InfoAut
Immagine di copertina per il post

Fuori e contro. Lotte del margine o campo largo.

In un contesto fortemente influenzato dalla guerra e dalle politiche governative di riarmo che sottraggono risorse al sociale, le condizioni materiali di vita di una crescente fetta della popolazione sono in peggioramento, tra rincari e carenze strutturali del welfare.

Il diffuso malcontento prodotto da questa situazione, che vede anche il progressivo immiserimento di parte del ceto medio, si è parzialmente espresso nel no al referendum, che è stato in grado di assestare una sonora sberla al governo in carica.
Le opposizioni gongolano e si ricompone il campo largo, che si propone come alternativa al governo Meloni. Oggi il PD riscopre che le condizioni di vita della popolazione sono fondamentali per inchiodare un governo indebolito dal no al referendum. Chi in questi anni ha sempre identificato come centrali i bisogni materiali dei e delle subalterni sa che il PD e i suoi alleati, anche laddove avrebbero potuto fare di più e meglio per quei bisogni, non li hanno mai presi in considerazione. La conferma arriva proprio dai territori dove, a livello locale, si è potuto toccare con mano l’operato di questi amministratori e amministratrici.

A tal proposito, ci pare significativa la situazione sociale di una città di medie dimensioni del Nord Italia come Pavia. Qui, buona parte delle tensioni derivano dalla disparità tra salari e costo della vita. I soggetti maggiormente colpiti dagli effetti di questo squilibrio sono prevalentemente lavoratrici e lavoratori razzializzati, bersagli delle politiche di taglio del welfare e di costrizione al lavoro del governo. A fronte della crescita occupazionale sbandierata dalla premier, anche recentemente, si rileva, soprattutto a livello locale, una quota sempre crescente di working poors.
Buona parte delle tensioni sociali su questo territorio derivano, ormai da anni,dall’emergenza abitativa: le spese per l’affitto sottraggono quote via via crescenti di reddito a lavoratrici e lavoratori, che vedono complessivamente peggiorare le proprie condizioni di vita. Lo strumento di welfare deputato a mitigare questa sproporzione dovrebbe essere l’edilizia residenziale pubblica. A fronte di 700 famiglie in attesa di una casa popolare, infatti, le assegnazioni sono solamente una ventina all’anno. Intanto, però, gli alloggi popolari comunali sfitti per carenze manutentive sono 200. Fino a nove mesi fa erano 170. La giunta non ha stanziato nemmeno un euro per ristrutturare queste case. Lo ha fatto solamente la scorsa estate, a seguito delle pressioni delle inquiline e degli inquilini dell’assemblea per il diritto alla casa, che sono arrivati a interrompere un consiglio comunale, costringendo la giunta a stanziare 800mila euro. Oggi, per risolvere i problemi abitativi di centinaia di famiglie, servono altri 5 milioni di euro, che l’assemblea per il diritto alla casa ha chiesto che vengano stanziati subito, visto l’immobilismo della giunta, interrompendo nuovamente i lavori del consiglio lo scorso 30 marzo. In quella occasione è stata consegnata alla giunta una notifica di sfratto, ribaltando i ruoli solitamente assegnati: sono le inquiline e gli inquilini, che sanno bene sanno cosa è la violenza di uno sfratto, a farla sperimentare alla controparte. Il Comune, in queste settimane, per aggravare ulteriormente una situazione già critica, sta anche comunicando a diverse famiglie, già sfrattate e attualmente ospitate presso alloggi comunali o della Caritas, l’intimazione ad abbandonare le abitazioni transitorie, senza che venga loro avanzata alcuna proposta alternativa alla strada. Questi ultimi provvedimenti hanno rappresentato l’innesco per la fase di mobilitazione sociale in corso.


Nella recente fase di lotta sono coinvolte numerose persone che sono impossibilitate a fare fronte in autonomia all’onerosità delle utenze e in taluni casi sono dunque costrette a vivere senza luce, gas o acqua. Nel corso delle assemblee del comitato degli ultimi mesi le persone colpite dall’emergenza sociale hanno con chiarezza individuato come responsabili della loro situazione il Comune, l’ALER e i servizi sociali.
In questi ultimi mesi stiamo constatando, a partire dal contesto locale, come le politiche portate avanti dal campo largo, che si candida a governare l’Italia in alternativa alla destra, sono del tutto inadeguate ad affrontare i bisogni sociali che emergono in questa fase.

