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Per il reintegro immediato dei licenziati Logiport e De Luca

Ripubblichiamo l’appello a mobilitarsi contro i licenziamenti del SI Cobas Napoli-Salerno e numerose altre realtà.

L’assemblea convocata ieri (6 giugno) dal SI Cobas di Napoli-Salerno è stata molto partecipata e intensa.

Nella sua relazione sulle circostanze dei recenti licenziamenti di rappresaglia di tre lavoratori del SI Cobas nei porti di Salerno e di Napoli, Peppe D’Alesio – dell’ esecutivo nazionale del sindacato nuovamente sotto attacco repressivo e padronale- ha sottolineato tre aspetti di grande rilevanza: la necessità di difendere in modo attivo la salute dei lavoratori nei porti e ovunque, battendosi contro la pretesa padronale di imporre carichi e ritmi di lavoro sempre più pesanti e usuranti; la necessità di difendere con la lotta collettiva la agibilità sindacale e politica sui luoghi di lavoro, che i padroni vorrebbero azzerare profittando dei tempi da economia di guerra e da stato di polizia; cogliere lo stretto legame tra questi licenziamenti ed altre misure repressive di stato con il ruolo strategico dei porti nel rifornire di armi e di energia lo stato sionista, alimentando il suo criminale disegno genocida contro il popolo palestinese.

I numerosi interventi hanno espresso un sostegno unanime alla proposta di una mobilitazione nazionale per imporre il reintegro dei portuali licenziati. Una mobilitazione che può e deve fungere anche da stimolo e strumento per future iniziative di lotta contro lo sfruttamento sui posti di lavoro, un’inflazione che sta mangiandosi i salari, l’escalation bellica, l’economia di guerra, le misure repressive che colpiscono lavoratori e lavoratrici, sindacalisti/e, attivisti/e attraverso la catena dei decreti da stato di polizia voluti dal governo Meloni.

Mercoledì prossimo, 10 giugno, ci sarà una giornata di mobilitazione nazionale, un primo momento in cui dare concreta attuazione a quanto sostenuto e condiviso ieri dall’intera Assemblea, senza eccezioni. L’invito, perciò, è a sviluppare iniziative nel maggior numero possibile di città attivandosi in “prima persona”, anche semplicemente con la fattura di striscioni recanti la frase “Reintegro immediato di Ciccio, Giuseppe e Salvatore! Basta morti sul lavoro! Basta genocidio in Palestina” – proveremo a darne contezza raccogliendo informazioni a riguardo.

L’assemblea ha assunto anche l’impegno di creare una cassa di resistenza per gli operai portuali licenziati, in futuro utilizzabile anche per altre situazioni del genere. E si è conclusa ribadendo la necessità di lavorare ad un fronte unico delle lotte proletarie e sociali che si opponga con forza all’impoverimento dei lavoratori e alla mattanza sui posti di lavoro, alla corsa alla guerra, alla repressione padronale e statale, in Italia e in altre parti del mondo.

Con l’impegno a proporre future convocazioni per dare continuità agli impegni presi, ringraziamo chi ieri è intervenuto, arricchendo la discussione:

Ciccio e Salvatore, licenziati dei porti di Salerno e Napoli; Domenico, delegato ORSA licenziato nel terminal MSC del porto di Gioia Tauro; Giuliano, operaio Tecnam; Angelo, per il Movimento 7 novembre di Napoli; Peppe, lavoratore Fedex di Teverola.

Freedom Flotilla, Giovani Palestinesi d’Italia, Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, Ferrovieri contro la guerra, Centro Culturale Handala Ali, Fronte della gioventù Comunista e Fronte Comunista, Unione degli Studenti, Link sindacato universitario, Comitato 23 settembre, Global intifada, Bds Italia, partito dei Carc.

Per contingenze varie non hanno potuto partecipare ma si sono detti interessati a questo percorso di lotta: 

Coordinamento porti USB, Global Sumud Flotilla, Gap di Livorno, Cpa di Firenze, La base Cosenza, Controvento, Askatasuna di Torino, Crash di Bologna, Extinction Rebellion.

Nelle conclusioni è stato anche sottolineato il significato della immediata solidarietà dello European Dockworkers Council e di un organismo dei portuali di Rotterdam e Amburgo.


Si Cobas

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pubblicato il in Sfruttamentodi redazioneTag correlati:

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