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Rigettata l’istanza di scarcerazione per Paolo e Luca: lo Stato si assolve condannando chi non abbassa la testa

Sono proprio coloro che si sono battuti per denunciare i pericoli insiti nei provvedimenti governativi in materia di infrastrutture e urbanistica ad essere colpiti dunque. Colpevoli di aver più volte denunciato il rischio di catastrofi come quella genovese, di Albinia, di Parma o di Trieste, causate da scelte scellerate che rendono impermeabile il suolo disseminando la penisola di cemento e precarietà. Colpevoli di essersi battuti con forza e coraggio contro le politiche di privatizzazione, di sfruttamento e di espropriazione dei diritti. Contro il disegno criminale portato avanti dal governo Renzi, in linea con quelli che lo hanno preceduto, di un modello di sviluppo legato agli affari delle lobbies politiche e delle imprese, come dimostra in queste ore quanto sta accadendo ad Arquata intorno ai cantieri per il terzo valico del Tav o a Milano intorno a Expo 2015.

Alla faccia di chi crede che la magistratura sia un organo “neutrale”, oggi un’altra vergognosa pagina di persecuzione dei movimenti sociali è stata scritta: il tribunale del riesame ha rigettato l’istanza di scarcerazione di Luca e Paolo, da 150 giorni ai domiciliari nelle abitazioni di amici e parenti in quanto non possono risiedere nelle occupazioni dove vivono e lottano. Per Paolo si reitera anche la negazione di permessi lavorativi, confermando un livello di persecuzione e vendetta assolutamente intollerabili. Per gli altri attivisti indagati per il 31 ottobre resta l’obbligo quotidiano di firma.

Questa detenzione prolungata cozza con ogni barlume di proporzionalità e buon senso, pur formalmente previsti dal codice di procedura penale. Va letta dunque come una dichiarata misura di detenzione politica: Paolo e Luca sono già stati giudicati colpevoli per essere stati tra i protagonisti delle lotte sociali che negli ultimi anni hanno saputo rompere gli angusti confini in cui erano state relegate.

Ma nell’era Renzi, quella della dittatura del neoliberismo più avanzato, chi si ribella deve essere criminalizzato e ridotto al silenzio: in questo senso leggiamo l’infame articolo 5 del decreto Lupi che nega residenza, acqua e luce a chi occupa una casa, le misure cautelari di durata inusitata a Paolo e Luca, le accuse di terrorismo ai militanti No Tav e gli altri innumerevoli provvedimenti repressivi messi in atto in tutta Italia. Ma le lotte sociali non possono essere fermate. Già da domani, nella giornata di sciopero sociale e metropolitano faremo vivere la nostra rabbia nelle iniziative che metteremo in campo. La stessa rabbia che porteremo in piazza il 18 ottobre a Centocelle a Roma e in tante altre città per ribadire che i territori sono di chi li abita e impedire l’esecuzione dei progetti criminali della rendita sulle nostre vite.

Continueremo a lottare e a gridare PAOLO E LUCA LIBERI, TUTTE E TUTTI LIBERI.

Una sola grande opera: casa e reddito per tutt@!

 

Movimenti per il Diritto all’Abitare

www.abitarenellacrisi.org

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