Per questa ragione ci è parso utile portare come oggetto di una riflessione più ampia il caso Pavia come paradigmatico di una tendenza che ci sembra di poter riscontrare anche a livello nazionale, attraverso il disvelamento dell’ipocrisia su cui si fonda parte dell’attuale discorso politico del PD e dei suoi alleati. Il fatto è che non basta dire da che parte si sta. Non basta dirsi dalla parte dei diritti, dalla parte di chi non ha una casa, di chi non riesce a pagare le bollette, di chi non può garantire ai propri figli una vita dignitosa. E non basta nemmeno un no a un referendum per pensare di mettersi al riparo dalla rabbia che cresce, ogni giorno di più, nei territori a causa delle condizioni materiali a cui è sottoposto un numero sempre crescente della popolazione. Una rabbia che nasce da contesti reali, da bisogni concreti che restano senza risposta, e che, prima o poi, presenteranno il conto.

Il punto da cui partire per valutare la discontinuità di una proposta politica rispetto ad un’altra, di cui si propone come alternativa, è, a nostro avviso, l’attenzione che dovrebbe essere posta alla soluzione delle difficoltà sempre crescenti legate alle condizioni materiali: casa, lavoro, costo della vita. Ed è su questo punto che possiamo dire che la giunta pavese a guida PD si sta dimostrando del tutto simile a quella leghista che l’ha preceduta. Esemplificativa ci pare la gestione della partita urbanistica, in una fase in cui grandi processi speculativi attirano in città enormi capitali nazionali e internazionali, con conseguenze che si riverbereranno per decenni. La dinamica non è dissimile da quella che ha interessato negli ultimi tempi Milano. In un contesto caratterizzato da un costo per l’abitare via via crescente, l’attenzione non viene posta sulla necessità di aumentare il patrimonio di edilizia pubblica, bensì sull’assecondare gli interessi della finanza, che ha individuato come veicolo per la speculazione immobiliare il segmento del lusso. Due sono gli ambiti che ci servono per rilevare il posizionamento concreto di questa giunta, e sono quelli che riguardano le aree dismesse Neca e Necchi. Per quanto concerne la prima, di proprietà del fondo di investimento Redo, riconducibile a Banca Intesa, la giunta ha sottoscritto una convenzione, senza nemmeno sottoporla al voto del consiglio comunale. Questa prevede che i due milioni di euro di compensazioni, dovuti dal fondo alla città sotto forma di case popolari, non vengano pagati. Inoltre, gli oneri di urbanizzazione saranno interamente destinati a opere accessorie completamente a servizio dell’area interessata dal progetto immobiliare. Qual è la differenza rispetto alla giunta precedente? Un parcheggio a pagamento accanto alla stazione, destinato ai pendolari che ogni giorno si recano a Milano per lavoro. Passiamo al secondo esempio, quello della Necchi, di proprietà di una società legata all’immobiliarista austriaco plurindagato Benko. Lo stato di avanzamento della pratica è meno avanzato, in questo caso, ma dopo aver ottenuto dalla precedente giunta leghista lo spostamente della futura nuova stazione ferroviaria per favorire l’insediamento nell’area di ceti medio-alti in fuga da Milano, i palazzinari stanno ora chiedendo che Comune e Regione paghino e realizzino una nuova bretella stradale, che consumerebbe suolo ora verde, e che porterebbe nuovi clienti al centro commerciale destinato a sorgere sull’area. Anche in questo, caso qual è l’apporto della giunta di centrosinistra rispetto a quella di centrodestra? Nel masterplan sono raddoppiate le aree verdi, che peraltro aumenteranno di valore le case che verranno costruite. Null’altro. L’unica concessione degli speculatori è una quota pari al 20% degli alloggi costruiti nelle aree attualmente dismesse da riservare all’edilizia convenzionata, vale a dire a case in vendita o in affitto a prezzi del 20% inferiore rispetto ai prezzi di mercato. A causa degli elevati costi, tuttavia, i prezzi finali in edilizia convenzionata finiranno col pareggiare o superare gli attuali prezzi di mercato. Ne conseguirà un generalizzato incremento dei costi dell’abitare su tutta la città. Una città in cui negli ultimi 5 anni i prezzi degli affitti sono già schizzati alle stelle per la sete di profitto dei palazzinari, che al contempo tengono ostaggio, e dunque vuote, diecimila case, e che, sfruttando il boom di iscrizioni alla locale università, individuano negli studenti soggetti da cui estrarre ulteriore rendita. Non a caso, sia alla Neca sia alla Necchi è prevista anche la realizzazione di studentati.

