InfoAut
Immagine di copertina per il post

Il nostro NO. Appunti sul referendum costituzionale

ANTAGONISMO SENZA CONFLITTO

Il cinismo è il tratto saliente della fase che attraversiamo. La massima presa di coscienza è accompagnata dal grado zero del coinvolgimento. Mai come oggi esiste la consapevolezza diffusa e capillare della politica come sfera intrinsecamente ostile agli interessi di chi sta in basso perché diretta rappresentante degli interessi di chi sta in alto. Cosa ci dicono tratti egemonici nelle classi popolari (teorie del complotto, “populismi”, etc.) verso cui “i compagni” manifestano un fastidio che puzza di disprezzo di classe? Che tutte le illusioni sono cadute, che assistiamo a una presa di coscienza della politica come velo, del gioco democratico come teatro di burattini dai fili fin troppo visibili. Da questa presa di coscienza deriva una contrapposizione profonda basata su sillogismi assodati che ormai strutturano il pensiero della nostra classe (politici = ladri, mafia = palazzi, etc.). L’innovazione capitalistica ha provato a cacciare attraverso la porta del Novecento il pensiero dicotomico della lotta tra le classi, ora lo vediamo rientrare dalla finestra nella forma di uno scontro tra sistema e anti-sistema. Inutile dire da quale lato della barricata si trovi – anche stavolta – la Sinistra. Ed inutile infierire sull’irrilevanza dei “movimenti” in questa lotta che dovrebbe, almeno a parole, appartenergli.

Fin qui, governo ladro, piove sul bagnato. Veniamo ora alle questioni che c’interessano. A questa presa di coscienza radicale e di massa non corrisponde nessun tipo di attivazione sociale contro. Certo ci sono forme di rifiuto e di fuga che esprimono la latenza di una certa autonomia di classe, certo ci sono esperienze più o meno politicizzate di cooperazione sociale che, vista la progressiva diserzione della sfera riproduttiva da parte dello Stato, si riappropriano di alcuni bisogni (ie. casa, comitati di quartiere, etc.), c’è qualche interessante esperienza di lotta sindacale che colpisce alcuni gangli della catena dell’industria terziarizzata ma il grosso della potenzialmente esplosiva dicotomia amico/nemico resta per lo più confinata ai social network. E intendiamoci, il problema non è certo che Facebook sia un ambito “virtuale”. Esso corrisponde ormai a una sfera sociale ben più concreta e densa in termini di affetti e formazione di mondi che molti ambiti della vita off-line. La questione è che il social network rappresenta la messa a profitto dell’opinione, ossia la sfera separata e – proprio per questo – consacrata della politica come impotenza collettiva.

Per chi, come noi, ha il solo chiodo fisso di cambiare la materialità dei rapporti sociali, e non solo la loro rappresentazione, la questione di come far toccare il polo della nemicità col polo del conflitto rappresenta il problema a cui dobbiamo dedicare tutta la nostra intelligenza collettiva.

DOVE LA RESISTENZA È MINIMA

Un cortocircuito si verifica laddove, in un circuito elettrico, la resistenza tra due conduttori sottoposti a una differenza di tensione diventa minima. Il referendum costituzionale di dicembre si configura come uno scontro in cui le linee di fronte che attraversano la società sono chiare come mai lo sono state negli ultimi dieci anni. Da una parte c’è chi ha interesse che si vada avanti con “le riforme” e la stabilità, dall’altra chi pensa che la prosecuzione dell’esperienza renziana continuerà a peggiorare le proprie condizioni di vita. Non si tratta di una divisione statistica ma di uno scontro che si dà nella nella frizione concreta degli interessi. La geografia del voto coincide con quella della crisi dell’economia e della rappresentanza, i sondaggi parlano di una netta propensione di SI al Nord Italia (mentre al Sud si vota NO) e la presa di posizione di tutto l’establishment, da Benigni a Jp Morgan, in favore della riforma lascia pochi dubbi sulle linee di classe che attraversano il quesito referendario. Il sig. Zagrebelsky può sbracciarsi quanto vuole perché si parli nel merito della riforma ma questo resta un aspetto ineludibile della scadenza del 4 dicembre.

Abbiamo sentito spesso dire in questi mesi che il Partito democratico non possiede alcun radicamento sociale. Noi pensiamo che ciò non sia vero e che il referendum si configura già come crisi proprio nella sua dimensione di chiarezza, in termini storico-sociali, del solco della contrapposizione. Non è un caso che Renzi stia facendo di tutto per rappresentare lo scontro in atto in una forma mistificata, raccontandolo come una battaglia tra “innovatori e conservatori”, tra “vecchio e nuovo”. Se il termine antagonista ha un minimo significato nel nostro agire politico come può una tale polarizzazione di massa non interessarci?

AUTONOMIA DEL POLITICO O AUTONOMIA DAL POLITICO?

