
Sciopero generale: l’Italia si blocca
Giornata di sciopero generale: numeri ancor più massicci delle prime manifestazioni dell’autunno scorso. Blocchi in tutta Italia e cortei da decine di migliaia di persone, dalle metropoli alle province.
Contro la guerra, contro il carovita, contro il riarmo voluto dal governo Meloni. E ancora, contro una vita precaria e indignitosa, per dire basta ai sacrifici che il governo italiano, insieme ai governi di tutta Europa, vogliono imporre alla popolazione. La partecipazione è stata impressionante, da Sud a Nord, oltre un milione in tutta Italia. Il Paese che per anni è stato narrato come il bacino dell’indifferenza e che nei migliori dei casi avrebbe voluto “fare come in Francia” in queste settimane, sull’onda del ciclo di movimento iniziato un anno fa a sostegno della Palestina e contro la complicità dei governi con il genocidio, sta dando un segnale chiaro: è giunto il tempo di alzare la testa.
Grazie ai giovani che a fronte del peso di un futuro rubato stanno occupando scuole e università da un mese per affermare la propria esistenza, ai giovani che con rabbia calciano indietro la sfrontatezza dell’ingiustizia, oggi grazie alla chiamata allo sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base, si sono uniti i lavoratori e le lavoratrici che non hanno nessuna garanzia di vedere riconosciuto il proprio lavoro. Ma precarietà e sfruttamento non sono più un orizzonte accettato. Gli agricoltori e gli autotrasportatori che al Sud hanno bloccato le merci lo dicono da settimane, insieme a studenti, famiglie e a chiunque individua la causa di questa situazione alle scelte politiche dall’alto, sottomesse ai diktat europei e trumpiani: non c’è più disponibilità.
Il governo Meloni deve fare i conti con il fatto che in piazza c’è il paese che porta avanti l’ingranaggio di questo sistema e che se decide di fermarsi non ci sarà alcuna prova di forza in grado di reggere il confronto. Le briciole di una finanziaria che tenta di mascherare in ogni modo che l’unico interesse governativo è trovare i soldi per il riarmo non hanno alcuna possibilità di convincere la popolazione.
A Bologna, Pisa, Livorno, Roma, Torino, Treviso, Milano, Reggio Calabria, Palermo, Bari, Trieste, Pavia, Vicenza, Modena, Padova, Mestre, Cosenza, Napoli, Genova sono state bloccate le arterie principali delle città, gli snodi delle tangenziali e i porti.



Qui le dirette di Radio Blackout e di Radio Onda d’Urto con i collegamenti dalle piazze in tutta Italia.
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