Persino ALER, ossia l’agenzia regionale che gestisce le case popolari, ha fiutato il business degli studentati e ha deciso di trasformare 31 case popolari del centro storico in 126 posti letto per studenti, cacciando e trasferendo in altre case popolari i residenti, prevalentemente anziane e anzani, senza che il Comune si sia opposto neppure di facciata. D’altro canto, la giunta a guida PD ha commissionato, attraverso una costosa consulenza, la redazione del suo “piano per l’equità urbana” a una società milanese, spesso partner delle immobiliari che stanno devastando il capoluogo lombardo. Il risultato è un piano che troverà attuazione solo ed esclusivamente se le speculazioni avranno luogo, rivolto esclusivamente al ceto medio a cui promette sconti del 20% sulle case di lusso. Alla faccia dell’equità, perché non basta usare le parole affinché la realtà cambi, servono atti concreti, e gli atti di questa giunta vanno nella direzione direttamente opposta.

In quest’ultima ondata mobilitativa l’assemblea per il diritto alla casa si è innestata all’interno di una parvenza di dibattito pubblico in merito alle trasformazioni urbanistiche partecipando con una delegazione a un consiglio comunale aperto tenutosi il 13 aprile, dedicato al futuro dell’area Necchi. A prendere parola è stato Samir, driver sfrattato insieme a moglie e figli nello scorso luglio. Il suo intervento ha rappresentato l’unico elemento di rottura all’interno di un gioco delle parti tra le varie aree della maggioranza. Persino il giornale locale ha parlato di “fuoco amico” perché alcune parti del campo largo hanno scaricato la responsabilità delle scelte politiche in chiave speculativa sulla giunta che sostengono. Invece, la posizione politica dell’assemblea per il diritto alla casa, portata attraverso l’esperienza personale di Samir, è che, per chi aspetta una casa popolare e viene espulso da Pavia, il progetto all’ex Necchi non va fatto. Punto. Vanno spesi i soldi pubblici per ristrutturare le 200 case popolari oggi sfitte.

A partire dalla notifica di sfratto alla giunta, passando per un blitz all’assessorato ai servizi sociali conclusosi con la caccia al sindaco all’interno della kermesse della “Pavia Innovation Week”, passando per l’intervento di Samir in consiglio comunale e continuando con i prossimi passaggi che verranno intrapresi fino all’esecuzione dello sfratto del sindaco, chi si sta attivando in questa ondata? Ci sono le mamme single espulse dalle case provvisorie o da anni in attesa di proposte abitative dai servizi sociali. Ci sono giovani precarie e disoccupate costrette a vivere senza luce, senza gas, senza acqua, in condizioni igieniche inaccettabili, con le cimici nei letti e i segni sulla pelle. Ci sono magazzinieri, driver, OSS in attesa di casa popolare, da anni. Esattamente parte di quel segmento di classe che comprende working poors, lavoratori in nero, precarie di cui parlavamo. Le situazioni di queste soggettività sono da anni note ai servizi sociali e alle istituzioni cittadine, come avremmo voluto ricordare durante l’incursione all’assessorato competente. Tuttavia, l’individuazione di soluzioni concrete viene sistematicamente elusa o lasciata all’arbitrio di assistenti sociali o enti caritatevoli di ispirazione cattolica, senza che vi sia una presa in carico sistematica dell’emergenza che colpisce una larga fetta di popolazione pavese a causa proprio della pluriennale, colpevole e bipartisan noncuranza con cui sono stati ignorati i bisogni.

Da qui ripartiamo. Ripartiamo con la rabbia e con la determinazione che ci contraddistinguono, con quella irriducibilità proletaria che deriva dal rifiuto della miseria. Perché non si tratta di scegliere tra due alternative istituzionali, una apertamente razzista e l’altra indorata di retorica progressista, si tratta di esercitare il diritto di scegliere il modello di mondo, e di città, che vogliamo. E la città che vogliamo non è quella che muore e che si spopola per obbedire alle leggi della speculazione immobiliare. Vogliamo una città viva, inclusiva, diversificata. Una città a misura nostra, specchio del mondo che vogliamo. Perché sappiamo che la lotta a questo presente di guerra, miseria e sfruttamento parte dai territori, parte dalle estreme propaggini dell’impero e arriva fino al cuore. Senza lasciare nessunx indietro.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

campo largopaviapd

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Marrone e ATC: edilizia popolare, sgomberi e non assegnazioni

L’emergenza abitativa nella città di Torino è risaputo che sia un problema che non viene affrontato in maniera strutturale ma che ben si presta a passerelle elettorali, caso emblematico è quello di Maurizio Marrone.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Da Cosenza, dai Sud, una nuova sfida comune

A Cosenza abbiamo dato vita a due giorni di discussione e confronto importanti, dando seguito al percorso collettivo iniziato a Messina negli scorsi mesi e facendo insieme un ulteriore passo in avanti. Eravamo in tante, da ogni parte dei sud.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

