InfoAut
Immagine di copertina per il post

Il NO ignoto e gli spettri del populismo

E’ il momento di registrare alcuni dati in itinere verso il 4 dicembre. Una continuità di presa di parola – dalle contestazioni a Renzi e i suoi ministri all’emersione imprevista delle ragioni del No come contradditorio perenne – ha minato la serenità di una campagna referendaria che i promotori del sì immaginavano liscia e trionfale. È questa la prima dimensione di una rinnovata politicità innescata da uno scontro politico che, dopo tanto tempo, si socializza in maniera allargata, oscillando, come sempre quando il confronto politico diventa patrimonio sociale, tra la messa in crisi della gestione tecnica del fenomeno e la sua indispensabile semplificazione: il No è prima di tutto No a Renzi. In questo troviamo un universo, ma anche la chiave di una scommessa politica…

Allo stesso tempo, sebbene costellata da una continuità di presa di parola contro il Sì e per quanto i sondaggi diano il No avanti di 7 punti, a oggi la dimensione della polarizzazione sociale ancora non si è trasformata in partecipazione diffusa e di massa. Il No, lo abbiamo espresso in più occasioni, ha una sua stratificazione profonda e, attualmente, la latenza sociale che usa il No per esprimere un’istanza di attacco e trasformazione sui livelli alti del dominio sulla società, serpeggia come un fiume carsico in cerca di un varco nel terreno. Lo scontro strategico, su un fronte e sull’altro, si gioca interamente sulla natura della forza che sintetizzerà politicamente queste pulsioni. Queste sono ora prese nella contradditorietà di un groviglio dove la dimensione del risentimento di classe si fonde con un bisogno di contrapposizione non per forza orientato verso l’alto e che confina, inoltre, con la crisi di mediazione di un ceto medio ostinato a difendere le garanzie formali di vecchi patti sociali per tentare di scongiurare il processo violento di definitivo declassamento operato anche tramite il progetto di riforma costituzionale. Il No vive di questi mondi, eppure se interpretassimo questo scontro come un’alternativa tra una democrazia inservibile e il mostro del populismo sbaglieremmo bersaglio, attestandoci su una lettura che tiene conto solo di ciò che oggi è manifesto nelle forme politiche, rinunciando a guardare ai processi possibili che il passaggio del 4 dicembre offre per la trasformazione stessa dei caratteri di classe che informano l’opzione del No come occasione per cacciare Renzi.

Cosa mette in connessione con questo magma di pulsioni ambigue e ambivalenti che passano per il No? Cosa ci permette di azzardarne una curvatura? E’ questo ciò che teme di più Renzi, ciò che maggiormente danneggerebbe il Sì. La retorica dello scontro tra innovazione e conservazione – che articola il livello più strategico della spinta “riformatrice” – torna utile alla propaganda renziana solo a condizione che le forze del No vengano recintate al quadro politico esistente. Il No che va da Berlusconi a Salvini e che allunga i suoi tentacoli fino all’opposizione interna al PD ha certamente caratteri conservativi, o meglio, dell’autoconservazione di un quadro politico come livello invariante di dominio rispetto al quale il gioco della democrazia rappresenta la farsa della sua riproduzione. Questo No istituzionale e a noi nemico può catalizzare un suo Popolo e in parte già ne orienta i caratteri anche alle altezze dei sentimenti proletari: piazza Santa Croce a Firenze riempita da Salvini lo testimonia. Ma su proporzioni più ampie, su quelle che contano, possiamo affermare che a oggi il fronte del Sì ha ricomposto esplicitamente una serie di interessi ben definiti (l’ultimo ad accodarsi al lungo elenco che annovera Jp Morgan e Confindustria è stato De Luca con il suo appello agli amministratori locali per sostenere il sì e “continuare a far arrivare fiumi di quattrini”), mentre sul versante del No, all’insufficienza del polo istituzionale corrisponde un polo fantasma del No che ancora deve trovare le forme della sua espressione politica esplicita.
Possiamo qui mettere un primo punto fermo: perché attorno al No si ricomponga una dimensione politica esplicita, con dunque il suo peso specifico e il suo carico di minaccia, occorre che il consenso al No si traduca in attivazione e partecipazione reale. Paradossalmente la forza politica che negli ultimi anni ha annoverato più accuse di populismo tra tutte, il Movimento 5 stelle, evita come la peste di tradurre il suo No in una convocazione di popolo reale. Serpeggia in loro proprio la paura di una torsione populista del popolo – del web, italiano e italiota – che comprometterebbe la compatibilità del movimento con una candidatura di governo perché, in primo luogo, la dimensione del populismo che inquieta le élite politico-finanziare è quella di una società non immediatamente reintegrabile che, in quanto tale, rappresenterebbe un indebolimento delle istituzioni e della loro capacità di dialettizzare i conflitti. Un’istantanea di un passato recente suggerisce scenari futuri possibili: la rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica vide l’autosabotaggio delle proprie convocazioni di piazza da parte del 5 stelle per timore che aumentasse la fiducia del ribaltare il golpe bianco di Re Giorgio. E ora? La manifestazione del 27 novembre a Roma rappresenta al momento l’unico momento collettivo in cui misurare una possibilità di attrezzare un avvertimento contro il golpe costituzionale. Per farlo si è posta un obiettivo semplice: riempire piazza del Popolo a una settimana dal voto per consolidare una fiducia e aprire a nuove possibilità dalla sera del 4 dicembre in avanti.

