InfoAut
Immagine di copertina per il post

“Noi portuali di Genova non vogliamo far parte dell’ingranaggio delle armi”

||||

Transito e traffico d’armi per i porti italiani, europei e non solo… ma i portuali non ci stanno e si organizzano in rete per bloccare le navi della morte. Ne parliamo con José Nivoi del CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) di Genova, che sabato 27 parteciperà al dibattito “Armiamoci e pa(r)tite: la guerra non porta nulla di buono” durante Èqualafesta 2022 a Germignaga (Varese).

Intervista di Anna Polo da Pressenza

Come e quando è nato il CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali)?

Il Calp è nato il 15 ottobre 2011, dopo una grande manifestazione a Roma. Sul pullman di ritorno si decise di far rinascere il collettivo di lavoratori portuali, più che altro per delle esigenze sindacali: la struttura sindacale di allora, la CGIL, non permetteva e continua a non permettere di dialogare tra le varie realtà, se non in sporadici appuntamenti. Volevamo uscire da quella logica, discutere di problematiche di vario genere, non solo portuali, ma anche di carattere politico.

Vi muovete da tempo a Genova per denunciare il traffico di armi e impedire il passaggio di navi cariche di bombe e missili. Puoi raccontarci alcuni momenti significativi della vostra lotta?

La nostra lotta è iniziata più o meno nel 2014, quando abbiamo visto parcheggiati all’interno dell’area portuale dei grandi fuoristrada della Toyota, che poi venivano caricati su una nave diretta a Tangeri. In seguito tramite un articolo di giornale siamo venuti a sapere che quei pick-up erano stati portati a Tripoli e che da Tripoli alcuni di questi per via di malfunzionamenti – motori rotti e via dicendo – erano tornati a Genova. A distanza di qualche mese uno di noi è arrivato con un video di Youtube dove si vedeva un pick-up con sopra montata una mitragliatrice in una zona di guerra dopo il rovesciamento del governo Gheddafi. Sparava come un pazzo ad altezza villaggi e sul parabrezza c’era ancora uno dei nostri adesivi con scritto Genova. A quel punto abbiamo cominciato a lavorare sull’aspetto delle armi nel porto.

I momenti più eclatanti sono stati il blocco effettivo con lo sciopero e le azioni del 2019, la denuncia del governo italiano, che fa transitare tranquillamente le navi saudite perché c’è un interesse sovranazionale degli Stati Uniti e la denuncia dello scontro di interessi tra Italia e Francia per mantenere il controllo dei pozzi petroliferi Eni e Total in Libia.

Nel maggio 2021 abbiamo tentato di bloccare un carico di armi destinato a Israele, in rete con i portuali di Livorno e di Napoli. La nostra azione ha creato dei problemi diplomatici tra Italia e Israele, ma anche con gli USA. Quando si è diffusa la notizia che stavamo bloccando questo carico di missili Di Maio è andato all’ambasciata israeliana a Roma dicendo: “Non vi preoccupate, la sistemiamo noi questa vicenda. State tranquilli”. Israele infatti aveva minacciato di boicottare in toto le merci italiane se i portuali italiani non avessero smesso di boicottare le loro navi.

Grazie alle nostre mobilitazioni che hanno dato gambe al movimento pacifista, abbiamo cominciato a lavorare come rete, fino ad arrivare a gennaio 2021 al blocco deciso dal Parlamento Europeo della compravendita di circa 19.000 missili della RWM, destinati ai droni usati dall’Arabia Saudita contro gli yemeniti.

Oltre a Genova, altri porti italiani ed europei stanno portando avanti le vostre stesse azioni. Esiste una rete organizzata per scambiarsi informazioni e coordinare i blocchi dei porti?

Come sindacato USB siamo radicati a Genova, Livorno, Civitavecchia, Trieste e da poco anche Palermo, con una collaborazione informativa e di azione. Abbiamo avuto dei contatti con portuali in giro per l’Europa a Bilbao, Sagunto, Valencia, Marsiglia, Amburgo e Rotterdam e stiamo cercando di creare una rete nel tentativo di costruire uno sciopero internazionale, che non è una cosa semplice da fare. Abbiamo avuto contatti anche con portuali americani e sudafricani e ricevuto i ringraziamenti di organizzazioni yemenite e dei palestinesi di Gaza e siamo in contatto con moltissimi gruppi pacifisti italiani, europei e mondiali. C’è un continuo dibattito su come riuscire a organizzare questa giornata internazionale.

