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1 maggio di lotta a Livorno: occupati due stabili

Se guardiamo oggi al soggetto festeggiato, se guardiamo a chi possiede l’arroganza di presentarsi ai “lavoratori” come diretto rappresentante dei suoi interessi ci rendiamo conto di come la comunicazione, tra i due poli, sia autistica, di come parlino due linguaggi differenti. I “lavoratori” di ieri oggi sono precari e disoccupati, sono soggetti sotto costante ricatto, gli sfruttati del nuovo millennio, coloro che scontano il peso di una “crisi” di cui non sono i colpevoli. Sono persone che mancano di un reddito e che magari non riescono a pagare l’affitto vedendo messo in discussione lo stesso diritto all’abitare. Sono anni ormai che il lavoratore non è più tale, non lo è  almeno nel senso più classico. Quando si parla di “lavoratori”, quante bocche si riempiono di boria, tutti maestrini nel definire la categoria sociale del “lavoratore”, tutti fini interpreti delle esigenze di questo relitto del passato. Sono loro, con la casa sulla testa, che intervengono dal palco di piazza San Giovanni che giocano con questo feticcio. Perché intervengono poi? Per raccontarci cosa?

Diciamolo chiaro, la Cgil negli ultimi decenni è stata un feudo piddino ed il Pd con Treu introdusse la flessibilità del lavoro in Italia. Gli stessi soggetti che hanno imposto la precarietà, che hanno condannato un’intera generazione al “nomadismo abitativo” vorrebbero proclamarsi il primo maggio strenui difensori dei nostri diritti? Vorrebbero ancora parlarci di “classe lavoratrice” quando loro stessi sono complici della scomposizione di tutto quel sistema di diritti, di lavoro, di opportunità che un tempo definiva il quadro di una classe sociale. Con i suoi limiti, ma lo faceva. Fatto sta che noi, precari e disoccupati senza casa, non possiamo quest’anno perdere tempo in scampagnate. Il primo maggio stavolta non si presta come tempo di evasione dalla quotidianità abbrutente .

Quest’anno il dato che conta è la riaffermazione dei nostri diritti. Piuttosto che fermare il tempo per un giorno, oggi noi facciamo ripartire un’esistenza paralizzata dalla precarietà, occupando due edifici di proprietà comunale per riconvertirli a scopo abitativo.

Domani giovedì 2 maggio terremo una conferenza stampa presso la Ex Caserma Occupata alle ore 12. Affronteremo vari argomenti, discuteremo di diritto all’abitare, di speculazioni edilizie legate all’abitare sociale, di precarietà e reddito; inoltre presenteremo alla città ed alla stampa i progetti realizzati in autogestione dal comitato precari e disoccupati della Ex Caserma Occupati col fine di realizzare redditi individuali.

Invitiamo infine la cittadinanza a portare solidarietà e resistere con le 20 famiglie che oggi hanno occupato gli edifici.

Ex caserma occupata – 1 maggio 2013

da SenzaSoste

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