Il punto di partenza del nostro agire militante deve situarsi sempre nelle rappresentazioni concrete dei soggetti sociali a cui guardiamo come possibili protagonisti di un cambiamento. Ciò che dovrebbe in particolare interpellarci sono le rappresentazioni che questi soggetti hanno dei vettori di questo cambiamento.

Il voto è un gesto debole anche per coloro che vi fanno ricorso ma comunque percepito come più effettivo di qualsiasi proposta “di movimento”. La compiacenza del nostro ambiente militante a riprodurre sempre sé stesso, le difficoltà a fare un bilancio del mini-ciclo di lotte costituito dalle due Onde, l’incapacità – per alcuni il cosciente rifiuto – di agire il nodo politico della rottura hanno semplicemente fatto sparire il conflitto dall’orizzonte del cambiamento. Il fatto che la contrapposizione che attraversa il referendum si dia su un piano politico completamente sconnesso dalla materialità dei rapporti sociali è un problema. Ma è un problema che concerne esclusivamente i limiti dei militanti politici che dovrebbero essere la cerniera tra questi due livelli di realtà e non certo degli sfruttati!

Davanti all’insufficienza di questa nostra opera di traduzione possiamo, ancora una volta, nasconderci in maniera assolutoria nella nostra marginalità prescrittiva, nella nostra autonomia dal politico, oppure partire dagli antagonismi che agitano la classe e lì applicare una pressione.

UN NO SOCIALE?

Il mercato del NO si presenta affollato e il primo riflesso per piazzare il prodotto è quello di differenziarsi per emergere: quale angoletto potrebbero occupare i movimenti se non quello del NO sociale? Il rischio è ancora una volta di prendere un concetto meta-politico che aiuta effettivamente a pensarci dentro i processi e utilizzarlo come un elemento direttamente operativo nella nostra prassi militante. La sfida più delicata di questo autunno è invece quella di muoverci su più piani contemporaneamente cercando di mantenere una visione d’insieme coerente e strategica.

La scommessa con cui guardiamo a questo autunno è quella di riuscire a far scendere la contrapposizione referendaria dal piano separato della politica a quello incarnato della partecipazione per poi spostarlo di nuovo in alto verso il piano del conflitto. Questo è il nostro NO sociale. Proprio per questo, niente sarebbe più sbagliato che giocare una contrapposizione tra un presuntamene posticcio NO politico e un ancora più presuntamene genuino NO sociale. L’interesse di questo referendum è proprio quello di entrare a gamba tesa su una composizione di classe “mediana”, troppo spesso al di fuori dei nostri percorsi di lotta e che si sta già polarizzando all’interno dello scontro referendario. Dobbiamo lavorare su questa tendenza passando al setaccio delle nostre lotte questa composizione con l’obiettivo di approfondire la polarizzazione all’interno dello stesso fronte del NO in vista della vera partita che, forse, si aprirà dopo il 4 dicembre. Questo processo passa anche dall’opinione. Esiste un uso antagonista dell’opinione ? Sì, è l’opinione contro il potere, l’opinione del debole contro il forte, quella della ragione contro l’arroganza. Riuscire a trasmettere che essa non avrà mai capacità trasformativa finché non si costituisce in forza, ecco il campo di contro-soggettivazione possibile che si situa al livello dei registri della composizione mediana su cui scommettiamo.

SOLO UN PRETESTO?

Le considerazioni precedenti nulla levano all’importanza del merito di questo cambiamento delle forme della governance nella crisi permanete. La riforma costituzionale ci interessa, ci interessa più di tutte le misure che ci ha propinato il governo Renzi negli ultimi trenta mesi1.

Viviamo una fase storica in cui il riformismo sta cambiando definitivamente di segno. Quando la dialettica tra lotte e sviluppo si dispiegava in tutta la sua potenza (in primis capitalistica), riformismo è stato per lungo tempo sinonimo di progressismo. Da quando quella dialettica ha invece lasciato il posto a quella tra crisi e subalternità, riformismo è diventato sinonimo di arretramento delle condizioni materiali degli sfruttati. “Fare le riforme” oggi vuol dire far male a chi sta in basso. Come sempre, è la lotta di classe che scandisce le fasi e alla Sinistra spetta il ruolo storico di garante dell’innovazione capitalistica.

Si tratta, certo, di un processo in moto da tempo ma che nel nostro paese è avanzato in maniera discontinua, a lungo rallentato dal tappo berlusconiano. Sembra però che i rapporti di forza siano ora maturi perché la controparte decida di allargare il buco nel serbatoio di quanto è stato accumulato con le lotte dei decenni passati. Se dovesse passare la riforma Boschi, avremo un SI costituente che aprirà una fase nuova. Accentramento decisionale, accelerazione dei tempi legislativi, slittamento del baricentro dal parlamento all’esecutivo suonano come misure astratte ma avranno effetti tragicamente concreti. Siamo solo all’inizio di una crisi che in Europa durerà ancora a lungo e che per ora è mitigata da politiche monetarie che stanno soltanto comprando tempo. Alle nostre latitudini il capitale deve e dovrà continuare ad abbassare l’asticella di ciò che dobbiamo essere pronti ad accettare per sopravvivere. La riforma costituzionale vuole rendere più semplici questi futuri dolorosi passaggi. In questo senso è più importante di un jobs act, di una “buona scuola” o di uno sblocca Italia. Quando la ristrutturazione capitalistica tocca il cuore dello Stato dobbiamo essere capaci di metterci di traverso.

