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Bronx, il riscatto passa per un centro sociale

Un momento decisivo per questa storia è quello del settembre 2012. Un ventenne scappa di corsa da un Deli Grocery, dove era trattenuto in ostaggio da un rapinatore. Ma dopo pochi passi fuori dal negozio, viene freddato da un poliziotto. Questa morte, che come è ormai ben noto non è certamente un’eccezione negli Stati Uniti, non passa tuttavia sotto silenzio. Gli attivisti incontrano i familiari del giovane, e viene organizzata una marcia di lutto e di rabbia. Il NYPD, la polizia di New York, non concede i permessi per la manifestazione, ma si decide di scendere ugualmente in strada. Un muro di poliziotti prova ad impedire la dimostrazione, ma l’inesperienza nell’affrontare uno scenario inedito unito alla determinazione di Take Back the Bronx consente alla manifestazione di sfilare sin sotto il commissariato locale. Fu un importantissimo momento di forza e orgoglio veder la polizia allontanarsi e rientrare nelle proprie strutture, ricordato tutt’ora con orgoglio.

Da allora il gruppo ha sviluppato molteplici attività, con l’idea costante di riuscire a trovare uno spazio fisso che potesse divenire punto di riferimento per il quartiere. Dopo alcuni anni, finalmente tale momento è arrivato. Lo spazio che aprirà il 21 agosto al 970 di Prospect Avenue è un locale con un giardino annesso, aperto grazie a un foundraising, dove si vedono già murales e zone per far da mangiare, oltre a stanze per attività. L’idea è quella di fare vari corsi, una libreria e svariate attività sociali, una delle quali ha una grossa importanza per gli attivisti. E’ quella legata all’attività sportiva. Nel Bronx infatti sono molto diffusi i centri della Police Athletic League, centri sportivi gratuiti attraverso i quali la polizia riesce ad arruolare molti giovani. Proporre dunque un’alternativa a tali centri ha evidentemente un’enorme importanza. A luglio è stata fatta una prima esperienza in questa direzione, con un partecipato torneo di basket chiamato “Unite the Hood to Fight the Oppressors”.

Gli ideali del gruppo, come dice Shaneela, una delle attiviste, “non sono tanto quelli di Martin Luther King … quanto quelli di Malcom X”. “Non puoi combattere i tuoi oppressori con la pace né puoi appellarti alla loro coscienza, perché non ce l’hanno”. E’ con queste convinzioni che Take Back the Bronx apre questo nuovo spazio, con la consapevolezza che “la nostra lotta dovrà usare questo centro per essere ancora più forti nelle strade”. “Non siamo rivoluzionari da poltrona”, dice Ortega, un altro attivista, “questo è per noi un posto per organizzarci”.

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