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C-Star: quando i fascisti a caccia di migranti si incagliano in Africa

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La C-Star è una nave presa in affitto da un’organizzazione di neonazisti che si fa chiamare “The Identitarians” che ha base principalmente in Germania e in Francia e, da poco in Italia, con nome “Generazione Identitaria”.
Viene da loro ideato un progetto, tramite il quale raccolgono 75 mila euro in donazioni: “Defend Europe” la creazione di una nave pattuglia che gira nel Mediterraneo, e che dovrebbe cercare di impedire gli sbarchi delle navi trasportanti i migranti sulle coste italiane, respingendoli verso le coste libiche, ma soprattutto monitorare da vicino il lavoro delle ONG. La C–Star si era prefissata l’approdo per la scorse settimana sulle coste catanesi, ma, ironia del destino, al momento è ferma a Suez per controlli, sembrerebbe essere stata fermata per assenza di alcuni documenti indispensabili alla navigazione.

Nel frattempo a Catania si è sviluppato un dibattito intenso sull’arrivo della nave: lettere e appelli rivolti sia al Sindaco che alla Capitaneria di Porto, per richiedere che non venisse rilasciato il permesso di approdo al Porto, un presidio fisso e numeroso durante i giorni in cui era previsto l’arrivo della nave, e una conferenza stampa in cui è stato annunciato da associazioni, realtà sociali, collettivi e sindacati la volontà di impedire in ogni modo l’approdo della nave a Catania. L’annuncio dell’approdo di questa nave ha ricreato un dibattito cittadino sul tema, ma soprattutto ha portato a una ridiscussione dei problemi che i fenomeni migratori, gli sbarchi e le forme di accoglienza, creano oggi sui nostri territori agli occhi delle comunità che li abitano. Se infatti quest’approdo da un lato ha obbligato sia la Capitaneria di Porto sia il Sindaco a esprimere contrarietà e dissociazione da un fenomeno ai limiti del diritto della navigazione, dall’altro ha aperto un altro solco di discussione molto più profondo che negli anni passati sulla questione delle migrazioni.

Il progetto Defend Europe tenta di capitalizzare politicamente il tritacarne mediatico che contro i migranti organizza una vera e propria guerra tra poveri capace di schierare in prima fila, anche in molte città meridionali, ampi strati popolari e proletari… per governarli. Per rispondere anche solo allo sciacallaggio dei fascisti servono nuovi strumenti militanti. Tra nuovi piani Hotspot in Sicilia e Sardegna nell’impossibile rincorsa di Minniti a contenere e controllare i flussi, con l’esplosione del mercato dell’accoglienza tra sovraccarico ed economia corrotta, oltre ogni buonismo, c’è da recuperare il doppio fronte dell’autonomia dello sguardo migrante nel condurre le proprie battaglie nei propri interessi e dunque di un ruolo militante non ritagliato sull’assistenzialismo ma adatto a rompere le gerarchie dell’assistito, dell’assistente e del proletario terzo incomodo come assistito tradito. Come sempre è la percezione di essere soggetti deboli che occorre rigettare perché è la stessa su cui sorge il rancore del razzismo comune.

Abbiamo una nostra partita da giocare. Sviluppare il bisogno di lottare contro questi ruoli per costruire una forza. Ai fascisti, per ora, l’ironia di una barcaccia ferma sulle coste africane. Chissà come ci si sente a stare senza documenti, fermi in mezzo al mare, senza poter tornare a casa, senza andare avanti.
Affondati.

 

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