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Londra: sciopero della metro manda in tilt la città

Stamattina il premier Cameron in prima persona e anche tramite il suo portavoce non ha mancato l’occasione di criminalizzare i lavoratori in sciopero, accusandoli di mettere in ginocchio “centinaia di migliaia, anzi probabilmente milioni, di lavoratori diligenti” e definendo l’agitazione vergognosa. Il sindaco Johnson ha tentato di giustificarsi, affermando che sta facendo il possibile per creare posti di lavoro (sic!) e prova un’enorme empatia per le persone rimaste bloccate stamattina. Il primo cittadino ha avuto la faccia tosta di affermare che la sua proposta è volta alla modernizzazione della metro che creerà ancora altri posti di lavoro (ma nel frattempo nulla impedisce di licenziarne 1000) e che “lo sciopero è stato indetto da una minoranza di membri del sindacato, i quali hanno fatto appello a miti e varie trovate per giustificare uno sciopero senza alcun motivo”. Il suo tentativo di delegittimare e diffamare la protesta dei lavoratori, portando in campo dati del tutto fasulli, è stato vano dato che la realtà è tutt’altra e le foto di stamani parlano chiaro: lo sciopero dei lavoratori ha avuto un certo successo, vista anche l’isteria dei politici, e sicuramente la proposta del primo cittadino non sarà così facile da applicare. In seguito, Johnson, dopo essersi fatto una passeggiata nella metropolitana, è stato contestato dai manifestanti sul London Bridge.

Ma la coppia Cameron e Johnson non ha limitato le proprie chicche a queste dichiarazioni, Cameron ha tuonato che la metro dovrebbe essere classificata come “servizio essenziale” e di conseguenza il suo partito inserirà nel suo programma politico la proposta di introdurre fasce orarie di servizio garantito oltre che l’obbligo del 50% delle adesioni sindacali per indire lo sciopero. I lavoratori non hanno ceduto a queste minacce, anzi, essi sono determinati a difendere il proprio posto di lavoro: è stato annunciato per la prossima settimana un analogo blocco della metro per 48 ore dal 11 al 13 febbraio.

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