"Per la strada non sarei più tornata”. Una storia delle battaglie per l'abitare a Cagliari Ep.4

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Carica della polizia nello spiazzo di via Quirra, quartiere di Is Mirrionis.||||
Carica della polizia nello spiazzo di via Quirra, quartiere di Is Mirrionis.|||| Foto di Daniele Longoni||||

Quarto episodio di un racconto sulle lotte dei comitati di quartiere a Cagliari a cura di Gavino Santucciu. Quiqui e qui le precendenti puntate. 

 

I Comitati di quartiere nel centro storico

Nel centro storico cittadino nacquero e si svilupparono importanti forme auto-organizzate di lotta, in particolare nei quartieri di Stampace, Marina e Castello.

Nel secondo dopoguerra, il centro storico era caratterizzato da un fortissimo degrado, da una notevole diminuzione degli abitanti presenti1 e dalla presenza dei cosiddetti sottani, abitazioni fatiscenti prive dei servizi fondamentali in cui abitavano famiglie numerose costrette a pagare un affitto troppo alto se rapportate alle condizioni terribili di questi luoghi2. Le persone che vivevano nel centro storico, la maggior parte di esse proletarie e sottoproletarie, ritenevano che le amministrazioni comunali che avevano guidato il capoluogo sardo dal secondo dopoguerra si fossero completamente disinteressate dei problemi esistenti nei quartieri storici della città. Anzi, secondo molti abitanti la difficile condizione urbanistica e edilizia era un obiettivo perseguito dalle istituzioni, che in questo modo costringevano le famiglie a dover andarsene da questi quartieri per abitare nelle zone periferiche della città: Sant’Elia e Is Mirrionis. Una volta che questi abitanti fossero andati via, le istituzioni avrebbero permesso lo sviluppo di una forte speculazione edilizia attraverso l’eliminazione delle abitazioni più fatiscenti e la creazione di banche, uffici e appartamenti di lusso in cui avrebbe abitato la borghesia cittadina.

Fu Stampace il teatro della nascita del primo Comitato nel centro storico, sviluppatosi contro un progetto di trasformazione della zona in senso speculativo. Il piano particolareggiato, approvato dalla giunta comunale nel 1970, prevedeva infatti la demolizione degli edifici presenti e la trasformazione del quartiere in un centro residenziale in cui avrebbe potuto abitare solo la borghesia cittadina. Il Comitato fu in grado di bloccare il progetto attraverso l’ottenimento di un vincolo paesistico che salvaguardava il carattere storico del quartiere3.

Il secondo Comitato nacque a Castello nel 1974 e le richieste principali furono: la chiusura di tutti i sottani esistenti nel rione, la creazione di alcuni servizi quali un mercato rionale, un asilo e una scuola media e il varo di un piano particolareggiato che rispettasse le esigenze di un’edilizia economica-popolare4. Il 3 gennaio 1976 il Comitato fu protagonista, insieme alla sezione Lussu del Movimento Lavoratori per il Socialismo, di una manifestazione, cui parteciparono un centinaio di persone, in cui furono spostati da piazza Carlo Alberto i tanti cumuli di macerie presenti nel rione, diretta conseguenza dei bombardamenti che colpirono la città di Cagliari nel19435. Attraverso la manifestazione si voleva sollecitare l’amministrazione comunale a intervenire nel quartiere per risolvere il problema. Conseguentemente, il 12 gennaio 1976 il sindaco emanò sei ordinanze per sgombrare i rifiuti e detriti presenti6.

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Il Comitato di quartiere della Marina, infine, nacque nell’estate del 19757. L’iniziativa più importante fu un’indagine edilizia del rione, attraverso cui si scoprì che il 60% delle abitazioni era formato da veri e propri tuguri in cui vivevano famiglie poverissime e che l’80% era addirittura senza servizi. Nonostante ciò, l’80% degli abitanti dichiarava che non avrebbe mai abbandonato la casa in cui era nato e cresciuto8. Il 16 ottobre 1976, inoltre, il Comitato fu protagonista dell’occupazione dell’ex-sagrestia della chiesa di Santa Lucia, utilizzata dal Comune come deposito per i carrelli della nettezza urbana dopo che i bombardamenti l’avevano semidistrutta9. Dopo essere stata liberata dai detriti e ristrutturata, grazie ai fondi reperiti attraverso una sottoscrizione pubblica, l’edificio divenne la sede delle riunioni e delle principali attività del Comitato10.

