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“Pancho” Villa

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Doroteo Arango Arámbula è il vero nome di Francisco “Pancho” Villa: nasce a San Juan del Rio, Durango, il 5 giugno 1878 da una famiglia di poveri contadini.

Secondo un racconto che lui stesso fece successivamente, quando aveva sedici anni uccise il proprietario di una grande fattoria – una di quelle che all’epoca si chiamavano haciendas – che aveva stuprato la sorella. Per sfuggire alla giustizia si rifugiò sulle montagne a nord del Messico e si unì a un gruppo di fuorilegge. Prende parte alla rivoluzione del 1910-1911 contro la trentennale dittatura di Porfirio Diaz, organizzando, a capo di bande contadine, la guerriglia nello stato di Chihuahua e contribuendo alla vittoria del liberal-progressista Francisco Madero. La partecipazione di Villa alla prima rivoluzione a Chihuahua viene ricondotta ad una naturale predisposizione propria degli uomini di estrazione popolare senza particolari ambizioni politiche, ma capaci di stringere vincoli con i dirigenti contadini locali. La partecipazione, nel 1912, alla difesa del governo Madero, invece, fu dovuta alla sollecitazione di quest’ultimo e del governatore locale, Abraham González. Le grandi campagne militari nel Nord durante la seconda rivoluzione del 1913, poi, lo trasformarono in un capo carismatico e in un dirigente politico allorché nel dicembre di quell’anno divenne governatore rivoluzionario. La reazione controrivoluzionaria, intesa come l’alleanza tra l’esercito e le classi dominanti, portò però all’instaurazione della dittatura del generale Victoriano Huerta nel 1913-1914.

Dopo il colpo di stato del generale reazionario e l’assassinio di Madero (avvenuto appunto nel 1913), Pancho Villa si unisce ai costituzionalisti di Carranza per mettere fine all’odiato governo. Gli Stati Uniti, che avevano larghi interessi economici in Messico e un ampio confine territoriale in comune, si schierarono contro Huerta ma si limitarono ad occupare Vera Cruz nell’aprile del 1914 e Chihuahua nel marzo del 1916. Venuto in contrasto con lo stesso Carranza, perché considerato troppo moderato, appoggia, insieme al rivoluzionario Emiliano Zapata, il progetto di una grande riforma agraria (piano di Ayala, 25 novembre 1911), fino a conquistare tutta la regione del nord del Messico. Approfittando del periodo di confusione nel paese riesce infine ad occupare la stessa Città del Messico (1914-1915). Subisce quindi una sconfitta da parte del comandante Obregon a Celaya nel 1915, e successivamente, anche ad opera del costituzionalista Calles, già partigiano di Obregon. Questi eventi aprono il periodo della sua attività di guerriglia (1916-1920), ma anche quello della sua “rinascita”, che va ricondotta a fattori politici generali in larga parte connessi alle prese di posizione degli Stati Uniti nei confronti dei problemi aperti nel Messico rivoluzionario. Nel 1916, dopo una sconfitta, la banda di Villa fece un’incursione negli Stati Uniti dove rubò delle armi da un deposito militare.

Gli Stati Uniti inviarono una spedizione a dargli la caccia e fu la prima volta che l’esercito americano utilizzò aerei e camion in un’operazione militare. L’ostilità dei nordamericani dipendeva però da motivi politici più ampi, avendo il presidente Wilson riconosciuto ufficialmente il governo di Carranza. Villa riesce tuttavia a sottrarsi alla spedizione del generale Pershing. Nel 1919 venne assassinato l’altro famoso comandante dei guerriglieri,Emiliano Zapata, e Villa rimase uno dei pochi ad opporsi al governo dell’ennesimo nuovo presidente, Venustiano Carranza. Quando anche Carranza, che Villa considerava un nemico personale, venne assassinato da alcuni rivali politici, Villa fece sapere al nuovo governo di essere disposto a ritirarsi dalla guerriglia in cambio di un’amnistia. In seguito depone le armi sotto il governo di Adolfo de la Huerta e si ritira in una fattoria a Durango. Muore assassinato il 20 luglio 1923 a Parral (Chihuahua). Il suo assassinio, come ovvio, segnò una svolta determinante per il sistema politico messicano. Subito si è imposta la versione della “vendetta personale”, classico scenario che si prospetta quasi sempre in relazione a delitti di stato. Secondo alcuni invece Villa venne ucciso da un rivale politico perché aveva deciso di candidarsi a presidente del Messico. Non era Villa comunque che gli uomini di potere temevano, ma ciò che rappresentava, la sua gente, i rancheros, i peones, che potevano inseguire il sogno di ribellarsi e rovesciare il regime dei padroni. La rivoluzione messicana, non a caso, è stata a lungo ritenuta come la prima rivoluzione sociale del Novecento con il suo carattere popolare, agrario e nazionalista, anche se alcuni studiosi hanno avanzato l’interpretazione che fosse una rivoluzione politica diretta alla costruzione di uno Stato capace di promuovere lo sviluppo capitalistico, dando luogo però ad un regime populista per il timore della nuova classe politica di affrontare la forza acquisita dai movimenti popolari.

Il giudizio sul movimento di Villa, invece, continua tuttora ad essere controverso perché, da un lato, esso presentava indubbiamente differenze rispetto a quello etnicamente più coeso di Zapata e, dall’altro, sembrava avere analogie con altri movimenti che si limitarono alla confisca della proprietà fondiaria per finanziare la rivoluzione. Ciononostante, grazie anche alla sua storia avventurosa, oggi Pancho Villa è famoso come uno dei grandi eroi della rivoluzione messicana. Gli sono stati dedicati numerosi film ed anche parecchie statue, che lo raffigurano al galoppo, con la pistola in mano e il classico sombrero che gli svolazza alle spalle. Paco Ignacio Taibo II, autore della biografia “Un rivoluzionario chiamato Pancho”, ha sottolineato la naturale capacità strategica del personaggio: una specie di dono che ha fatto sì che, con uomini poco addestrati e armi non certo perfette, Pancho Villa abbia affrontato e superato addirittura l’esercito degli Stati Uniti, sapendo utilizzare al meglio la conoscenza del territorio e della psicologia dell’avversario, tanto da essere modello di importanti generali degli eserciti regolari europei. Personaggio dalle tante contraddizioni, affascinante forse per questo. Quasi analfabeta, ha posto l’istruzione tra i suoi obiettivi primari tanto da fondare 50 scuole ancora in piena rivoluzione. Capace di gesti di grande generosità e di spietata crudeltà.

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