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La Modena Meticcia rilancia con Tre Giorni di Lotta e Socialità

Questa tre giorni di festa e di aggregazione popolare è nata dalla necessità di comunicare alla città e alla controparte quanto nel nostro quartiere e in via Carteria vi sia la volontà chiara e progettuale di riappropriarci di spazi e di momenti di socialità, condivisione e lotta; qui siamo determinati a conquistarci quella dignità e quel modo di vivere ed essere comunità, quotidianamente e brutalmente estorti dalla controparte che ci vorrebbe sempre più polarizzati verso l’individualismo e l’inerzia.

‘Il thè delle 5’ all’interno della palazzina abitativa occupata di via Bonacorsa 20, ha dato il via a quello che sarebbe stato questo fine settimana. La partecipazione dei passanti, degli abitanti del quartiere e degli abitanti dell’occupazione, insieme a thè e biscotti preparati sul momento, ha creato quel clima relazionale e di discussione  che si è protratto anche durante la serata all’interno dell’Ex-Deposito Carcerario 51, in compagnia di musicisti locali.

La ‘Festa di Carnevale’ di sabato 13, organizzata dal ‘Doposcuola Popolare’, ha visto un’importante presenza degli occupanti più giovani e dei/delle loro compagn* di scuola, insieme a ragazzi e ragazze giunti per trascorrere una giornata di divertimento e aggregazione popolare organizzata collettivamente.

Il ‘Presidio per il Diritto all’Abitare’ e per la difesa della palazzina occupata svoltosi domenica 14 ha ripreso i fili di tutti i ragionamenti e le discussioni collettive che in queste ultime settimane hanno caratterizzato la fase politica che stiamo attraversando. Fin dai primi slogan, ‘ Mai più senza casa’ e ‘In via Bonacorsa c’è la mia casa’, si è potuto notare come una piccola comunità meticcia, che si sta emancipando dall’emergenzialità iniziale attraverso pratiche reali e quotidiniane, ora voglia mettersi in gioco e lottare, non secondo un’ottica individualista ma rendendo punti di forza l’inclusività, la cooperazione e l’aggregazione spontanea basata sui bisogni reali.

Le riflessioni ‘da salotto’ delle amministrazione locale in merito alla legalità delle occupazioni abitative e alla mancanza di forme di welfare efficaci stanno caratterizzando significativamente il dibattito politico cittadino. Risulta evidente quanto le uniche risposte fornite e legittimate dalle istituzioni siano rappresentate dalle organizzazioni pubbliche e private che si occupano di fornire servizi assistenziali, quasi sempre strutturate secondo rapporti di dipendenza volontaristici.

Il blocco sociale, che attraversa e vive ogni giorno le conseguenze di scelte politiche che puntano esclusivamente all’arricchimento di pochi ‘eletti’, ha compreso come le dichiarazioni allusorie e fuorvianti delle istituzioni e gli atteggiamenti arroganti della repressione siano una spinta a non abbassare la testa e a rilanciare la lotta, autorganizzandosi dal basso e cogliendo il potere unificante dei momenti della quotidianità (casa,  lavoro, scuola)  da sviluppare collettivamente, per stravolgere le contraddizioni e per camminare insieme verso un orizzonte nuovo fatto di riappropriazione, condivisione e collettività.

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