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Altro giro, altri tagli: la ‘nuova’ spending review

Non solo quindi esuberi tra i dipendenti pubblici per 85mila euro, che rappresenta senza dubbio una cospicua parte del propagandato “piano di crescita” che viene annunciato in questi giorni con toni entusiastici, ma vengono ovviamente toccate anche molte altre voci tra cui meccanismi di turnover che in situazioni normali farebbe scattare un’assunzione per ogni dipendente che accede alla pensione, ma che ora viene rivisto, sempre in nome della crociata contro la situazione disastrosa in cui versano i conti dell’economia italiana.

Cottarelli vorrebbe passare al blocco totale del turnover, dall’attuale situazione che congela il ricambio generazionale per l’80% (e cioè ogni 10 pensionandi ci sono solo 2 assunzioni). Questa ulteriore puntata viene dopo le prime indicazioni di risparmi, che vedono il loro capitolo più significativo (10,3 miliardi nel triennio) dalla voce di acquisti di beni e servizi. Altri 6,6 miliardi vengono dai tagli dei trasferimenti alle imprese. Interventi pure sulle pensioni: meno assegni di accompagnamento e  invalidità e un innalzamento dell’età contributiva delle donne, da parificare agli uomini, passando da 41 a 42 anni di contributi senza vincolo di età anagrafica. Dovrebbe invece morire sul nascere il contributo (da 3 miliardi) al 15% di pensioni più alte, ma sul quale il premier Matteo Renzi ha posto pubblicamente un veto. La lista è davvero lunga e riguarda i più disparati settori, laddove si riesce ancora a spremere per il “bene” dell’economia.

Ci troviamo per l’ennesima volte di fronte ad un ragionamento completamente improvvisato che già a suo tempo non ha dato gli effetti desiderati dai governi passati ma che anzi, sembra suonare più come un continuare a far pagare alle classi medio-basse un debito che raggiunge sul territorio italiano delle cifre astronomiche. Ormai infatti questo è il terzo intervento sbandierato che ancora una volta lancia un messaggio politico triste e desolante con i tagli alla spesa pubblica credendo che sarebbero la cuccagna di ogni male riguardante il sistema economico italiano. E poco ne ha da dire Renzi, che a sua volta dichiara, con tentativi di convincimento, che i famigerati tagli alla spesa pubblica “decide il governo”, mettendo le mani avanti sul tema dei conti pubblici e sul Consiglio europeo, che si apre domani a Bruxelles.

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