Ma cosa significa oggi, per noi, guardare alle forme non ancora manifeste dei comportamenti politici a venire? All’ignoto che avanza anche e soprattutto nelle forme di contrasto a questa forma di democrazia come espressione dell’invarianza del comando politico innestata su una dialettica apparente e mistificata tra resistenza e innovazione? Bisogna qui porre un altro punto fermo: il passaggio del referendum costituzionale del 4 dicembre intensifica la crisi delle forme politiche esistenti; di tutte. Questa crisi è voluta e ritenuta amministrabile a livello capitalistico a condizione che lo scontro tra il Sì e il No si configuri come conflitto tra innovazione capitalistica e resistenza a questa. “Se vince il No il Pil va giù e sale lo spread”, dice Renzi; Confindustria lancia il campanello d’allarme e si allinea con il governo: se non passa la riforma il Pil cala dell’1,7% e gli investimenti del 12,1%… come dar loro torto? In questo senso esiste un No impossibile: quello che guarda alla difesa della carta costituzionale come strumento tradito e da applicare nell’orchestrare una dialettica democratica e progressista del conflitto tra lotte e sviluppo. Ma, al livello attuale della crisi e della progettualità capitalistica al suo sviluppo di finanziarizzazione, è questa stessa dialettica tra lotte e sviluppo a collassare. Poiché si attestano su questa dialettica come ricetta di uscita dalla crisi, le forme del No circoscritte al già noto e dunque al quadro istituzionale, sono forze della resistenza all’accelerazione capitalistica ma soggette a un recupero. Qualsiasi destra no-global o sinistra neo-keynesiana si spappola nel tentativo di restaurare un controllo della politica a questo livello della crisi per gestire le forme dell’integrazione sociale nel rapporto di capitale. La lezione greca di un anno e mezzo fa ha da dire molto su questo aspetto. Il nodo per un prospettiva nostra resta il medesimo: non quanta forza abbia un No in quanto tale, circoscritto alle sue condizioni politiche date, ma quali forze possa attivare per aprire nuove possibilità contro gli equilibri vigenti.

Nello scontro tra il No e il Sì, la linea tangente al conflitto tra resistenza e innovazione capitalistica si può sviluppare come un motore di aspettativa collettiva che contro una fase di instabilità sociale, incertezza e impoverimento, aspira ad una fase di destabilizzazione sociale e politica come occasione di trasformazione di assetti sistemici complessivi. Questo passaggio, non ce lo siamo mai nascosti, non può darsi senza la vittoria del No la sera del 4 dicembre e senza l’attivazione di quella composizione mediana che non accetta le condizioni dell’integrazione attuali e che cova la disillusione rispetto alla promessa di innovazione capitalistica, oggi incarnata dalla farsa del renzismo. I dati statistici sulle intenzioni di voto definiscono uno spaccato chiaro: attorno al No si aggruma una gioventù piegata dai voucher, un meridione disilluso, ceti medi impoveriti che pure riposero nella speranza democratica e renziana la loro residua fiducia negli apparati politici. Esiste una curvatura possibile in senso antagonista di queste dimensioni interne alla classe ma governate da interessi contrastanti, spesso orientati dall’alto? Pensiamo di sì, che ci siano i margini per questa possibilità a condizione anche di contemplare un attraversamento della simbologia – dalla difesa della costituzione alla democrazia – che oggi innerva le pratiche discorsive e i codici di resistenza al progetto renziano. Chi è preoccupato da questa accozzaglia? Lo capiremo meglio la sera del 4 dicembre…

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La figura di Lenin torna al centro del dibattito

La figura di Lenin torna al centro del dibattito storico e culturale con un nuovo volume firmato da Guido Carpi e pubblicato da Salerno Editrice nel gennaio 2026. Il libro propone un profilo rigoroso che intreccia la biografia del leader bolscevico con i destini della Russia, restituendo una lettura ampia e articolata della sua azione […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Roma sotto sfratto: l’attacco agli spazi sociali e le risposte dal basso

Dopo lo sgombero di Askatasuna e la risposta di massa degli scorsi mesi, continua la campagna del governo contro gli spazi sociali in tutta Italia. Da Roma riceviamo e pubblichiamo il comunicato dello Spazio Sociale Ex 51 di Valle Aurelia, che invita abitanti e realtà sociali a partecipare a un’assemblea pubblica presso il loro spazio in via Aurelio Bacciarini […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’opposizione al governo Meloni parte da qui

