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Pisa: rinviati 4 sfratti a Cisanello

Dopo i picchetti anti-sfratto e il presidio all’Apes organizzati dagli abitanti di S.Ermete durante la scorsa settimana, ieri e oggi altre giornate di resistenza e lotta agli sfratti a Pisa, stavolta nel quartiere di Cisanello, dove alcune famiglie in occupazione e due con sfratto per morosità, si sono organizzate insieme al Progetto Prendocasa per impedire all’ufficiale giudiziario di sbatterli in mezzo alla strada.

Ieri una famiglia con due bambini in via Padule è riuscita a sventare lo sfratto dove non sono mancati momenti di tensione con l’ufficiale giudiziario che più che vestire gli abiti di dipendente del tribunale è sembrato uno sceriffo, tant’è che ha provato a farsi strada dentro l’abitazione spingendo la mamma con la bimba piccola in braccio. Lo sfratto comunque è stato rimandato di un mese.

I due picchetti di questa mattina sono iniziati alle 8, dislocati in due zone diverse del quartiere Cisanello: in via Taddei e in via Puglia. L’ufficiale giudiziario che solitamente “lavora” in questo quartiere, lo stesso di ieri, si è recato oggi prima in via Taddei per eseguire lo sfratto al secondo accesso, accompagnato da avvocati, fabbro, agenti della Digos e proprietario di casa. Con toni molto accesi hanno provato ad intimidire la famiglia che si è però fatta trovare preparata e decisa a non mollare l’abitazione fin che una soluzione concreta non risolverà l’emergenza abitativa della famiglia che attualmente vive con un reddito di 600 Euro e l’affitto che pagava era di 550. Lo sfratto è stato rimandato soltanto all’8 ottobre: il fatto che al secondo accesso ci sia un rinvio solo di una settimana denota che il proprietario (che possiede diverse abitazioni tra Pisa e Livorno), abbia un certo potere “persuasivo” nei confronti di magistratura e ufficiale giudiziario.

Mentre questo sfratto si concludeva col rinvio, l’altro picchetto di via Puglia è cresciuto a livello numerico. Tante le persone che si sono recate al “Casone”, complesso di vecchie case popolari costruite nel dopoguerra, grazie anche ai recenti volantinaggi che le famiglie hanno fatto in questi giorni.
Al Casone c’è una grande quantità di abitazioni sfitte, addirittura murate o fatte distruggere all’interno dall’Apes, ente che gestisce le case popolari. Qualche anno fa sei abitazioni furono occupate da alcune famiglie che oggi hanno ricevuto la prima visita dell’ufficiale giudiziario che è stato costretto anche qui al rinvio, questa volta di un mese.

Mentre da parte delle istituzioni continua l’incapacità di affrontare l’emergenza abitativa che centinaia di famiglie stanno subendo senza che venga data nessuna soluzione concreta, la lotta agli sfratti inizia a crescere in maniera organizzata in tanti punti della città; forme di partecipazione e di solidarietà tra gli stessi abitanti come in S.Ermete e a Cisanello iniziano ad essere incisive per la resistenza immediata agli sfratti.

Ovviamente questo non può bastare per vincere la battaglia contro le politiche abitative che il Partito Democratico continua a portare avanti da anni, ma sembra che sia la strada giusta da intraprendere e da generalizzare nel territorio e per le mobilitazioni di ottobre, in cui diversi soggetti sociali scenderanno per le strade per reclamare reddito, case e dignità.

 

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