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Venezuela: tra tentativi di golpe (sventati) e ricatti economici

Il piano prevedeva il dirottamento di un jet Super Tucano contro il palazzo presidenziale nel corso delle manifestazioni per la Giornata della Gioventù – a cui avrebbe partecipato il presidente – e sarebbe dovuto scattare questa settimana. Nella lista degli obiettivi da colpire ci sarebbero stati anche la sede dell’emittente governativa teleSUR e il ministero della Difesa. Le autorità venezuelane hanno poi dichiarato di avere arrestato gli ufficiali che si ritengono coinvolti nel tentato golpe e che farebbero riferimento a partiti di destra.

L’Alto Comando Militare del Venezuela – per bocca del Ministro del Popolo per la Difesa, il comandante Vladimir Padrino López -, ha immediatamente dichiarato la sua fedeltà al presidente Nicolas Maduro e alla Rivoluzione Bolivariana, respingendo il tentativo di colpo di stato e ribadendo di voler fare soltanto l’interesse del popolo venezuelano. Immediata anche la presa di posizione del sindacato Central Bolivariana Socialista de Trabajadores (CBST), che tramite il suo vicepresidente Carlos López ha fatto sapere come “se si dovesse verificare un tentativo violento di abbattere la Rivoluzione, la classe operaia è pronta ad assumere il controllo completo di tutti i centri di produzione”.

Ciononostante, nelle ultime settimane sono aumentate esponenzialmente le proteste fomentate dall’opposizione antichavista, che per commemorare le manifestazioni dello scorso anno ha organizzato cortei sfociati in scontri con la polizia, mentre parallelamente migliaia di persone prendevano parte ai presidi convocati in solidarietà con il presidente Maduro. A non rendere facilmente gestibile la situazione è senza dubbio la grave recessione economica, aggravata dal calo del prezzo del petrolio degli ultimi mesi che viene strumentalmente utilizzato dagli USA (e dall’Arabia Saudita) per indebolire avversari storici come Russia, Iran e Cuba (fortemente dipendente dall’esportazione del petrolio venezuelano).

Per tentare di risollevare l’economia del paese, il governo ha recentemente svalutato il bolivares – la moneta locale – del 69% allentando così le preoccupazioni dei mercati di un possibile default e provando ad aumentare l’afflusso di dollari (rischiando però un aumento dell’inflazione). Il nuovo sistema ibrido prevede 3 diversi tassi di cambio: uno applicato alle importazioni di base (6,3 bolivares per dollaro), il secondo applicato alle importazioni secondarie (12 bolivares per dollaro) e il terzo, definito “libero”, ovvero dipendente dal mercato. Negli scorsi mesi, inoltre, il governo venezuelano ha stretto nuovi rapporti economici con Russia e Cina (la seconda acquirente di petrolio del paese) grazie ai quali potrà tentare un rilancio dell’economia e contemporaneamente provare a fare fronte comune per arginare i tentativi interni di destabilizzazione e (forse) anche quelli internazionali.

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