24/25 novembre: Manifestazione e assemblea nazionale di Non una di meno!

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Week end di mobilitazione e discussione convocato da Non una di meno, di seguito l'appello per il corteo e la convocazione dell'assemblea.

 

Non Una Di Meno in stato di agitazione permanente: manifestazione nazionale contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste del governo

24 novembre 2018 Roma h. 14 Piazza della Repubblica

Siamo la marea femminista che in Italia e nel mondo ha levato il suo grido globale contro la violenza maschile, di genere e razzista e contro i governi che la legittimano.

Da più di due anni siamo nelle piazze e nelle strade a ribadire che i femminicidi sono la punta di un iceberg fatto di oppressione: la violenza maschile comincia nel privato delle case ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio, producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento.

Il governo Salvini-Di Maio si è fatto portatore di una vera e propria guerra contro donne, migranti e soggettività lgbt*qia+, attraverso misure e proposte di legge che insistono su un modello patriarcale e autoritario che  vorrebbe schiacciare e ridurre al silenzio la nostra libertà.

Contro le donne si scaglia il Ddl Pillon su affido e mantenimento dei figli per difendere la famiglia tradizionale e ristabilire ruoli e gerarchie di genere che negano l’autodeterminazione delle donne. La libertà di decidere sul nostro corpo e delle nostre vite è sempre più attaccata da campagne fondamentaliste di criminalizzazione dell’aborto che oggi trovano spazio in ogni parte del mondo e rappresentanza nel governo. Noi rispondiamo che la libertà di abortire non si tocca e che il Ddl Pillon non si riforma, si blocca!

Mentre dichiara di voler porre fine alla povertà, questo governo pianifica misure che intensificano la precarietà e accentuano la dipendenza economica che ci espone ancora di più alla violenza e alle molestie sul lavoro. Smantellano il welfare e pretendono che le donne, italiane o migranti, gratuitamente o in cambio di un salario da fame si occupino del lavoro domestico e di cura. La precarietà è donna e per questo la nostra lotta contro la violenza è anche una lotta contro la precarietà e lo sfruttamento. Vogliamo un reddito di autodeterminazione , universale e individuale, un salario minimo europeo, welfare universale e servizi, per uscire dal ricatto della povertà e della violenza.

Riconosciamo scuole e università come luoghi di formazione e di lavoro che producono e riproducono le dinamiche violente della società razzista e patriarcale in cui viviamo. Per questo vogliamo farli rivivere di saperi femministi e antirazzisti, educazione alle differenze e educazione sessuale a tutti livelli.

Attraversiamo città rese sempre più cupe e ostili dalla privatizzazione dello spazio pubblico, dalla militarizzazione delle strade, da provvedimenti per la sicurezza che divengono apartheid. In tutto il mondo continuiamo a urlare che le strade sicure le fanno le donne e le soggettività libere che le attraversano, costruendo le città femministe che meritiamo di vivere. Vogliamo una Casa per dormire, consultor* per amare, centri antiviolenza per vivere e sognare, …

Non ci stiamo al gioco razzista che strumentalizza stupri e femminicidi La violenza contro le donne non ha colore: è sempre violenza maschile. Patriarcato e razzismo sono due facce della stessa medaglia: rifiutiamo la paura, l’odio e la violenza del decreto Salvini, costruendo mobilitazione e solidarietà diffusa, in primo luogo con le migranti esposte a violenze reiterate e sulla cui pelle si gioca in modo ancora più tragico la partita della destra al governo. Rivendichiamo la libertà di muoverci e di restare, diritto d’asilo, cittadinanza e un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, svincolato da lavoro, matrimonio e studio.

Ci volete sottomesse, ricattate e sfruttate, ci avrete ribelli! Noi siamo il cambiamento.

Il 24 novembre a Roma sarà marea femminista senza bandiere e simboli identitari e di partito, Privilegiamo i contenuti, la costruzione di rete e relazioni. Abbiamo un Piano femminista contro la violenza maschile e di genere con cui vogliamo trasformare la società, il mondo intero.

Il 25 novembre ci ritroveremo in assemblea nazionale verso lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo.

Lo stato di agitazione permanente è appena cominciato.

 

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25 novembre 2018. La marea femminista, dopo aver inondato le strade di Roma per il terzo anno consecutivo, si riconvoca in assemblea nazionale per dare seguito allo stato di agitazione permanente verso lo sciopero globale delle donne del prossimo 8 marzo.

