InfoAut
Immagine di copertina per il post

Ritorno all’ordine. Cosa succede in Francia?

Pubblichiamo la traduzione a cura di Autonomia Diffusa Ovunque di un testo apparso su Nantes Révoltée.

Ritorno all’ordine

Siamo ad ottobre. Parecchie notti di seguito, centinaia di poliziotti sono partiti in manifestazioni selvagge nel cuore di Parigi, Nantes, Lione o Nizza. Cappucci neri, fasce arancioni. Jeans larghi, maglie sportive, giacche di pelle. Sig-Sauer(la pistola d’ordinanza)alla cintura. Macchine d’ordinanza con i lampeggianti accesi. Sirene spiegate. La Marsigliese rimbomba forte. Il passo è rapido. I tratti del viso sono tesi. Qualche secondo di calma e poi un grido:” tutti in parlamento!”.
Nello stesso momento, un anziano presidente della Repubblica dichiara pubblicamente “la guerra che faremo ai barbari sarà impietosa”.
Un altro candidato alle elezioni presidenziali esige “una svolta securitaria totale”. La creazione di “campi di internamento” per le persone schedate è all’ordine del giorno.
A Colombes, in una banlieue parigina, è stato decretato il coprifuoco per i minorenni. La stessa settimana un elicottero sorvolava tutti i giorni il cielo di Notre- Dame-des-Landes, in previsione dello sgombero della ZAD.

Dopo il rientro la Francia somiglia alla sua nemesi. La parentesi agitata e gioiosa della primavera è chiusa, soffocata dal calendario elettorale e dal rilancio poliziesco. Non è più una questione di distribuzione della ricchezza e di lotte, ma unicamente di identità, di sicurezza e di Islam. Una panoplia di cronisti di estrema destra monopolizza i media.

Eccoci giunti al tempo del ritorno all’ordine. Alcune riflessioni sull’attualità.

1- Cosa vuole la polizia? I poliziotti lanciano a partire dal 17 ottobre una serie di manifestazioni notturne, selvagge e armate, per protestare contro i ritmi di lavoro. Questo nonostante lo stato d’urgenza permanente abbia già considerevolmente rinforzato i loro privilegi. Fucili d’assalto equipaggiano ormai ogni vettura della BAC. Un’arma automatica permette ai reparti CRS di sparare pallottole di gomma a ripetizione.
A scadenze regolari, il ministero dell’interno offre premi importanti ai poliziotti, soprattutto dopo alcune manifestazioni. Ogni fatto particolare è l’occasione di congratularsi per la “professionalità” e il “sangue freddo” delle forze dell’ordine.

2- Non si tratta dunque evidentemente di ottenere un aumento delle risorse. In un periodo di austerità generalizzata il solo settore a ottenere nuovi mezzi è quello dedicato al mantenimento dell’ordine. No, i poliziotti che scendono in strada s’inscrivono in una logica di battaglia culturale, vogliono affermare la loro egemonia mediatica. La loro agenda politica. E soprattutto richiudere la breccia che si è aperta in primavera, quando una generazione intera cantava “tout le monde déteste la police” e le armi per il mantenimento dell’ordine erano criticate. Le date simboliche del 17 ottobre – la sanguinosa repressione di una manifestazione per l’Algeria nel 1961 – e del 26 ottobre – data della morte di Rémi Fraisse nel 2014 – scelte per le manifestazioni degli agenti di polizia, rendono evidente questo intento e rappresentano un’aperta provocazione. La polizia riprende la strada.

3- il movimento sociale contro la “loi travail” è stato strangolato lo scorso 15 settembre, quando le direzioni sindacali hanno rifiutato di chiamare delle nuove giornate di sciopero, impedendo qualsiasi ripresa dell’intensa dinamica nata in marzo e lontana dall’essere prosciugata. In Francia, il vero sindacalismo di lotta, offensivo, che strappa veramente delle nuove conquiste sociali per i suoi aderenti si trova nella polizia. E non soltanto i poliziotti sono gli ultimi salariati difesi da dei sindacati particolarmente combattivi, ma si permettono attualmente di straripare le loro proprie strutture, lanciando un movimento “autonomo” e “spontaneo”. La polizia riesce oggi a costruire un rapporto di forza che sognerebbe qualsiasi movimento sociale consistente.

4- Il “malessere delle forze dell’ordine” occupa lo spazio mediatico da una settimana. Si passa alla lente di ingrandimento lo smarrimento dei poliziotti, le loro sofferenze sul lavoro, la loro presunta mancanza di mezzi. Si poteva anche ascoltare su di una radio di servizio pubblico un funzionario osare dire in un microfono: “Non si può lavorare avendo la scelta tra una bara o la prigione”. Lo stesso giorno a Nantes, un operaio è entrato in un coma profondo al seguito di un grave incidente in un cantiere. Ogni anno più di 500 persone perdono la vita al lavoro sotto un silenzio mediatico sbalorditivo. Tra di essi, da 5 a 10 poliziotti, la maggior parte per incidenti stradali.