Contributi, punti di vista, riflessioni da parte delle tante anime che hanno composto la ricchezza della manifestazione oceanica della Torino partigiana. Iniziamo una raccolta di ciò che si tenta di appiattire, con uno sguardo alla complessità della composizione, della soggettività e della fase che stiamo attraversando.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Minneapolis: le bugie che ti racconteranno

La città ghiacciata è sotto assedio. Nei lunghi e freddi inverni nel cuore del Midwest l’aria può diventare così fredda da rendere doloroso respirare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordina mondiale / 32 – L’ultima Thule tra Nato, petrolio, terre rare e…guano

La pubblicazione della ricerca dell’inglese Peter Apps da parte della Luiss University Press non poteva cascare in un momento migliore, o peggiore a seconda dei punti di vista, per narrare le vicende politiche, militari e ideologiche che hanno portato alla creazione, sviluppo e attuale crisi di una delle alleanze militari multinazionali più longeve della storia. Quella della Nato, per l’appunto, che l’autore paragona alla Lega Delio-Attica, conosciuta anche come lega di Delo, una confederazione marittima costituita da Atene, nel 478-477 a.C. durante la fase conclusiva delle guerre persiane, a cui aderirono dalle 150 alle 173 città-stato greche.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La sollevazione nazionale in Iran e le ondate dell’estrema destra

Secondo Sasan Sedghinia, la sollevazione in corso in Iran può essere definita a pieno titolo come una rivolta dei marginalizzati e dei disoccupati contro il sistematico impoverimento della popolazione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Gaza come laboratorio di nuovi imperialismi e l’importanza dei popoli che resistono

Nuovi e vecchi interessi del Nord globale, e in particolare degli Stati Uniti, stanno ridisegnando una geografia del mondo fatta di guerre, furti, e distruzione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le proteste in Iran colpiscono al cuore la legittimità del regime. Riusciranno nel loro intento?

La Repubblica Islamica ha sempre dato prova di creatività nel sopravvivere. Ma questa volta deve affrontare richieste che non possono essere placate con concessioni materiali.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Imperialismo ecologico fase suprema del capitalismo fossile

L’imperialismo nel XXI secolo va configurandosi sempre più come un incessante conflitto per il controllo delle risorse naturali

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Corollario globale all’attacco in Venezuela

Dopo il rapimento in grande stile del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro si sono scatenate molte reazioni a livello globale

Immagine di copertina per il post
Bisogni

CASSA DI RESISTENZA – BLOCCHIAMO TUTTO TORINO

IL COORDINAMENTO TORINO PER GAZA LANCIA LA CASSA DI RESISTENZA  Chi lotta non è mai sol3! IL MOVIMENTO “BLOCCHIAMO TUTTO” Quest’autunno un enorme movimento popolare ha bloccato l’Italia al fianco della resistenza del popolo palestinese, contro il progetto genocida e coloniale del regime israeliano. Questo movimento ha denunciato con forza la responsabilità del governo Meloni […]

Immagine di copertina per il post
Culture

Ligéra, batterie, rapine, rapimenti e sparatorie all’ombra del Duomo: 1963-1993

Da Carmilla on line: Laura Antonella Carli, Nicola Erba ( a cura di), Atlante storico della mala milanese 1963-1993, Milieu edizioni, Milano 2025, pp. 512, 36 euro Ma mi, ma mi, ma mi,quaranta dì, quaranta nott,A San Vittur a ciapaa i bott,dormì de can, pien de malann!…Ma mi, ma mi, ma mi,quaranta dì, quaranta nott,sbattuu de […]

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Intervista a Contre Attaque: “E’ stata la banda fascista di Quentin Deranque a lanciare l’assalto”

Radio Onda d’Urto ha intervistato Pierre, redattore di Contre-Attaque.net, riguardo la puntuale inchiesta che il portale militante francese sta conducendo in merito ai fatti che il 12 febbraio, a Lione, in Francia, hanno portato alla morte del 23enne neofascista Quentin Deranque.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: continua la pressione di USA e Israele

Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma nucleare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Livorno: “Per realizzare un sogno comune”, Infoaut organizza due giorni di incontri e dibattiti il 21 e 22 febbraio

“Per realizzare un sogno comune”: a partire dal “Blocchiamo tutto” un incontro pubblico lanciato dalla piattaforma di movimento InfoAut il 21-22 febbraio a Livorno verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Ancora repressione sulle lotte per la Palestina a Torino

Questa mattina, con un’operazione di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la Palestina in città.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Milano: indagini sul ruolo della Polizia e Carabinieri nella morte di Ramy Elgaml e Abderrahim Mansouri

A Milano sono almeno2 le inchieste che riguardano la morte di due giovani, entrambi di origine migrante. Ad accomunarli il ruolo attivo delle forze di polizia e carabinieri.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Lione: “è stato un agguato teso dai fascisti”, l’inchiesta di Contre-Attaque ribalta la narrazione attorno alla morte del 23enne neofascista

Francia. Prosegue la strumentalizzazione mediatica contro le realtà antifasciste e di sinistra dopo la morte di un 23enne neofascista a Lione nello scontro tra 16 fascisti e 13 antifascisti.