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We will reoccupy!


Oltre a Oakland e New York,
durante i giorni precedenti molte altre proteste e piazze americane erano state sgomberate, e diversi manifestanti arrestati. A questa mossa da parte delle autorità americane per bloccare il dilagare della protesta, però hanno risposto gli studenti e le studentesse che per evitare il giro di vite hanno cominciato a spostare i propri accampamenti all’interno dei campus universitari. In america ha quindi preso vita e consistenza anche il movimento #occupycollege.Da quanto si legge sui siti e sui twitter la protesta americana sicuramente non si fermerà dopo questi due sgomberi,

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Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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