma solo per mezzo di compiti subalterni che perpetuano il loro status di dominate.

Quanto alle donne immigrate, esse si collocano nel mezzo di molteplici rapporti di dominio. Il 22 giugno, ad esempio, la giovane Aisha si ritrova progressivamente a essere l’oggetto di tutti gli attacchi. Marcel Trillat ha la tendenza a interromperla per dare la parola alle donne che parlano meno bene il francese, alle quali egli si permette di porre delle questioni estremamente personali concernenti la contraccezione, domande che non indirizza né agli uomini magrebini presenti in studio né ad Aisha. Le due animatrici della trasmissione, che non sono immigrate, si rivolgono a lei come se fosse l’incarnazione di tutte le donne immigrate, cui rimproverano il loro scarso coinvolgimento nella lotta.

Una delle animatrici chiede ad Aisha quello che le donne immigrate sentono «nella lotta, come è in questo momento […] al nostro fianco». La giovane donna risponde:

Noi condividiamo questa situazione perché abitiamo nella regione, siamo con tutto il cuore con voi. Ma non ci piace questo “voi”, perché, nei fatti, siamo noi, non siamo voi, siamo noi, abitiamo dopotutto a Longwy.

La sua interlocutrice non mostra alcuna comprensione della posta in gioco in termini di solidarietà che questa riformulazione della domanda rappresenta, e vuole saperne di più: «bene, d’accordo, ma a livello di partecipazione, i meeting e le cose di questo tipo?». La situazione permette alle donne francesi di abbellire la realtà dei rapporti uomini-donne che esse conoscono, e così spingere Aisha a dipingere con toni peggiorativi la situazione all’interno delle famiglie magrebine.

Da quel momento, sono gli uomini magrebini, con una dose più o meno grande d’aggressività, a intervenire nella trasmissione attaccando la ragazza. Ad Aisha, che afferma che per le famiglie musulmane la contraccezione è contro natura, un uomo musulmano risponde: «non solamente per una famiglia araba, tutte le famiglie religiose, i cattolici e pure i protestanti

sono contro la contraccezione, figlia mia!». Tutto avviene come se quest’uomo si sentisse obbligato a contrastare ciò che egli sente come una manifestazione di razzismo da parte di una donna magrebina, mentre non ha niente da ridire sul modo in cui le due donne francesi si sono rivolte alla ragazza. La trasmissione va avanti, e quando si discute, in maniera più generale, di liberazione delle donne, Aisha aggrava la sua posizione spiegando che non potrebbe sposare un arabo, perché nella sua situazione nessuno la vorrebbe. È allora un algerino che riprende l’offensiva e spiega anzitutto che «potrebbe sposarsi con un europeo ed essere sfruttata sotto un altro punto di vista, qui la donna è sfruttata per mezzo del suo lavoro, del metrò, dei trasporti, è esattamente la stessa cosa, è lo stesso schema». Più in là, afferma: «trovo questa discussione molto simpatica, molto nobile, ma non ne vedo l’utilità». Egli spiega che secondo lui «il problema della donna» non deve essere considerato a parte, perché è legato al problema dell’uomo e per cambiare la «situazione della donna» bisogna cambiare la società. «Il resto, la reputazione e compagnia bella, è un falso problema». Questa volta Aisha incarna a un tempo l’insieme delle donne magrebine che bisogna rimettere al proprio posto sorvolando sulla situazione di dominio che subiscono, e le donne in generale che devono accontentarsi di partecipare alla lotta per il rovesciamento del capitalismo, condizione e garanzia della loro liberazione. Tuttavia, Aisha non perde sangue freddo e senso dell’umorismo e alla fine della trasmissione interpella l’argerino che le ha consigliato di attendere il socialismo e di finire di lamentarsi delle cose che tutti conoscono ma che sono solamente «dei problemi fra tanti altri», chiamandolo «il mio amico mago».

