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Monza, #12O: il Boccaccio raddoppia, nasce K2O

MOLTO PIU’ DI UNA CASA…UN LABORATORIO CITTADINO PERMANENTE SU PRATICHE DI RESISTENZA E ATTACCO ALLA CRISI E ALLA PRECARIETA’, in via Buonarroti 93.

Il 15 maggio abbiamo occupato simbolicamente il primo piano degli uffici dei Servizi Sociali di Monza in via Appiani mostrando come la pratica dell’autorecupero degli appartamenti sfitti e degli stabili abbandonati sia una delle risposte concrete alla situazione di crisi che mina il diritto all’abitare.

Oggi occupiamo in maniera permanente K2occupato uno stabile in via Buonarroti 93, angolo piazza Bonatti, a Monza a per rilanciare lo stesso tema, facendo un passo in più: aprire a Monza un punto di incontro per riflettere insieme sui problemi generati dalla crisi individuando soluzioni originali e praticabili, attraverso uno sportello per il diritto alla casa, laboratori anti-crisi, servizi di mutuo aiuto, condivisione di saperi, offrendo in maniera incondizionata uno spazio-rifugio a persone o famiglie sfrattate.

Nasce K2O contro l’emergenza sfratti: contiamo di rendere perfettamente agibile e ospitale questo spazio entro fine novembre per ospitare la prima famiglia che verrà esclusa dalla graduatoria d’emergenza che si aprirà il 14 ottobre.

Calendario di iniziative pubbliche promosse da K20 E FOA BOCCACCIO:

14\10 h 10: presidio informativo davanti al Comune di Monza per l’apertura della lista di emergenza;

16\10 h 18, K2O: incontro cittadino “Come uscire dalla crisi con soluzioni originali” – segue aperitivo;

19\10 corteo nazionale a Roma “Un’unica grande opera: casa e reddito per tutti”;

23\10 h 18, K2O: incontro cittadino “Pratiche di mutuo aiuto e socialità: diverse esperienze per tutte le tasche” – segue aperitivo;

30\10 h 18, K2O: “Diritto all’abitare e governo dei territori: che le connessioni non siano d’asfalto” – segue aperitivo.

FOA BOCCACCIO 003 & K2O

boccaccio.noblogs.org

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Con l’occupazione di oggi partecipiamo attivamente al 12 ottobre, data nazionale di mobilitazione territoriale, in vista della giornata di sollevazione generale del 19 ottobre a Roma.

Siamo fermamente convinti che la resistenza alla crisi e il ribaltamento del paradigma della precarietà debba avvenire attraverso una capacità protagonismo e organizzazione da parte dei soggetti sociali: non abbiamo nessuna fiducia istituzioni svuotate di rappresentanza, delegittimate e non credibili nelle loro “larghe intese”.

Oggi decine di soggettività in tutta Italia (collettivi politici, associazioni, comitati, reti, singoli) prendono parola per rivendicare forme dirette e reali di partecipazione, denunciare la finanziarizzazione dei territori e la privatizzazione dei servizi pubblici, reclamano uno stop immediato al consumo di suolo e la costruzione dispositivi formali e informali di tutela dei beni comuni. Questi temi saranno ripresi il 19/10 a Roma con una manifestazione nazionale incentrata sul diritto all’abitare, sulle forme di riappropriazione e sul reddito, al grido “Un’unica grande opera, casa e reddito per tutti”.

A Monza abbiamo deciso di occupare uno dei tanti edifici sfitti e abbandonati di proprietà di una grande immobiliare per rispondere in maniera immediata e diretta all’emergenza sfratti, mettendo in atto realmente la pratica dell’autorecupero.

La casa si trova in un’area di proprietà della Giambelli Immobiliare, sulla quale è prevista la costruzione dell’ennesimo plesso abitativo destinato a rimanere invenduto o sfitto come altri 5000 appartamenti privati che ci sono a Monza.

Questa circostanza tende a replicarsi da troppo tempo senza benefici né per la collettività né per il territorio (leggi cementificazione).

Crediamo che a fronte della forte emergenza abitativa siano troppe le case vuote a Monza: questa contraddizione dovrebbe essere una priorità per l’amministrazione comunale, ma a due anni dal suo insediamento prendiamo atto che sullo sfitto privato, soprattutto se tocca i grandi interessi, nulla è stato fatto.

L’occupazione di oggi si inserisce in questa contraddizione: al termine dei lavori di autorecupero parte dell’alloggio verrà assegnata alla prima famiglia che sarà esclusa dalla graduatoria d’emergenza che aprirà lunedì 14 ottobre.

Nel frattempo l’occupazione sarà un laboratorio politico permanente, con focus particolare su pratiche alternative di abitare.

**********

Per comprendere a fondo le ragioni di questa scelta dell’occupazione di oggi occorre fare un passo indietro e ripercorrere gli ultimi due anni di attività politica del Comitato Monzese per il Diritto alla Casa.

Circa due anni fa il collettivo della FOA Boccaccio 003 iniziava a fare i conti col problema del diritto all’abitare.

Il governo della città era in mano a una delle giunte più incompetenti e reazionarie a memoria d’uomo: l’assessore alla sicurezza era un mancato sceriffo con la psicosi dell’immigrazione e il pallino delle telecamere; le politiche giovanili erano in mano a una PR di buona famiglia che aveva avuto il merito di aver finanziato la campagna elettorale del suo partito; l’assessorato alla casa era diventato un bacino di voti da scambiare con l’assegnazione di un alloggio popolare e faceva capo a un soggetto colluso con la criminalità organizzata; riassumendo, forse la peggiore amministrazione della storia della città.