5- I media scoprono ora che il movimento di protesta dei poliziotti sarebbe “pilotato dall’estrema destra”. Una rivelazione che fa sorridere, quando tutti sanno bene che più del 50% delle forze dell’ordine votano fronte nazionale, e che il sindacato Alliance ricalca le sue tematiche su quelle della destra radicale. Del resto, le rivendicazioni dei poliziotti che manifestano essenzialmente “l’alleggerimento” della legittima difesa, non si differenziano da quelle dei sindacati polizieschi , e sono anche parzialmente confermate dal governo socialista. Quello che si gioca questi ultimi giorni e’ la dimostrazione, nello spazio pubblico, della polizia come una forza armata autonoma dal resto dello stato. La legge deve adattarsi alla polizia, la polizia non deve adattarsi alla legge. Negli anni 1970 e 1980 un gruppuscolo chiamato “onore della polizia”, legato all’ estrema destra, commette numerosi attentati, in particolare contro dei rappresentati della CGT e dei militanti d’estrema sinistra. Coluche (famoso comico francese) in persona riceve delle minacce “serie” da questo gruppo dopo avere preso in giro i poliziotti. Un ricordo storico importante allorché una parte dei funzionari del ministero dell’interno sembra voler portare la guerra civile.

6- Nel quadro di questo ritorno all’ordine particolarmente brutale sul piano politico, repressivo e mediatico, è necessario (vitale) organizzarsi per resistere alle offensive che verranno. Che si tratti della distruzione di un campo come quello di Calais e dell’espulsione dei suoi abitanti o di un attacco alla ZAD, bisognerà di nuovo opporre ai partigiani dell’ Ordine la nostra rabbia, la nostra autonomia, il nostro antirazzismo, le nostre solidarietà.

Che la Francia la smetta di assomigliare ad un pessimo film giallo!

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

La solidarietà continua: venerdì 11 settembre presidio al carcere delle Vallette

A più di un mese di distanza dalla giornata di lotta del 25 luglio, due giovanissimi attivisti tedeschi sono ancora rinchiusi nel carcere delle Vallette.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Di greenwashing, militarizzazione dei territori e questione energetica

La Toscana è sempre più al centro di una serie di interessi economici legati a doppio filo alla macchina bellica e al complesso militare-industriale.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Il 3 ottobre torniamo a marciare insieme

Da Sant’Ambrogio ad Avigliana. Una marcia popolare contro la nuova tratta nazionale Avigliana-Orbassano e per il futuro del nostro territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

RitardaTav: quando i treni non sono mai in orario, dal 2033 si passa al 2035

Il tempo passa ma le vecchie abitudini restano. Se c’è un punto fermo nella costruzione della Torino-Lione è sicuramente che non si può mai dire — nemmeno per scherzo — che i cantieri siano un esempio di puntualità ed efficienza. La grande piaga che ci portiamo appresso da trent’anni continua infatti con i suoi ritardi cronici.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

No justice no peace: verità e giustizia per Fakir!

Condividiamo l’appello verso il 12 settembre 2026 giornata di solidarietà, discussione e raccolta fondi a Bologna a seguito dell’omicidio di Fakir diramato dalla Piattaforma di Intervento Sociale.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Più canadair meno armi

In vista della due giorni di iniziativa che si terrà a Torino il 19-20 settembre contro il riarmo (al fondo all’articolo il programma completo) alla quale anche Confluenza contribuirà per portare il tema su come la guerra investe il nostro territorio, condividiamo un’intervista che abbiamo svolto a Don Renato Sacco, prete della Val d’Ossola sconvolta dagli incendi durante questa estate di calore ed emergenza ecoclimatica.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Danimarca: “Mosca prepara sabotaggi contro le nostre aziende della difesa”. La guerra ibrida si avvicina 

Che la filiera bellica si espanda in Europa e che questo porti inevitabilmente a un aumento del rischio anche per il nostro territorio è chiaro, la vicenda di Colleferro è uno degli esempi più lampanti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo

Ripubblichiamo l’indizione della due giorni del 19-20 settembre 2026 che si terrà a Torino organizzata dall’assemblea cittadina Torino Partigiana.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Hanover: finto think tank utile a diffondere propaganda israeliana

Un’inchiesta originariamente svolta dal Guardian ha svelato il meccanismo utilizzato da un finto Think tank – inesistente in quanto senza sede, senza indirizzi né referenze – “Hanover” che allena l’intelligenza artificiale nella creazione di propaganda ad hoc in favore di Israele e del suo operato.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

A Travagliato (BS) il Comitato contro il data center ottiene una prima vittoria

I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti alla rete Terna aumentano di giorno in giorno.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio

Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Di seguito ripubblichiamo il podcast del dibattito tenutosi al BlackoutFest 2026 e condiviso da Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“No NBA Europe”: una campagna necessaria

All’interno di una fase in cui può sembrare difficile distinguere tra potenze in declino o in ristrutturazione, anche dal mondo dello sport arrivano segnali che propendono verso la seconda alternativa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Astroturfing: accelerare la fascistizzazione delle classi popolari in Gran Bretagna

L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.