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Solo sulla strada facciamo la differenza

Ogni giorno incontriamo la pancia agitata del paese, ha esattamente queste caratteristiche complesse e sono in molti a volerci mettere sopra le mani. Però bisogna prima di tutto comprendere che ciò che accade è irrappresentabile e coloro che vogliono contenerlo dentro bandiere tricolori, simboli di partito o appartenenze di vario titolo saranno messi in mora appena proveranno a ingabbiare dentro ipotesi identitarie gli avvenimenti in corso.

Ogni giorno siamo in mezzo a questo magma complicato e riottoso, tradito dai partiti e dai sindacati, ingannato dagli “amici” di turno, sfruttato e precarizzato, distante anni luce dal dibattito che appassiona la politica, impaurito da una crisi profonda e senza via d’uscita, dentro un presente drammaticamente da svoltare. Di fronte alle ricette stantie proposte c’è chi vota Grillo o si autonomina “forcone”, c’è chi si solleva e assedia i palazzi del potere.

Il 19 ottobre è stato uno spartiacque e non vederlo è solo questione di punti di vista. Guardare dalla strada e non rifiutare le caratteristiche poco ortodosse che si manifestano in questo momento non vuol dire dare una mano a Forza Nuova o Casapound, significa solo proseguire il percorso che ci siamo dati dentro una quotidianità di frontiera, di banlieu. Stare tra gli in organizzabili e costruire il conflitto giorno per giorno nella lotta per la casa, il reddito, la mobilità, la salute, la cultura spesso ci ha visto contrastare metro dopo metro la destra, le tentazioni securitarie e razziste, le paure che producono recinti e fascismo. Non siamo disponibili ad analisi per comprendere da esterni cosa accade, vogliamo stare dentro questo fiume in movimento e produrre l’esondazione necessaria. Essere virus e al tempo stesso anticorpo.

Abbiamo avuto coraggio il 19 ottobre e ci siamo riconosciuti in piazza. Una piazza meticcia e solidale, ma non per questo priva del tutto di contraddizioni. Quella stessa piazza si è domandata cosa fare il 9 dicembre e la conclusione è stata semplice: tenere gli occhi aperti e cercare le connessioni, gli odori, gli umori giusti. La feccia di Porta Pia sa come parlare con la pancia del paese in ebollizione e ha capito che non poteva essere tappo di ciò che si era mosso il 12, il 15, il 18 e il 19 ottobre.

Sedimentare e tracimare: questo può essere un percorso che spaventa e che produce risultati, quindi la “vertenza” è stata aperta e la sollevazione è permanente e prende strade non sempre tracciate distintamente. Ma noi ci siamo e già guardiamo dentro ciò che si muove e ci riconosce e apre nuovi spazi pubblici di confronto e di lotta. Ci stiamo sporcando? Può essere, ma davanti a noi ci sono strade non percorse e forme non definite. Dal punto di vista da dove guardiamo non è difficile farsi male ma la distanza deve essere breve per respirare questo presente complesso. Farselo raccontare o guardarlo da lontano non serve.

Solo sulla strada facciamo la differenza!

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