Qual è la situazione attuale riguardo al passaggio di navi cariche di armi destinate a paesi coinvolti in conflitti, come Arabia Saudita, Israele, Libia e Turchia?

Le armi trasportate dalle navi che passano da Genova e dai porti italiani sono perlopiù compravendite estere in transito in Italia. Il percorso tipico parte dagli Stati Uniti, arriva nell’Europa del nord e poi a Genova e si dirige verso Alessandria d’Egitto, uno dei Paesi che più acquista armi, anche se non c’è un contesto di guerra come per esempio in Siria e Yemen. Dopo Alessandria d’Egitto le navi toccano il porto di Iskerderun a circa 80 km dal confine con il nord della Siria. Alcune vanno in India, perché l’esercito indiano compra veicoli in dotazione all’esercito USA e a Gedda.

Questi sono i porti toccati dalla compagnia saudita Bahri; poi c’è anche l’israeliana Zim, che movimenta armamenti venduti dagli USA e dall’Europa a Israele (anche se è uno dei produttori, alcuni armamenti li compra all’estero). Sono arrivate armi anche in Libia e in generale c’è un continuo commercio nei teatri più conosciuti.

I portuali di Genova hanno una lunga storia di lotta contro il traffico di armi. Che cosa vi spinge a continuare l’impegno dei vostri padri?

Per noi è una è una questione etico-morale, oltre che di carattere sindacale e di sicurezza sul lavoro. Nel momento in cui queste navi entrano nel porto di Genova il rischio di esplosioni e contaminazioni aumenta in modo esponenziale, soprattutto pensando che a circa 200 metri si estende un quartiere popolare a popoloso come Sampierdarena. Le autorità portuali si muovono solo quando vedono l’incidente, la prevenzione è solo sulla carta e non di fatto. Prefettura, Autorità Portuale e Capitaneria di Porto non applicano leggi come la 185, che vieta transito ed esportazioni di armi verso paesi in guerra: una palese violazione, che si aggiunge a quella dell’articolo 11 della Costituzione.

Noi denunciamo i massacri e le violazioni dei diritti umani da parte per esempio dell’Arabia Saudita. Con la scusa del libero passaggio delle merci lo Stato italiano fa passare tranquillamente queste navi. Insomma, il commercio viene prima delle vite umane.

Come dicevo prima, per noi comunque il fattore più importante è quello etico morale. Qui è un po’ una tradizione: i portuali di Genova hanno sempre praticato la solidarietà attiva per esempio ai tempi della guerra in Vietnam, o della dittatura in Cile.

Quando nelle mie ore di lavoro carico e scarico armamenti che, lo so benissimo, uccideranno migliaia di civili, tra cui centinaia di bambini, io faccio parte della filiera della produzione delle armi. Il missile che esplode è solo l’atto finale di una produzione occidentale. Noi in questo ingranaggio non ci vogliamo stare; vogliamo uscirne, vogliamo spostare merci per il bene comune e non per alimentare i profitti di privati tipo Leonardo e Fincantieri.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

CALPgenovaguerraportuali

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

L’opposizione al governo Meloni parte da qui

Contributi, punti di vista, riflessioni da parte delle tante anime che hanno composto la ricchezza della manifestazione oceanica della Torino partigiana. Iniziamo una raccolta di ciò che si tenta di appiattire, con uno sguardo alla complessità della composizione, della soggettività e della fase che stiamo attraversando.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Verso il 31 gennaio Torino è partigiana: le convocazioni delle piazze tematiche

Dalla casa al lavoro, dalla formazione alla ricerca, dalle lotte a difesa del territorio alla solidarietà per la Palestina e il Rojava: una raccolta delle convocazioni tematiche per i tre concentramenti di sabato 31 gennaio in occasione del corteo nazionale “Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La fine delle infrastrutture pubbliche: il caso RFI

