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Muore, trucidato, Carlos Marighella

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Bahiano di nascita e con padre italiano, Carlos Marighella fu un esponente di spicco del Partito comunista brasiliano sin dagli anni della dittatura di Getulio Vargas (1930-1945).

Militante attivo ed agguerrito, svolse incessantemente la sua attività sia in parlamento, quando, nel breve periodo che seguì l’immediato dopoguerra, il Pcb venne legalizzato, sia in clandestinità, dopo l’allineamento del Brasile alla politica degli Stati Uniti in seguito all’avvento della guerra fredda. Nel 1964, un colpo di Stato, appoggiato dagli Stati Uniti, instaurò in Brasile una feroce dittatura militare, che soppresse i partiti politici tradizionali, ridusse drasticamente il diritto di voto ed abolì, di fatto, tutti i diritti civili, precipitando il paese in un clima di terrore.

In questo periodo iniziarono i contrasti tra il Partito comunista brasiliano e Carlos Marighella, il quale, allineato su posizioni castriste, criticava l’incapacità del partito di realizzare un’efficace battaglia contro il regime dittatoriale e vedeva nella lotta armata l’unica soluzione per la drammatica situazione brasiliana. I rapporti si ruppero definitivamente quando, in contrasto con la linea ufficiale del Partito comunista brasiliano, Marighella si recò all’Avana per partecipare alla Prima Conferenza dell’Olas (agosto 1967). Le critiche che egli rivolse, in sede di congresso, all’inattività del Pcb ed il suo appoggio incondizionato alla strategia castrista, ebbero per conseguenza l’espulsione di Marighella dal partito. A Cuba, Marighella visse il clima euforico dell’imminente sconfitta delle truppe statunitensi in Vietnam, ma anche l’amara delusione, dopo avere creduto nella possibilità di creare nell’America Latina e nel terzo mondo ‘uno, due, mille Vietnam’, della cattura e dell’assassinio di Ernesto Che Guevara. Visse la profonda tristezza del popolo cubano in quelle meste giornate dell’8 e 9 ottobre 1967. Poi tornò in Brasile e dalla teoria passò all’azione. Era già un uomo maturo di 56 anni, ma non si arrendeva. Fedele ai propri principi internazionalisti ed antimperialisti, dall’Avana Marighella inviò numerosi messaggi al popolo brasiliano ed ai rivoluzionari di tutto il continente, nei quali sosteneva la necessità, per i popoli latino-americani, di solidarizzare con la rivoluzione cubana ed attuare “la strategia globale” della guerra di guerriglia contro l’imperialismo nordamericano: “La Conferenza dell’Olas è l’appello più serio e più importante all’unità dei popoli latino-americani, che devono opporre una strategia globale alla strategia globale dell’imperialismo nord-americano. Il nostro appoggio alla Conferenza dell’Olas, significa che comprendiamo la necessità della mutua solidarietà tra i popoli latino-americani, per la lotta armata, e specialmente per la guerra di guerriglia come unica forma di giungere alla liberazione nazionale del nostro popolo”[ C. Marighella, “Dichiarazioni all’Avana”, in Discorsi e documenti politici per la guerriglia in Brasile] .L’adesione, alla teoria castro-guevariana della guerriglia è chiaramente espressa nella lettera che, sempre in quei giorni, Marighella scrisse a Fidel Castro: “Il cammino che ho scelto è quello dell’incorporazione alla lotta guerrigliera, nel cuore dell’area rurale, integrandomi definitivamente alla Rivoluzione Latino-Americana, convinto come sono che la guerriglia è l’unico modo di unire i rivoluzionari brasiliani e condurre il nostro popolo alla conquista del potere”. Dopo il suo rientro in Brasile, Marighella fondò l’Azione di Liberazione Nazionale (ALN) e, pur mantenendo fermi i propri propositi di collaborazione con Cuba, si orientò verso un programma di lotta che comprendeva anche un ampio utilizzo della guerriglia urbana. Sebbene cronologicamente successiva all’esperienza dei Tupamaros in Uruguay, più che una «svolta» vera e propria, la scelta di Marighella rappresentò il punto di transizione tra la guerriglia contadina, come era stata originariamente concepita da Castro e Guevara, e la guerriglia urbana praticata dai Tupamaros.

 

