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Maria Margotti mondina in lotta

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Da Filo di’Argenta, un piccolo paese disperso nella « bassa » ferrarese, Maria Margotti partì insieme ad altri lavoratori, la mattina del 17 maggio, in bicicletta verso Molinella.

Indossava un vestito scuro, di cotonina. I capelli erano raccolti nel bianco fazzoletto delle mondine. Lungo la strada cantava le vecchie e nuove « Cante » della risaia, tramandate di madre in figlia, o nate dalle più recenti lotte per la libertà e il lavoro.

La meta era Molinella, dove gli agrari, accordatisi con alcuni dirigenti saragattiani, avevano inviato nei campi un certo numero di crumiri.

Ma a Molinella nuclei di polizia, colonne di carabinieri « caricavano » i lavoratori che cercavano di avvicinare i crumiri, sparando all’impazzata raffiche di mitra, colpendo i braccianti coi calci dei mitra e coi caricatori, fracassando le loro biciclette con brutalità.

Un carabiniere motociclista, sulla strada di Marmorta, sorpassato il paese, nella tenuta Lenzi, aveva sparato su un gruppo di lavoratori, ferendo una vecchia di 62 anni.

Più avanti, in vista di Ponte Stoppino il battistrada dei carabinieri comandati dal cap. Lugli, s’incontrò con i lavoratori della zona di Argenta. Alle minacce del mitra, giostrato dall’agente, essi si sparsero ai lati della strada, attraverso i campi.

Maria Margotti nello stesso istante, assieme ad una decina di mondine e di braccianti, attraversò la passerella che sostituisce il ponte in via di .ricostruzione e giunse sull’argine opposto.

La Margotti, cercò allora di ritornare sui suoi passi, riattraversando di corsa la passerella per risalire l’argine e ritornare sulla strada che porta ad Argenta. Ma il motociclista, giunto sul ciglio della strada fece partire una raffica di 2-3 colpi in direzione del gruppo dei braccianti. Si udì un urlo: « Oh, mamma, muoio! ». Maria Margotti cadeva a terra mentre un rivolo di sangue le usciva dall’angolo della bocca. I compagni le sono attorno, la sollevano per portarla dietro l’argine, al sicuro. I lavoratori addetti ai lavori di ricostruzione del nuovo ponte assistono sbigottiti alla scena. Più tardi, mentre viene condotta all’ospedale di Molinella, Maria Margotti esala l’ultimo respiro all’età di 34 anni.

Giorno 17 maggio: i braccianti erano in sciopero. Gli agrari convinti che questa sarebbe stata la «volta buona», rifiutando espressamente ogni trattativa, li avevano obbligati a scendere sul terreno della lotta. E i braccianti, consci della giustezza della loro causa, avevano accettato di combattere. Agli agrari bruciava l’umiliazione di essere costretti a trattare da pari a pari coi lavoratori; temevano la loro forte organizzazione, domani, via via che i lavoratori, attraverso una serie di realizzazioni e di conquiste, avessero acquistato una sempre maggiore coscienza delle proprie possibilità e delle proprie forze, e dato al Paese quell’impulso sociale di cui ha bisogno.

Gli agrari contavano sulle loro enormi ricchezze, sulla complicità del governo, sull’aiuto delle forze di polizia, sul tradimento di alcuni scellerati che una volta avevano avuto posti di direzione in seno alle organizzazioni operaie, sul favore sfacciato di una stampa abile nella diffamazione e nel travisamento. Pensavano anche che alla lunga i lavoratori avrebbero ceduto per fame. Gli operai erano animati da una salda e pugnace coscienza di classe. Avevano sempre dinanzi agli occhi il quadro dei loro compagni bastonati ed uccisi durante il fascismo; non avevano dimenticato le loro organizzazioni disciolte e soppresse; le loro sedi devastate e incendiate; i loro beni, frutto di lungo lavoro, asportati e involati.

E sapevano bene che gli autori di questi crimini erano quegli stessi che si ripresentavano oggi contro di loro. I lavoratori conoscevano dunque la posta del gioco, ma con quella serietà, quella coscienza che sono le caratteristiche di una classe che è destinata a dirigere, accettarono la lotta. Da quel momento era già scontato che l’agrario ne sarebbe uscito col muso rotto e le ossa pestate. Contro i braccianti era il capitale, il governo, la stampa reazionaria, la polizia, la giustizia, tutto l’apparato statale, infine, ma essi sapevano pure che non erano più i tempi del 1921, che oggi c’era qualcosa di nuovo in fatto di efficienza politica e organizzativa e che, uniti, in nome della libertà e della giustizia, avrebbero potuto affrontare e vincere qualunque battaglia.

Per questo la mattina del 17 maggio migliaia di lavoratori lasciavano il loro paese per recarsi a Molinella, dove alcuni scellerati venduti agli agrari erano riusciti a reclutare alcune decine di crumiri e ad organizzarli contro la grande Camera del Lavoro. Fra questi lavoratori era Maria Margotti, venuta da Filo a portare anch’essa la sua solidarietà, il suo incitamento, la sua fede ai compagni lavoratori di Molinella. Contro di essa innocente, inerme, levò la mano armata un carabiniere, invano additato alla giustizia da più di dieci testimoni oculari, colpevole di assassinio. Crepitarono alcuni colpi, Maria Margotti si abbatté al suolo.

Ed oggi un cippo sorge là dove si compì il sacrificio supremo. Sorge come una pietra miliare sul lungo aspro cammino di una via che vide tante e tante battaglie, talora perdute, più spesso vinte, ma sempre eroicamente combattute dal glorioso proletariato. Esso segna una tappa conclusasi con una delle più grandi, forse la più grande vittoria degli uomini dei campi. Onore ai lavoratori che lottano per un ideale di libertà e di giustizia.