25 Aprile in ogni città

Una raccolta di indizioni delle giornate di mobilitazione che in tutto il Paese vedranno iniziative e manifestazioni per il 25 aprile: il tema è la contrapposizione alla guerra, alla crisi energetica ed economica, per unirsi dal basso e organizzarsi a partire dai territori.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Noi la guerra non la paghiamo

Ripubblichiamo il testo della campagna lanciata dall’Assemblea Studentesca di Torino in merito ai rincari, in particolare legando la questione dell’aumento dei prezzi dovuto alla crisi energetica causata dalla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, alla necessità di un trasporto gratuito.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Referendum: dalla questione della giustizia agli incubi della guerra

Diciamocelo: quella cartina d’Italia con la distribuzione dei “No” e dei “Sì” al referendum di ieri ci ha dato una bella soddisfazione. Ma forse il problema della giustizia ha avuto un’importanza relativa sul risultato.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

I Sud si organizzano

Contro la guerra globale e ai nostri territori. Per la costruzione di un orizzonte di possibilità oltre estrattivismo e sfruttamento.
Cosenza – 11 e 12 aprile 2026

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia.

Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia. Come gruppo e nelle nostre cerchie abbiamo votato “NO” convintamente anche se non ci siamo esposti pubblicamente, al contrario del referendum dell’estate scorsa dove – per far emergere il nesso imprescindibile tra cittadinanza e classe. Ma, da quella giornata ai risultati di oggi, vogliamo ordinare alcune riflessioni a caldo, coerentemente col nostro posizionamento ancorato ai bisogni, alle lotte e all’autonomia della nostra gente. Quindi accogliamo con entusiasmo la vittoria del “NO”.

Da Immigrital

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX VIVE IN OGNI CASA OCCUPATA Per un 25 aprile di lotta e opposizione sociale

A ventitré anni dall’assassinio di Dax, continuiamo a ricordarlo non solo come compagno ma come parte viva di un percorso di lotta che attraversa il tempo e si rinnova ogni giorno. Dax vive nelle lotte che continuiamo a portare avanti, nelle case occupate, nelle assemblee, nei quartieri popolari che resistono alla speculazione e all’abbandono. Viviamo […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Dopo sgomberi, cariche e arresti, continua a la resistenza del rione Pilastro di Bologna

Da ormai due mesi il comitato Mu.Basta, nel rione Pilastro di Bologna, si oppone alla realizzazione di un museo nel parco Moneta Mitilini Stefanini, il principale del quartiere.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Fuori dalla metropoli. Quaderno di lavoro su lotta per la casa e capitale immobiliare

Una lettura necessaria per ragionare sulla militanza e le lotte sociali fuori dai grandi conglomerati urbani.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pavia: contro riarmo, guerra e genocidio

Come è andata la prima assemblea della rete dei movimenti pavesi

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Pavia: logistica lombarda in crisi, caricati i lavoratori Geodis

Un nuovo attacco all’occupazione nella logistica lombarda. Ai magazzini della GEODIS di Marzano, Pavia, i lavoratori e lavoratrici in presidio sono stati caricati dalle forze di polizia nella giornata di martedì, 10 giugno 2025. Erano in protesta da una settimana davanti ai cancelli del magazzino della logistica per difendere il posto di lavoro quando un plotone di polizia ha tentato di sgomberare […]

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Oltre i Referendum: una sconfitta da capire

Mentre ancora i seggi erano aperti andava in scena il classico psicodramma della “sinistra”. 

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Pavia: condanne senza processo per l’azione di Fridays 4 Future alla Raffineria di Sannazzaro

Riceviamo e pubblichiamo… In queste settimane ci sono stati notificati 5 decreti penali di condanna in riferimento all’azione di Fridays For Future Pavia del 14 settembre 2023, quando 4 attivisti si sono incatenati all’ingresso principale della Raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi, uno dei principali hub dell’azienda energetica italiana, per portare l’attenzione sugli effetti delle politiche […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

2.7 Radura || Un posto dove stare. La lotta per la casa a Pavia

La questione abitativa viene spesso considerata come un problema relegato alle metropoli. In realtà anche nelle città medio-piccole gli sfratti, i pignoramenti, l’aumento del costo degli affitti sono fenomeni all’ordine del giorno.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Lotte ambientali: contestato a Vado Ligure il governatore Giovanni Toti. A Pavia FFF si incatena davanti a raffineria ENI

Dura contestazione a Savona nei confronti di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria e commissario straordinario per il rigassificatore di Vado Ligure.