VOTO E DIMENSIONE ANTI-ISTITUZIONALE

Renzi ha detto che non si vota su di lui ma sul futuro delle istituzioni. Il punto è esattamente che oggi Renzi è le istituzioni. Dopo di lui non c’è niente, se non l’ingovernabilità. Lo hanno capito bene a Confidustria, lo hanno capito bene a Bruxelles, lo hanno capito persino alla Casa Bianca.

Partiamo dal presupposto che l’antagonismo su cui ci siamo tanto dilungati esiste solo in tendenza. Ci piacerebbe essere smentiti ma siamo convinti che esso rimarrà troppo debole per creare altro che sconforto se vincesse il partito trasversale del SI. Perché si aprano spazi di conflitto deve vincere il NO. Non il NO sociale: deve vincere il NO al referendum sulla riforma costituzionale. Solo qui, sul corollario tradito di un “tutti a casa”, potremmo contribuire a dare alla storia la necessaria spintarella.

Una soggettività comunista autonoma oggi deve lavorare in ogni dimensione possibile contro le istituzioni. È questa rigidità strategica che struttura il dispiegarsi delle nostre scelte tattiche. Se crediamo sia importante riuscire a bloccare un passaggio di innovazione sistemica giudicato fondamentale dalla nostra controparte (e lo crediamo), bisogna essere coscienti che la prima tappa passa per le urne. Votare NO fa male alle istituzioni. Questo ci basta e avanza.

[1] Consideriamo qui ovviamente come organica a questo passaggio anche la riforma elettorale e il referendum come un momento decisivo per tutto il pacchetto.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Bologna: migliaia di persone partono in corteo dal presidio per Abderrahim Fakir. Cariche e scontri sotto la Prefettura

Per i due agenti di polizia che hanno ucciso Abderrahim Fakir, domenica a Bologna, è scattato lo scudo penale introdotto dal pacchetto sicurezza del governo Meloni. La Procura del capoluogo emiliano ha attivato verifiche sui due poliziotti e sui quattro operatori del 118 che hanno assistito all’ammanettamento e al soffocamento del 42enne: anziché nel “registro degli indagati”, il fascicolo è stato aperto con il “modello 45 bis”, quindi i nomi dei due poliziotti e i quattro sanitari sono nel percorso accelerato che entro trenta giorni (prorogabili a 120 perché ci saranno le richieste di perizie tecniche) potrebbe portare all’archiviazione del caso.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Genova: in ogni caso nessun rimorso.

Si è svolto ieri il corteo lanciato da diverse realtà genovesi e non per i 25 anni dell’omicidio di Carlo Giuliani.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione

Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

E’ stato ucciso Abderrahim Fakir dalla polizia a Bologna

L’omicidio di Abderrahim Fakir a Bologna per mano della polizia sotto gli occhi di operatori sanitari immobili è una dura immagine che restituisce quanto la vita delle persone abbia sempre meno valore per un sistema come quello in cui viviamo.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Carta per la transizione popolare e un’energia autonoma dagli interessi delle grandi industrie

Durante il weekend di iniziative a difesa dell’Appennino è stata prodotta una carta a partire dal confronto tra i vari comitati presenti. La trovate di seguito con l’invito a diffonderla e stamparla!

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Seconda giornata del weekend di lotta No Tav: confronto, socialità e preparativi per l’Alta Felicità

Prosegue il Campeggio di Lotta No Tav al presidio di Venaus. Dopo la prima giornata, aperta dall’inaugurazione del nuovo sito di notav.info dall’iniziativa di lotta a San Didero, il secondo giorno è stato dedicato al confronto politico, alla socialità e alla presenza nei luoghi della resistenza.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Genova, venticinque anni dopo: brucia ancora

Venticinque anni sono un’infinità di tempo, sono un quarto di secolo, eppure non cancellano nulla. Genova 2001 non è una data semplice da commemorare: è una posta politica ancora aperta, e va trattata come tale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

1° giorno di Campeggio di lotta: da Venaus a San Didero

Si è concluso ieri sera il primo giorno del Campeggio di Lotta No Tav, appuntamento estivo che ogni anno anima la Valle e desta sempre grande preoccupazione per la controparte.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane

Rincorrere, sparare a freddo a due uomini è giustiziare. Rincarare la dose con una terza persona già a terra, non è farsi giustizia da soli ma essere spietati assassini.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Astroturfing: accelerare la fascistizzazione delle classi popolari in Gran Bretagna

L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.