Revenge porn: ancora giochetti politici sui nostri corpi!

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Mentre prende il via la vergognosa kermesse veronese del Congresso Mondiale delle Famiglie, una nuova pessima pagina di strumentalizzazione e gioco politico sui corpi, principalmente delle donne, si è scritta ieri in Parlamento.

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Da un lato il MoVimento 5 Stelle ha proseguito in quello che sembra riuscirgli meglio dallo scorso giugno, ovvero sviluppare le peggiori imprese di masochismo politico e comunicativo.

Rifiutando, con l'attenzione mediatica tutta su Verona, di approvare la proposta di legge sul revenge porn promossa da PD e Forza Italia, per l'ennesima volta i 5 stelle sono riusciti a dare di sé stessi l'immagine di partito che tradisce la sua teorica anima progressista, appoggiandosi sulle più becere tattiche e pratiche parlamentari. A poco servirà la marcia indietro annunciata da di Maio qualche ora dopo, l'ennesima figuraccia di comunicazione politica è stata fatta.

Dall'altro lato vediamo come i partiti promotrici della proposta l'abbiano lanciata nonostante sapessero benissimo dell'arrivo in Parlamento di una futura mozione pentastellata sullo stesso tema. Mozione che sarebbe sicuramente passata.

Obiettivo non era quindi quello di fare passare un provvedimento su un tema così delicato, ma semplicemente cercare di affermare la propria identità politica. Una mossa puramente cosmetica. Anche quando ( in particolare la storia di Forza Italia lo dimostra ) sul tema dei diritti delle donne in passato si è fatto il peggio del peggio. A cadere nel tranello è stato il sempre più sveglio Movimento.

Del resto, quando vediamo che di fronte ad ogni discussione sulla possibilità di un reddito di cittadinanza, di esistenza, garantito, manco a dire di autodeterminazione, partiti come Pd e Forza Italia sono sempre sulla barricata opposta, riusciamo a capire la loro reale volontà politica.

Che non è tanto quella di procedere nel percorso di emancipazione sociale della donna, la quale passa certamente anche attraverso la possibilità di non essere ricattata per qualunque suo legittimo comportamento sessuale. Ma piuttosto quella per la quale non è contemplata la possibilità di un'azione politica che vada oltre la tutela, la "protezione", provando a mettere in campo misure strutturali di sostegno al reddito e contro lo sfruttamento nell'ambito del lavoro produttivo e riproduttivo.

La tutela contro la vendetta e il ricatto a sfondo sessuale è sacrosanta. Ma se vi "proteggiamo", sembrano dirci, è solo per rendervi produttive ai nostri fini. Che poi viste alcune sentenze pure sulla "giustizia" delle aule di tribunale avremmo qualche dubbio..

Insomma, quella di ieri è un'ennesima pagina ridicola di violenza istituzionale sul corpo delle donne e di tutti quelli che subiscono quotidianamente pratiche di ricatto come quelle che vanno etichettate sotto il nome di revenge porn.

Ci parla di paternalismo, di strumentalizzazione, di controllo. Di tutto quello insomma che da oggi e in particolare domani metteremo sotto attacco a Verona!

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