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Negato a Giorgio “Brescia” il diritto al lavoro

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In questa fine  di  luglio la magistratura bolognese ci conferma ancora una volta che quando si finisce nelle mani della giustizia tutto può accadere: anche i fascicoli si possono magicamente smaterializzare e nessuno chiaramente è tenuto a risponderne o ad assumersene alcuna responsabilità.

Dal 24 al 26 luglio si tiene a Bussoleno il Critical Wine/Terra e Libertà che come tutt* sanno bene rappresenta da anni  un’importante occasione in cui dare voce al valore della terra, all’amore per il territorio e i suoi prodotti, all’educazione verso un consumo critico non basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo né dell’uomo sulla terra: tale iniziativa si intreccia e si completa perfettamente con l’esperienza NO Tav e col suo movimento. In occasione di questa tre giorni il nostro compagno Brescia che lavora da anni come pizzaiolo alla Credenza aveva presentato istanza per ottenere un ampliamento del permesso di lavoro di un’ora e mezza a sera.

Dopo avere atteso per giorni mercoledi il tribunale di Bologna, teoricamente competente dopo la cassazione, risponde rimandando al tribunale di Piacenza la decisione….ok è possibile che non ci sia ancora stato il passaggio tra i tribunali e l’avvocato ripresenta istanza a Piacenza che solo venerdi 24 risponde  che non spetta a loro ma a Bologna decidere  perchè loro non sono più in possesso del fascicolo.
Troppo spesso accadono situazioni analoghe: il limbo in cui detenuti e detenute vengono intrappolati in attesa di risposte da tribunali e da magistrati di sorveglianza assomiglia più ad un girone dantesco che al normale funzionamento della legge. La superficialità e la leggerezza con cui giudici e magistrati trattano il tempo e la libertà delle persone diventa cosi esso stesso pena aggiuntiva e mai dichiarata.
Giorgio Brescia, compagno antifascista che da 2 anni e mezzo si trova tra le maglie della repressione tra carcere e domiciliari per aver partecipato al corteo antifascista a Piacenza, aveva solo richiesto di poter svolgere nel modo migliore il suo lavoro, unica sua fonte di reddito e di sussistenza….fa sorridere che proprio il lavoro considerato dalla magistratura primo strumento del reinserimento sociale  a cui ipocritamente la legge dichiara di tendere  venga negato e reso inaccessibile: questo ci da ancora una volta la misura di quanto Lor Signori non perdano mai occasione per reprimere chi fa dell’antifascismo un valore reale come è accaduto a Torino pochi giorni fa a 19 studenti antifascisti “colpevoli” di voler impedire l’accesso in Università ai fascisti del Fuan.

Si chiude con questa ennesima porcheria una settimana in cui il direttore del carcere di Torino e altri agenti sono stati  accusati di tortura e omissione di atti, la caserma di Piacenza è stata sequestrata dopo l’arresto di 6 carabinieri ma a Giorgio Brescia è negato il diritto al lavoro…
In un mondo in cui le persone diventano fascicoli  non possiamo non chiederci  se, non essendo competenza di nessuno Giorgio  abbia ancora l’obbligo di dover rientrare a casa o possa decidere lui stesso della propria vita e sentirsi LIBERO di lavorare fino a tarda ora oppure no.

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