Cionondimeno, è vero che la ragazza è stata oggetto di molte provocazioni durante la trasmissione. Solo le donne magrebine presenti l’hanno risparmiata, ma non l’hanno sostenuta. L’analisi delle fonti mi porta a concludere che i rapporti di dominio sono evocati, spesso contrastati ma mai sospesi. Ciò non leva nulla alla forza dell’esperienza qui descritta. La volontà, ad esempio, di favorire l’espressione diretta dei bambini costituisce una rottura reale e permette un’incursione all’interno di un continente silenzioso. La programmazione di una trasmissione specificamente destinata agli immigrati, parzialmente in lingua araba, è una sfida, anzitutto in termini di pubblico ma anche per la messa a disposizione di uno spazio di libertà che i giornalisti professionisti si astengono dal controllare rapidamente. Al di là delle ambiguità con cui sono trattate le questioni strettamente femminili, è estremamente raro sentire evocare in pubblico l’esperienza del parto o le violenze che le donne subiscono. Radio Lorraine coeur d’acier permette tutto ciò. L’articolazione tra questo tentativo di liberazione della parola e i differenti gruppi implicati risponde tuttavia alle logiche legate al rapporto simbolico diseguale che oppone gli intellettuali ai mondi popolari, ma anche agli altri rapporti di dominazione che è possibile individuare analizzando la loro espressione in onda.

(Traduzione dal francese di Ferruccio Ricciardi)

1 Cfr. Cécile Méadel, Histoire de la radio des années trente : du sans-filiste à l’auditeur, Anthropos, Economica, 1994.

2 Cfr. Gérard Noiriel, Longwy, immigrés et prolétaires, 1880-1980, Presses universitaires de France, 1984; David Charasse, Lorraine coeur d’acier, Maspéro, 1981; Claude Collin, Ondes de cho : de l’usage de la radio en temps de lutte, L’Harmattan, 1982.

3 Cfr. Mathieu Dalle, Les Ondes déchaînées: analyse culturelle des radios libres françaises, 1977-1981, tesi di dottorato, University of Pennsylvanie, dicembre 2002.

4 Cfr. soprattutto Michel Freyssenet, La sidérurgie française 1945-1975 : l’histoire d’une faillite, les solutions qui s’affrontent, Savelli, 1979; Gilles Nésozi, La Fin de l’homme du fer, syndicalisme et crise de la sidérurgie, l’Harmattan, 1999.

5 La Marcia su Parigi è la manifestazione nazionale in difesa della siderurgia nella Lorena indetta dalla Cgt cui aderisce anche la Confédération générale du travail (Cfdt) di Longwy, in disaccordo con la direzione nazionale.

6 Sul trattamento delle fonti orali si veda, relativamente al dibattito francese, Problèmes de méthode en histoire orale, Table ronde du 20 juin 1980, Institut d’histoire du temps présent, CNRS; Archives orales, une autre histoire?, «Annales ESC», vol. 35, 1980, n. 1, pp. 124-199; Philippe Joutard, Ces voix qui nous viennent du passé, Hachette, 1983.

7 Il Partito socialista, il Partito comunista francese e i radicali di sinistra avevano firmato nel 1972 un programma comune di governo in previsione delle elezioni presidenziali del 1974. I risultati deludenti dei comunisti nelle elezioni intermedie spinsero il partito a chiedere una radicalizzazione del programma, provocando la rottura con i socialisti. Questo segnale di irrigidimento all’interno del Partito comunista avrà in seguito delle ripercussioni anche sulla Cgt.

8 Archives départementales de la Seine-Saint-Dénis (Bobigny), Archives sonores de Radio Lorraine coeur d’acier, Cd n. 4AV/741 e n. 4AV/742, registrazioni delle trasmissioni del 17 aprile 1979. 30 ottobre 1979, municipio di Longwy-haut (fotografia di Richard Frieman).

9 Ivi, Cd n. 4AV/889, registrazioni delle trasmissioni del 30 maggio 1979.

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