Negli ultimi mesi si è spesso parlato della possibile privatizzazione della rete ferroviaria italiana. Si tratta di un tema che, come è facile intuire, è estremamente rilevante.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Rabbia delle periferie tra razzismo, proletariato bianco e stigmatizzazione dei “maranza”. Intervista ad Houria Bouteldja

Con la sua analisi provocatoria, la studiosa e militante antirazzista franco-algerina Houria Bouteldja ripercorre la storia della sinistra francese ed europea per spiegare come superare la cosiddetta “guerra tra poveri”

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Vanchiglia chiama Torino: assemblea cittadina post sgombero di Askatasuna

Riportiamo di seguito il commento a caldo del Comitato Vanchiglia Insieme in merito alla partecipatissima assemblea tenutasi nei locali della palestra della scuola del quartiere Vanchiglia.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Fermiamo la demolizione del campo da calcio di Aidaa Camp a Betlemme

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato scritto da varie realtà dello Sport Popolare di tutta Italia.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Aska è di chi arriva. Chiedi del 47

In questo momento più del solito, ma non è un fenomeno specifico di questi giorni, sembra esserci una gara a mettere etichette su Aska e sulle persone che fanno parte di quella proposta organizzativa.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: “difendere l’Askatasuna per non far spegenere la scintilla di ribellione che Torino ha dentro”

“La grandissima manifestazione di risposta allo sgombero è stata la reazione di Torino che si è riversata nelle strade per difendere quella sua radice ribelle che non si vuole che venga cancellata.”

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Sgombero Askatasuna. Giorgio Rossetto: “Rispondere logorando l’avversario come in Val Susa”

Bisogna accettare i terreni anche quando non si sono scelti, il terreno del conflitto, della lotta, a volte anche dello scontro e l’esercizio della forza da parte dei movimenti

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino è partigiana: il futuro comincia adesso

Riprendiamo il comunicato scritto in serata e uscito dal centro sociale Askatasuna sulla giornata di ieri.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: perquisizioni all’alba

Continua la criminalizzazione del movimento e delle mobilitazioni a Torino.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Minneapolis si ribella contro le milizie dell’ICE

Prima dell’omicidio di Alex Pretti ,un infermiere di terapia intensiva presso il dipartimento governativo per i veterani di guerrra e attivista,avvenuto con un efferata esecuzione da parte delle squadracce dell’ICE ,si era svolto a Minneapolis un partecipato sciopero generale contro il governo federale.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

“I portuali non lavorano per la guerra”: assemblea verso il 6 febbraio, giornata di sciopero e lotta dei porti europei e mediterranei

“I Portuali non lavorano per le Guerre” è il titolo dell’assemblea nazionale indetta oggi, venerdi 23 gennaio alle ore 18.30 al Cap di via Albertazzi a Genova

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordina mondiale / 32 – L’ultima Thule tra Nato, petrolio, terre rare e…guano

La pubblicazione della ricerca dell’inglese Peter Apps da parte della Luiss University Press non poteva cascare in un momento migliore, o peggiore a seconda dei punti di vista, per narrare le vicende politiche, militari e ideologiche che hanno portato alla creazione, sviluppo e attuale crisi di una delle alleanze militari multinazionali più longeve della storia. Quella della Nato, per l’appunto, che l’autore paragona alla Lega Delio-Attica, conosciuta anche come lega di Delo, una confederazione marittima costituita da Atene, nel 478-477 a.C. durante la fase conclusiva delle guerre persiane, a cui aderirono dalle 150 alle 173 città-stato greche.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Comprendere la fase, prendere parte, costruire contropercorsi

Domenica 25 gennaio dalle ore 17 presentazione di “ La lunga frattura. Dalla crisi globale al “Blocchiamo tutto” a Pisa

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Piattaforma verso la manifestazione nazionale del 31 gennaio a Torino

Ripubblichiamo la piattaforma di sintesi letta a conclusione dell’assemblea del 17 gennaio a Torino a seguito dello sgombero di Askatasuna. Le firme per l’adesione sono in aggiornamento.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: Rojava sotto attacco. Jacopo Bindi: è uno scontro politico tra opzioni diverse per il Medio Oriente

In Siria l’offensiva su larga scala delle milizie jihadiste di Damasco minaccia l’autogoverno del confederalismo democratico nel nord-est del Paese.