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Il Coordinamento dei Comitati e Circoli di quartiere

 

Contemporaneamente, nacquero e si svilupparono in molti rioni della città altri Comitati, come ad esempio a La Palma, Cep, Quartucciu, Is Bingias, La Vega, Mulinu Becciu, Santa Maria di Pirri, Tuvixeddu, Villa Fiorita, Villaggio dei pescatori, Genneruxi e Sant’Avendrace.

Gli appartenenti a queste organizzazioni ritennero che per essere maggiormente incisivi fosse necessaria la creazione di un coordinamento cittadino, che nacque ufficialmente il 15 febbraio 1976 al termine di un’assemblea tenutasi al cinema Adriano. Fecero parte del Coordinamento i Comitati di Marina, Stampace, Castello, Fonsarda, Is Bingias e Bonaria e i circoli di Is Mirrionis, Villa Fiorita, Cep e Sant’Elia11.

Nella stessa assemblea venne inoltre stillato un importante documento di rivendicazione, chiamato “vertenza città”, attraverso cui il Coordinamento chiedeva: la realizzazione nel giro di tre-quattro mesi di un’indagine sulla situazione abitativa di Cagliari, in modo da conoscere il livello degli affitti, l’inventario delle case fatiscenti, il numero e l’ubicazione delle abitazioni sfitte; la requisizione delle abitazioni vuote da più di un anno, in cui le persone con problemi abitativi avrebbero potuto abitare pagando un affitto pari al 10% del proprio reddito; un intervento sulle assegnazioni abusive fatte a coloro che erano possessori di un reddito alto; la realizzazione di un nuovo piano urbanistico generale che recepisse tutte le indicazioni dei vari Comitati di quartiere, in particolare l’applicazione della legge 167 per le abitazioni più degradate e della legge 865 per la costruzione di case popolari12.

Così ci racconta quell’esperienza uno dei suoi promotori, Franco M.:

Quindi le strutture del movimento, sostanzialmente a livello cittadino, erano due: il Coordinamento dei Comitati e Circoli di quartiere e i Comitati, che più che altro si occupavano di cose diciamo molto concrete, la casa, l'urbanistica. Noi ci riunivamo solitamente nella sede dei Comitati, però molto ad Is Mirrionis, la sede del Coordinamento era Is Mirrionis. C'erano riunioni periodiche, per esempio si fece una piattaforma, una vertenza unificante per una diversa visione della città, ci sono i documenti, le grosse assemblee come una che facemmo all'Adriano nel '76, dove mettemmo giù una piattaforma, che praticamente era una sintesi delle varie lotte cercando di riportarle ad unità, avendo un'idea della città13.

L’iniziativa principale sostenuta dal Coordinamento dei Comitati fu la manifestazione organizzata nei giorni successivi alla morte di due ragazzi, nati e cresciuti a Is Mirrionis, per mano delle forze dell’ordine: Wilson Spiga, ucciso il 19 dicembre 1976 da un colpo di pistola di un sottoufficiale della polizia mentre fuggiva alla guida di una moto-cross; Giuliano Marras, ammazzato l’11 gennaio del 1977 da un agente di polizia in via San Paolo.

Secondo il Coordinamento, questi ragazzi erano due delle tante vittime che la Legge Reale stava facendo dal giorno della sua emanazione, il 22 maggio 1975. La legge, infatti, in alcune sue disposizioni aumentava notevolmente i casi in cui potesse essere giudicato legittimo l'uso delle armi da parte delle forze dell'ordine.

Fu organizzata per il 22 gennaio 1977 una manifestazione cittadina per chiedere l’immediata abrogazione della legge. Al corteo aderirono varie realtà politiche e culturali, tra cui i Comitati dei rioni di Marina, Stampace, Castello, Fonsarda, Sant’Elia, Cep, Sant’Avendrace e Is Mirrionis, il Comitato di lotta per la casa e i collettivi studenteschi e medi che organizzarono per l’occasione lo sciopero di tutte le scuole e le università cagliaritane. Il corteo partì da piazza Giovanni XXIII e attraversò i quartieri della Fonsarda, La Vega, Sa Duchessa, Is Mirrionis e San Michele. La conclusione sarebbe dovuta essere in piazza Medaglia Miracolosa14, ma poco prima dell’arrivo iniziarono dei pesantissimi scontri tra manifestanti e polizia.