Forti della tanta strada fatta finora, siamo pronte ad affrontare una nuova sfida, a ridisegnare il campo delle nostre lotte.
Lo faremo a partire dall’analisi del mutato quadro politico, italiano e internazionale, che vede nell’attuale movimento femminista e transfemminista il più esteso e radicale processo di opposizione alla deriva reazionaria in atto a livello globale.

Il prossimo sciopero delle donne si collocherà in questa nuova fase di contrattacco apertamente antifemminista e razzista.
Inquietanti assonanze riecheggiano nelle parole di Salvini e di Bolsonaro, di Trumpcome di Orban: la guerra contro donne, migranti, trans*, lesbiche, e chiunque non si adegua ai modelli di sessualità dominanti, si fa sempre più esplicita e violenta. La violenza si afferma come ordine del discorso istituzionale, come strumento di governo dei flussi attraverso i confini e nelle metropoli, dei rapporti familiari, sociali e politici, dell’accesso al lavoro e al welfare.

In Italia un piano coerente e organico lega il Ddl Pillon, le mozioni antiabortiste, il DEF e il decreto Sicurezza: si tratta di misure che puntano a minare l’autodeterminazione, riproponendo un modello patriarcale di società utile a giustificare e approfondire l’impoverimento e lo sfruttamento. Il reddito di cittadinanza proposto dal governo consolida infatti la dipendenza economica, creando gerarchie e divisioni.

La violenza maschile sulle donne viene così legittimata a livello sociale e istituzionale. Da un lato si nega che a stuprare siano i maschi e si attaccano i migranti come tali, legittimando così il razzismo. Dall’altro gli stupri sui confini contro le donne migranti e la violenza domestica vengono ignorati. Non a caso tutto questo avviene assieme a una bonifica sociale degli spazi femministi e di ogni forma di solidarietà organizzata, mentre le città affrontano la privatizzazione dello spazio pubblico e la militarizzazione delle strade, in nome della sicurezza e del decoro.

Lo stato di agitazione permanente è una risposta diretta, una sfida a tutto questo: si propone di scandire una temporalità nuova delle nostre lotte, nella convinzione che la ridefinizione delle nostre strategie di mobilitazione sia decisiva per riaffermare la potenza politica e programmatica del movimento femminista. Di qui l’importanza di strutturare le campagne già individuate a Bologna verso lo sciopero dell’8 marzo e oltre.

La costruzione dello scioperorichiede la creazione di strumenti nuovi, adeguati al coinvolgimento attivo di reti sempre più ampie, a partire dalla materialità delle nostre vite. È la processualità ciò che dobbiamo rimettere al centro della nostra discussione, rovesciando la prospettiva della pura e semplice scadenza, per fare dell’8 marzo uno spazio aperto e includente, attraversabile dalle molte, moltissime figure del lavoro e del non lavoro, della produzione e della riproduzione sociale; uno spazio di lotta e riappropriazione, il momento di esplosione della nostra forza, accumulata nel lavoro quotidiano e di base, nella costruzione di relazioni e pratiche, di attivazione nei posti di lavoro, nella connessione e nell’intreccio tra locale e globale. Esempi utili in questo senso giungono dalle esperienze fatte in altri paesi, Spagna e Argentina in particolare, dove lo sciopero è stato sciopero generale, materiale e simbolico, vertenziale e politico allo stesso tempo.

Un nodo centrale su cui confrontarci riguarda quindi la definizione degli strumenti di cui dotarci nel lavoro di organizzazione e realizzazione dello sciopero. Decisivo in tal senso sarà discutere di come e in che termini si intende interpellare le strutture sindacali e aprire un confronto pubblico.
Per affrontare in modo esaustivo e produttivo la discussione proponiamo quindi che l’assemblea del 25 novembre si strutturi in due sessioni:

I sessione, mattina: Analisi della fase, rivendicazioni e campagne verso lo sciopero femminista dell’8 marzo. II sessione, pomeriggio: costruzione dello sciopero del lavoro produttivo e riproduttivo: percorso di avvicinamento, pratiche e strumenti condivisi di organizzazione dello sciopero, confronto con i sindacati.

Non Una Di Meno chiama a raccolta tutte le sue energie verso lo sciopero femminista. Lo stato di agitazione permanente è appena cominciato!

 

 

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