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Turchia: Il Padishah in parlamento, gli studenti in galera

La morte di Lokumcu ha provocato un’onda di proteste in tutto il paese. Nella capitale Ankara la tensione é salita quando il corteo ha cercato di avvicinarsi alla sede dell’ AKP, il partito al potere. Con manganelli, gas lacrimogeni, carri armati, cannoni ad acqua e torture la polizia turca ha cercato di liberare le strade dai manifestanti. I duri scontri hanno portato a più di 60 arresti.

Il 9 dicembre inizierà ad Ankara il processo contro 28 persone che presero parte all’onda di proteste, la maggior parte sono ancora detenuti, tra di loro molti studenti. Il Padishah Erdoğan é spesso in prima fila nel criticare la violazione dei diritti umani e la repressione inflitta da altri paesi (ultimo tra tutti la Siria). Il tentativo di profilarsi come alternativa democratica nel Medio Oriente non é che un’inutile propaganda, la realtà é invece un altra: la Turchia é il paese con più giornalisti in carcere al mondo, più di 500 studenti sono detenuti nelle carceri turche, tanti di questi proprio per aver manifestato contro il regime dell’ AKP come nel caso dei manifestanti di Hopa, altri, ma per il diritto all’educazione e alla sanità gratuita. I 28 manifestanti sotto processo rischiano fra i 17 e i 52 anni di prigione, le accuse sono pesantissime, essere “membri di organizzazioni terroristiche armate” e di aver propagato con scopi terroristici (accuse molto spesso usate contro i critici dell’AKP).

Tanti gruppi e organizzazioni si danno appuntamento di fronte al tribunale di Ankara il 9 dicembre, ricordando a tutti che questo processo riguarda tutti i soggetti che lottano per i beni comuni, contro l’esproprio di terre e fiumi, per la sanità e l’educazione gratuita, che scendono in strada per Metin Lokumcu o per rivendicare diritti… Questo processo, da molti considerato il più importante degli ultimi anni, riguarda tutti e per questo i movimenti della Turchia hanno lanciato un appello di solidarietà internazionale per il 9 dicembre.

Gli accusati detenuti: Ömür Çağdaş Ersoy, Ozan Gündoğdu, Soner Torlak, Ferat Koyuncu, Göksel Ilgın, Demet Yılan, Tayfun Yıldırım, Uğur Tuna, Hikmet Tanıl, Uğur Uzunpınar, Can Kaya, Nuri Özçelik, Mahir Mansuroğlu, Çağrı Yılmaz, Hamza Doruk Yıldırım, Zafer Algül, Can Türkyılmaz, Kadir Aydoğan, Özgür Atmaca, Ozan Sürer, Eda Dişkaya e Cüneyt Çakır.

Gli accusati non detenuti: Pelin Bayram, Başak Eylül Şan, Sevgi Sönmez, Mehmet Cem Çıplak, Hazal Kangal, Özge Aydın.

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