Gloria a Maria Margotti che per questo ideale immolò la sua vita.

Ascolta viandante

Attutiti dalla lontananza i rumori della vita. Presso il declivio erboso, sulla sponda di un canale silenzioso, emergendo dal fiume della nebbia un cippo bianco sorge improvviso davanti al passeggero.

Freddo è il marmo che sullo sconfinato squallore della valle stilla umidore di lacrime.

Ferma il passo, viandante, e ascolta.

La valle non è muta. Nella precoce sera greve di tristezza, udrai ciò che la valle dice al cuore degli uomini.

La sua voce sale dalla terra feconda che conosce la dura lotta delle mani tenaci dell’uomo; Scivola fra i canneti sorti sulle ossa dei morti, si espande per gli stagni alimentati dal pianto. E’ una voce ampia come l’orizzonte e pur leggera come un sospiro; cantante come gli stornelli della sua gente ma forte più dell’uragano.

Ascolta, viandante, ascolta. Secoli e secoli ti parlano, e i morti sono tutti in piedi. Levano le braccia chiedendo ai vivi che sia resa giustizia a Lei, all’ultima vittima innocente, perché il loro sonno eterno sia tranquillo, e chiedono pure ai vivi che alimentata sia la luce della fede che ne coroni il martirio.

Ascolta, viandante, ascolta. Non è l’acqua che ciangotta; sono singhiozzi di madri strappate ai loro figli. Non è fruscio di canne; è lamento di creature che furono vive e che la valle ha inghiottito.

Toccalo, toccalo pure questo cippo; non sono stille di nebbia; sono lacrime che hanno il sapore acre d’un tormento senza pace. Sono le Sue lacrime per le sue due bimbe sole; sono le lacrime di tutti i morti della valle che piangono attraverso i Suoi occhi spenti.

Oltre il confine degli argini, tu uscirai dal fiume della nebbia, tu ritroverai la tua strada e la tua casa. Ma non dimenticare quello che i caduti ti hanno chiesto: alimenta la fiaccola della tua fede perché i morti dormano il loro sonno di pace.

Nel nome di Maria Margotti l’unità di tutti i lavoratori

Sei giorni prima dell’uccisione di Maria Margotti, la sera dell’11 maggio 1948, nel corso d’una riunione del Consiglio delle Leghe, i rappresentanti della corrente «per la classe lavoratrice» dichiararono che si sarebbero staccati dalla C.G.I.L. Indubbiamente i dirigenti politici del PSDI avevano architettato dietro le quinte questa scissione, nell’intento di rompere l’organizzazione sindacale unitaria, alla vigilia dello sciopero generale dei braccianti.

Confidarono nella sorpresa per compiere questo loro tentativo, che avevano in animo da alcuni anni che tornava a tutto beneficio dell’azione padronale.

Tutto ciò naturalmente avveniva all’insaputa degli stessi lavoratori saragattiani, che in gran parte rimasero perplessi. Attorno all’organizzazione sindacale unitaria si raccolse il consenso di tutti quelli che capivano il significato di una rottura in seno alla classe lavoratrice.

Fu in questo clima di provocazione che a Molinella la agitazione nazionale dei braccianti stava per entrare nella sua fase di sciopero generale. Immediatamente si resero «evidenti le vere ragioni della scissione sindacale, quando infatti l’organizzazione scissionista che per l’occasione e per motivi tattici si faceva chiamare autonoma, dichiarò di essere contraria allo sciopero, e quel che più conta organizzò d’accordo con gli agrari, un collocamento di parte per eseguire i lavori nelle colture dei terreni condotti in economia, soggetti allo sciopero; la parola d’ordine lanciata dai saragattiani era la seguente: «Chi vuole lavorare deve tesserarsi al sindacato cosiddetto autonomo».

Se consideriamo che su oltre quattromila braccianti solo un centinaio o poco più rispose alla chiamate dei capi crumiri, è evidente che la coscienza di classe e l’attaccamento all’organizzazione unitaria prevalsero nei braccianti di Molinella. Quando i dirigenti scissionisti chiamarono la celere e fecero bastonare gli scioperanti, la situazione che fino allora era stata improntata dall’opera di chiarimento nei confronti dei crumiri, degenerò nell’intervento cruento della forza pubblica.

Alle 8 del mattino del 17 maggio nessun crumiro era più al lavoro e tutto si sarebbe definitivamente accomodato, quando ebbe inizio la fase di repressione poliziesca.

Mentre le migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici che in segno di solidarietà erano affluiti nel territorio di Molinella, stavano ritornando a casa, incominciarono, con maggior violenza le cariche e le bastonature da parte della celere.

Verso mezzogiorno a Ponte Stoppino, una strada che porta alle tenute agricole più importanti del comune, da una raffica di mitra veniva uccisa una lavoratrice di Filo d’Argenta, Maria Margotti, una giovane madre, una vedova con due bambine, la quale insieme ad alcune altre mondine come lei, stavano ritornandosene lungo l’argine che costeggia la strada, a casa loro.

Quell’atto infame, causò la indignazione delle masse lavoratrici e costrinse i dirigenti scissionisti a rimangiarsi tutte le precedenti affermazioni di ostilità allo sciopero.

http://filese.blogspot.it/2014/05/dedicato-maria-margotti.html

Fonte: controappuntoblog.org

Guarda “Su alzati Maria“:

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