Negli stessi giorni il governo nazionale cambiava di mano; si passava da Berlusconi a Monti, che schierava il nuovo governo a difesa del grande capitale finanziario, mettendo in atto le stesse politiche di austerità e precarizzazione che già colpivano Grecia e Spagna. Qualcuno vedeva l’inizio della fine della crisi.

La realtà è stata ben altra: chi ancora riusciva a galleggiare e tirare a fine mese veniva definitivamente affondato dalle politiche del Governo Monti che, come era prevedibile, smantellò sistematicamente lo stato sociale, usando come criteri per rilanciare il paese strumenti quali flessibilità lavorativa, esternalizzazione dei servizi e taglio drastico delle spese per le politiche sociali.

Con il suo governo, quelli che venivano chiamati diritti sono diventati dei privilegi per pochi e un’enorme massa di persone si è trovata senza nessuna rappresentanza sociale e politica.

In questa situazione economica e politica entriamo in contatto con H.: anni e anni di lavoro, un figlio in arrivo, due da mandare a scuola, l’inizio della cassa integrazione, un affitto troppo alto e infine l’ovvia scelta: pago l’affitto o scelgo di vivere con quel briciolo di dignità che ancora ci è concesso di avere? La situazione è la stessa di quella di decine di altre famiglie che avremmo conosciuto in questi due anni e di centinaia di altre persone (decine di migliaia in Italia) a Monza. Anche la conseguenza è la stessa: SFRATTO PER MOROSITÀ.

H. infatti dopo poco viene sfrattato, la moglie e i figli vengono mandati in un residence gestito da suore e dal costo piuttosto elevato (superiore ai mille euro al mese); ad H. viene detto di arrangiarsi e vivrà qualche mese con noi nella nuova sede della FOA Boccaccio in via Rosmini 11 (ex centro sportivo AC Verga).

Riconoscemmo da subito l’amministrazione comunale come principale responsabile di questa situazione: la gestione del patrimonio immobiliare pubblico a Monza era indecente, per anni e anni le manutenzioni erano state quasi inesistenti, le case popolari servivano solo come passerella per la campagna elettorale di alcuni o come merce di scambio per favori a parenti e amici, non esisteva la possibilità di avere assegnata una casa d’emergenza se si era sotto sfratto.

Lo scontro fu diretto: un tentativo di confronto con l’assessore Antonicelli finì con urla e insulti reciproci (difficile ottenere qualcosa da chi si è invischiato con la gestione clientelare delle case popolari); venne contestato anche il progetto, figlio della creatività imprenditoriale dell’assessore Sassoli, che prevedeva un aiuto di mille euro a chi accendeva un mutuo per comprare la prima casa.

Ci sentiamo così in dovere di organizzare tutte le persone che si trovavano in quella situazione e di dare una risposta partigiana a chi aveva il problema dello sfratto. La soluzione più diretta e spontanea che ci venne in mente fu mettere immediatamente a calendario una serie di picchetti antisfratto, ovvero mettere i nostri corpi a presidiare alloggi e abitanti sotto sfratto, impendendo di compiere atti illegittimi e umanamente vergognosi.

Fin dalle prime uscite in città sono in molti ad aggregarsi e a portare la loro solidarietà ai picchetti.

Si costituisce quindi il Comitato Monzese per il Diritto alla Casa e le relazioni si intrecciano anche durante altri momenti creando lo sviluppo di pratiche di mutuo soccorso e socialità.

Il contesto politico che abbiamo davanti due anni dopo è sensibilmente cambiato.

Lasciatici alle spalle l’incubo Mariani, abbiamo oggi a che fare con una giunta abile nella gestione del consenso cittadino, ma pressoché inerte nella costruzione di politiche sociali strutturali (e coraggiose). La gestione dell’emergenza sfratti è esemplare in questo senso. Invece di affrontare la questione alla radice, cioè come questione da costruire all’interno di un progetto ampio di politiche sociali, la Giunta si muove a piccoli passi, anche socialmente controproducenti quando famiglie sfrattate vengono divise in alloggi d’emergenza in giro per la Brianza. Una situazione che si annoda su se stessa nella quale al mantra delle “mani legate” che riversa responsabilità sul Patto di stabilità e su chi ha tolto l’IMU, dicendo che non ci sono soldi, fanno seguito scelte economicamente non sostenibili, visto che gli alloggi d’emergenza che il Comune di Monza trova in Comunità religiose o da privati sono veramente onerosi.

Davanti a noi non vediamo alternative che non siano coraggiose. Affrontare oggi l’emergenza abitativa significa affermare il diritto all’abitare inteso non solo come diritto alla casa, ma come diritto al vivere un’esistenza degna e libera: in altre parole, vogliamo porre con forza la questione dei diritti e della loro ri-definizione alla luce della trasformazione della città e del tessuto sociale, economico, culturale, che la vive e le dà vita.

In questa ottica realizzato l’inchiesta video “Abitare a Monza” ma soprattutto abbiamo redatto e presentato in Comune il progetto “Autorecuperiamo Monza”.

Successivamente il 15 maggio con l’occupazione simbolica della sede dei servizi sociali abbiamo messo in pratica un esempio di auto recupero sollecitando la giunta a intraprendere i passi necessari per concretizzare il progetto depositato mesi prima.

da boccaccio.noblogs.org

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