Il superamento della strategia fidelista, consisteva innanzi tutto nella concezione che il rivoluzionario brasiliano aveva della guerriglia, la quale non doveva essere né “cospirazione, né insurrezione immediata”, bensì “resistenza clandestina” e “lotta armata del popolo” in una “guerra prolungata”. Inoltre, diversamente dai rivoluzionari cubani, Marighella, pur considerando la popolazione contadina “l’ago della bilancia” attribuì un ruolo importante alla classe operaia ed al movimento degli studenti: “Il principio strategico principale della lotta guerrigliera è che questa non può avere conseguenze e carattere decisivi nella guerra rivoluzionaria, se non si realizza e consolida l’alleanza armata degli operai e dei contadini, alla quale si devono unire gli studenti”. [C. Marighella, “Problemi e principi strategici”, in Discorsi e documenti politici]. La strategia di lotta guerrigliera elaborata da Carlos Marighella prevedeva tre fasi fondamentali, di durata non prevedibile: una prima fase di “pianificazione e preparazione”, caratterizzata da un rigoroso segreto, cui sarebbe seguita una fase di “avvio e sopravvivenza”, da svolgersi nell’area urbana e, infine, la “trasformazione della guerriglia in guerra di manovra” attraverso la formazione dell’esercito rivoluzionario. Il fronte principale, quello cui spettava la funzione strategica, rimaneva quello della guerriglia rurale, mentre la città avrebbe costituito “l’area di lotta complementare in cui la guerriglia urbana svolge un ruolo tattico”. In altri termini, la città avrebbe dovuto fornire assistenza logistica ed essere, contemporaneamente, un teatro di lotta secondario a sostegno della guerriglia rurale ed il terreno sul quale attuare la propaganda armata. A questo scopo, Marighella teorizzò tre fronti urbani di lotta, ognuno dei quali aveva competenze specifiche (la guerriglia vera e propria, l’organizzazione di scioperi e manifestazioni contro la dittatura ed il sostegno logistico). Le regole ed i principi, che i tre fronti di lotta urbana dovevano seguire, sono stati accuratamente sistematizzati da Marighella nel Minimanuale del guerrigliero urbano, un opuscolo scritto nel giugno 1969 poi pubblicato e diffuso clandestinamente in tutto il mondo. In esso, oltre a fornire una serie di regole pratiche per la realizzazione della guerriglia urbana e un elenco dei principali modi d’azione del guerrigliero (fra i quali la propaganda armata, il sequestro, il sabotaggio, le imboscate, gli espropri ecc.) il rivoluzionario brasiliano indicava anche quelle che lui riteneva dovessero essere le caratteristiche umane e psicologiche del guerrigliero urbano, richiamandosi agli stessi imperativi di coraggio moralità e coerenza, ai quali aveva fatto riferimento, nei suoi scritti Ernesto Guevara. Nel programma elaborato da Carlos Marighella, le azioni violente ed i disordini nelle aree urbane, avrebbero provocato l’inasprimento della repressione, che, a sua volta, avrebbe generato maggiore violenza. In questo modo, il governo sarebbe stato costretto ad attuare misure sempre più aggressive e ciò gli avrebbe definitivamente alienato le masse: “…En cuanto una parte razonable de la población comienza a tomar en serio la acción del guerrillero urbano, su éxito está garantizado. … Para el gobierno no hay otra alternativa sino intensificar la represión. …La situación política en el país se transforma en situación militar, en la cual los gorilas aparecen cada vez más como los responsables de todos los desaciertos y violencias, mientras las dificultades en la vida del peublo se vuelven verdaderamente catastróficas. …Son esas circunstancias desastrosas para la dictatura las que permiten a los revolucionarios desencadenar la guerrilla rural, en medio del incremento incontrolable de la rebelión urbana”. [C. Marighella, “Minimanual del guerrillero urbano” ]. A livello nazionale, l’obiettivo principale di Marighella fu quello di unire i vari gruppi dissidenti dei partiti della sinistra e la componente cristiana rivoluzionaria, in un fronte unico che avrebbe rappresentato “un considerevole rafforzamento della guerra rivoluzionaria del popolo brasiliano contro i suoi nemici”. [C. Marighella, “Sull’unità dei rivoluzionari”, in Discorsi e documenti politici ]. A causa della diversità ideologica degli aderenti all’ALN, non venne mai elaborato un programma dettagliato della rivoluzione, l’idea di Marighella era che, partendo dalla comune volontà di liberarsi dalla dittatura e dall’imperialismo nordamericano, i vari gruppi sarebbero dovuti passare immediatamente all’azione. Il vero programma rivoluzionario sarebbe stato prodotto dalla prassi: “La nostra strategia è partire immediatamente per l’azione, per la lotta armata. Il concetto teorico che ci guida è che l’azione fa l’avanguardia…Il tavolo delle discussioni non è più capace oggi di unire i rivoluzionari. Quello che unisce i rivoluzionari brasiliani è il passare all’azione; e l’azione è la guerriglia …[dalla quale] la avanguardia rivoluzionaria brasiliana … sorgerà come, quando e dove i gorilla e gli imperialisti degli USA meno se lo aspettano”. (C. Marighella, “Dichiarazione del gruppo comunista di São Paulo”, in Discorsi e documenti politici). Insofferente a qualsiasi forma di burocratismo, Marighella aveva una concezione libertaria dell’organizzazione, che lo spinse a teorizzare lo “spontaneismo armato”, in base al quale veniva lasciata ai “gruppi di fuoco” completa autonomia e libera disposizione delle armi e del denaro ottenuti nel corso delle azioni. L’organizzazione, il cui nucleo centrale era direttamente aperto verso l’esterno, era esposta ad un reclutamento senza discriminazioni né filtri, che rese agevole l’infiltrarsi nell’ALN di agenti della repressione con enorme costo di vite. Compresa quella dello stesso Marighella, trucidato in un agguato dalla polizia politica brasiliana il 4 novembre del 1969, (alle otto di mattina, al numero 806 di Alameda Casa Branca, a São Paulo. L’operazione fu coordinata dal famigerato Sérgio Paranhos Fleury), e quella del suo successore Joaquim Camara Ferreira, assassinato l’anno successivo. L’attività del gruppo guerrigliero ALN fu molto intensa ma altrettanto breve e ciò fu dovuto sia al carattere particolarmente violento e repressivo del governo brasiliano, sia a quello ugualmente agguerrito e determinato dei rivoluzionari, che portarono, fin dall’inizio, ad un livello di scontro molto alto, al quale i guerriglieri non furono in grado di resistere.

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