Carica della polizia nello spiazzo di via Quirra, quartiere di Is Mirrionis. Foto di Daniele Longoni

Carica della polizia nello spiazzo di via Quirra, quartiere di Is Mirrionis. Foto di Daniele Longoni.

 

Così ci racconta la manifestazione uno dei partecipanti, Daniele L.:

La manifestazione di Wilson Spiga arrivava in questo contesto diciamo. La manifestazione, non il funerale, fu proprio all'inizio del marzo del '77 e Wilson Spiga fu ucciso a dicembre del '76, Giuliano Marras era già il '77, pochi mesi dopo o un mese dopo. La manifestazione veniva a commemorare queste cose qua e fu enorme perchè tutti i Comitati di quartiere, Fonsarda, Stampace, tutti lavorarono per farla diventare grande, c'era tanta gente con gli striscioni che citavano la legge Reale e altro15.

Filippo G., invece, ci racconta il momento degli scontri:

Questo fu un altro momento balordo il funerale di Wilson Spiga, il ragazzo ucciso dalla polizia mentre sfuggiva a un posto di blocco perchè privo di patente. Il giorno dopo ci fu una forte manifestazione di massa cui partecipai anche io che finì poi in scontri dalle parti del mercato di via Quirra, dove addirittura lì si assistette agli abitanti di questi palazzi che agli studenti che fuggivano dalla polizia gli aprivano gli appartamenti, ti facevano entrare in casa16.

 

La prossima puntata sarà dedicata alla storia del Comitato di lotta per la casa.

 

1 I censimenti cittadini confermano questa caratteristica: nel quartiere della Marina gli abitanti calarono dagli 11.038 del 1951 ai 4.467 del 1971. Nel rione di Castello, invece, le persone diminuirono di 3874 unità in vent’anni. A Stampace, infine, la popolazione residente passò dai 13.343 abitanti presenti nel 1951 ai 7.460 del 1971.

2 Case malsane e sottani inabitabili per seicento famiglie del Castello, Unione Sarda, 30 maggio 1971, pag.5.

3 Vincolo paesistico a Stampace, Unione Sarda, 5 febbraio 1975, pag.4.

4 I problemi di Castello, Unione Sarda, 24 marzo 1974, pag.5.

5 Al lavoro per liberare Castello dalle macerie, Unione Sarda, 4 gennaio 1976, pag.4.

6 Il comune manda le ruspe in Castello, Unione Sarda, 13 gennaio 1976, pag.4.

7 M. T. Arba, C. S. Viola, Frammenti di storia sui muri, Cagliari, GIA Editrice, 1985 cfr. pag.53.

8 Disposti a lasciare la Marina solo venti abitanti su cento, Unione Sarda, 23 luglio 1975, pag.4.

9 Occupata la sacrestia trasformata in immondezzaio, Unione Sarda, 17 ottobre 1976, pag.5.

10 M.T. Arba-C.S. Viola, Op. Cit., cfr. pag.55-57.

11 Idem, cfr. pag.64.

12 Una città per i cittadini contro la speculazione, Tuttoquotidiano, 16 febbraio 1976 pag.4.

13 Intervista con Franco M. (pensionato, direttore di Aladdin Pensiero, ex appartenente alla Scuola popolare dei lavoratori di Is Mirrionis e al Coordinamento dei Comitati e Circoli di quartiere), registrata a Cagliari, 7-12-2017.

14 Domani il corteo di protesta, Unione Sarda, 21 gennaio 1977, pag.5.

15 Intervista con Daniele L. (marittimo, fotografo, ex-membro dei Compagni di Scena), registrata a Cagliari, 27-11-2017.

16 Intervista con Filippo G., (bibliotecario, ex appartenente al Movimento studentesco), registrata a Cagliari, 17-11-2017.

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