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#CèChiDiceNo: Report assemblea nazionale 1 ottobre

C’è chi dice NO!

REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 1 OTTOBRE

Sabato 1 Ottobre all’Università La Sapienza di Roma oltre cinquecento persone, impegnate nei comitati a difesa dei territori, nei percorsi di lotta sulla formazione, nei movimenti per il diritto all’abitare, nelle lotte nel mondo del lavoro, uomini e donne che lottano contro le ingiustizie sociali in questo paese, hanno dato vita all’assemblea “C’è chi dice NO!”.
L’assemblea si è aperta con una bella sorpresa. Nicoletta Dosio, storica attivista del movimento notav evasa dai domiciliari si è presentata nell’aula gremita per prendere al microfono, ringraziando i tanti e le tante presenti per il sostegno dato alla lotta sua e dei notav contro le misure cautelari e rilanciando alla platea l’auspicio che si possa aprire un percorso determinato di conflitto sociale verso e oltre la consultazione referendaria del 4 dicembre.

Sin dai primi interventi è stata sottolineata una priorità assoluta, che ha raccolto il consenso e la spinta unanime dell’assemblea: costruire un grande corteo a ROMA DOMENICA 27 NOVEMBRE, con l’obiettivo di catalizzare la diffusa ostilità nei confronti del governo Renzi e delle sue politiche nelle giornate immediatamente a ridosso del voto.

La volontà è quella di riuscire a determinare con forza una capacità da parte dei movimenti e delle realtà sociali del paese di agire la sfiducia dal basso al governo Renzi e al Partito Democratico, evitando che la questione della stabilità e del futuro del governo siano oggetto di forme di recupero istituzionale, attraverso uno sforzo diffuso nel promuovere forme di attivazione sui territori.
La riforma è stata letta nell’ottica della definitiva costituzionalizzazione delle pratiche di governo del Partito Democratico, che nella crisi hanno determinato l’impoverimento sociale di milioni di persone, al contempo assicurando la stabilità – e difendendo gli interessi – della governance neoliberale, non rifiutando l’avventura bellica e militarizzando i territori per chiudere sempre più spazi di dissenso.
Ci troviamo di fronte ad una scommessa che va giocata fino in fondo, poiché la situazione politica attuale, che vede una costante diminuzione del consenso verso il premier, apre possibilità di azione che fino a pochi mesi fa sarebbero risultate difficilmente immaginabili.
Le lotte dei comitati a difesa dei territori hanno sostenuto con forza in tutti i loro interventi la necessità di affermare quel NO che è alla base di ogni presa di posizione sociale contro il modello di sviluppo finalizzato al disciplinamento e al controllo delle popolazioni, basato sulla shock economy e sull’emergenza che diventa norma di governo.

Le resistenze territoriali hanno ribadito il valore del loro percorso, teso all’allargamento dello spazio politico dove possano riconoscersi i soggetti espropriati dal governo Renzi della loro decisionalità e in molti casi del loro stesso diritto alla vita, attraverso la devastazione di interi territori, lo smantellamento della sanità, l’investimento sulle grandi opere inutili e l’adozione costante di politiche di commissariamento.

Le realtà studentesche che animano quotidianamente l’attivazione e la mobilitazione nelle scuole e in università hanno affermato la volontà di costruire un percorso di agitazione sociale da qui ai prossimi mesi nei confronti di Renzi e delle politiche governative, attaccando sulle questioni dei tagli alle risorse, dello sfruttamento imposto attraverso l’alternanza scuola-lavoro, tirocini e stage e del sostanziale svuotamento del diritto allo studio. E’ già in calendario una mobilitazione studentesca diffusa sul territorio nazionale per il 7 ottobre, che funga da prima messa in moto delle energie politiche di una soggettività studentesca e generazionale che vuole prendere parola sul proprio futuro.

I movimenti per il diritto all’abitare hanno sottolineato l’importanza della resistenza che in tutto il paese si è data contro il Piano Casa, che ha coinvolto decine di migliaia di persone in pratiche di lotta agite soprattutto nelle periferie del paese e che ancora nelle prossime settimane tornerà a dare battaglia, a partire da una dieci giorni di mobilitazione sul tema del diritto all’abitare a novembre.
L’energia sprigionata dal ciclo di lotte degli ultimi anni nel mondo del lavoro ha portato all’intervento di tanti uomini e donne attivi in tante vertenze che hanno descritto il JobsAct come pietra miliare della politiche neoliberiste renziane, per poi attaccare lo sfruttamento sempre più intensivo nelle fabbriche, lo sfruttamento del sistema delle cooperative, ma anche le forme di neo-schiavismo nelle campagne. Sono state annunciate nuove giornate di lotta, come quella dello sciopero generale del sindacalismo di base del 21 ottobre, concepite con lo sguardo rivolto a coinvolgere anche le altre forze vive del tessuto metropolitano.
L’assemblea ha posto la necessità della costruzione di un No sociale che riesca a coinvolgere i segmenti della società esclusi dalla vita pubblica, i subalterni, coloro che in forma diffusa costruiscono esperienze di mobilitazione e attivazione in opposizione alla deriva autoritaria del nostro Paese, accogliendo la data di mobilitazione territoriale per il “No al referendum costituzionale” prevista per il 29 ottobre.

In ultimo, la suggestione che arriva dalla possibilità di portare la voce di chi dice NO all’annuale appuntamento della Leopolda, la Leopolda per il Sì di novembre, passerella e vetrina di Renzi e del governo verso il voto, è stata assunta con entusiasmo dall’assemblea che ha sottolineato la rilevanza e l’importanza che una tappa come questa può rivestire nel percorso di avvicinamento al voto.
L’assemblea ha in definitiva espresso la volontà comune di spendere tutte le proprie forze nella massificazione della sfiducia nei confronti del governo Renzi e del PD, attraverso la costruzione comune di un percorso di lotta che in ogni tappa avrà l’obiettivo di moltiplicare e intensificare il NO sociale in ognuno dei nostri territori.

La data per la chiusura della campagna del NO sociale al referendum è stata individuata dall’assemblea in DOMENICA 27 NOVEMBRE per non sovrapporsi alla già annunciata manifestazione “Non una di meno” contro la violenza maschile sulle donne del 26 novembre. Tutte le componenti sociali presenti ribadiscono il proprio impegno per la buona riuscita di quest’ultimo corteo. Dalla Val di Susa è stata già annunciata la presenza delle donne notav come ci sarà la partecipazione dagli altri territori mentre il movimento di lotta per la casa romana ha annunciato la propria disponibilità ad accogliere chi volesse pernottare nella notte tra i due cortei.
La sfida è grande, l’occasione è importante: c’è chi dice NO, ora portiamoli in piazza!

#CèChiDiceNO #cacciamoRenzi #cacciamoilPD

Da FB C’è Chi Dice NO

 

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