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Un Professore che fa politica contro gli interessi del ministero dell’inferno (e non solo)

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa lettera scritta da un insegnante delle scuole superiori al Ministro degli Interni in occasione del primo giorno di scuola.

 

Ciao Matteo.

Sul finire dello scorso anno scolastico, sull’onda del fenomeno delle magliette rosse indossate da alcuni docenti durante gli esami di stato, ci hai tenuto a renderci nota con un tweet la tua soddisfazione per la scarsa adesione (a tuo dire) all’iniziativa di Don Ciotti: “Per fortuna gli insegnanti che fanno politica a scuola (guarda caso sempre pro-sinistra e pro-immigrazione) sono sempre di meno, avanti futuro!”.

L’intento di chi scrive non è difendere quella iniziativa. Per quanto fatta propria anche da colleghi mossi da intenti genuini, altro non è che un tassello di quella retorica che solidarizza con i migranti solo quando si mostrano pronti a genuflettersi dinanzi al misericordioso stato italiano rinunciando ad ogni pretesa di riscatto e dignità.

L’intento è cominciare l’anno scolastico con un assunto, opposto e contrario: continuerò a far politica ogni istante che sarò a scuola.

Ti farebbe comodo potermi attaccare accusandomi di entrare in classe sbandierando slogan di questo o quel partito “pro-sinistra”, ma ti deludo subito. Quello per me non è far politica, bensì strumentalizzare le persone e sinceramente non mi interessa sprecare il mio tempo indicando dogmi o soluzioni preconfezionate. Ho invece la pretesa di fornire ai miei studenti strumenti che li pongano in condizione di interagire coscientemente con la realtà che li circonda partendo dalle proprie idee e necessità, piuttosto che produrre un esercito di analfabeti funzionali pronti ad essere strumentalizzati dalla propaganda di partito, il tuo o quello di altri.

Credi che il problema sia che io possa andare in classe a parlare di quanto sia lodevole il valore dell’antirazzismo? Non ne ho bisogno. Spiegherò piuttosto quali sono le motivazioni politiche ed economiche che innescano i flussi migratori, dando la possibilità ai miei studenti di farsi la loro idea. Temi che possa aggirarmi per le classi propagandando la “Teoria Gender” (sigh)? Ma figurati. Mi limiterò, ad esempio, a evidenziare come non esista alcun legame biologico tra il proprio apparato sessuale ed i doveri di un individuo nei confronti della società in cui è nato. Darò insomma gli strumenti ai ragazzi e ragazze per interpretare la realtà, per capire il mondo che li circonda, un mondo che è molto più complesso di come lo descrivete nei vostri discorsi elettorali.

Fare politica a scuola significa evitare che i giovani siano alla mercè di quella retorica delle risposte semplici della quale tu stesso sei propulsore. Tu come tutti coloro che, da altri scranni, millantano posizioni opposte alla tua, ma alla fine fanno lo stesso becero gioco orientato al medesimo becero obiettivo:

formare ragazzi e ragazze facilmente manipolabili, per garantire lo status quo nel quale tu e la tua “razza” sguazzate beatamente. Vorreste che gli uomini e le donne del futuro fossero disposti a subire la realtà, invece che pronti a impegnarsi a cambiarla secondo i propri bisogni e desideri.

Mi dispiace, ma la scuola che i ragazzi meritano non deve essere questo, ma deve saper creare strumenti potentissimi e insegnare anche a usarli contro di voi, anche senza cattivi maestri.

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