InfoAut
Immagine di copertina per il post

PKK: la strategia AKP-MHP si basa sull’ostilità nei confronti dei curdi

Il componente del Consiglio Esecutivo del PKK Murat Karayılan ha parlato con la radio Dengê Kurdistan (Voce del Kurdistan) dei piani dell’AKP di spezzare il Movimento di Liberazione Curdo, della fase di guerra, delle politiche dello Stato turco sul Rojava e il Kurdistan del sud e dell’importanza dell’unità nazionale tra curdi.

La prima parte dei punti salienti dell’intervento di Murat Karayılan tradotta da ANF English è la seguente:

Il contenuto della strategia AKP-MHP è l’ostilità nei confronti dei curdi

Nella situazione attuale, il regime dell’AKP ha deciso una nuova strategia. Nel contesto di questa strategia, l’AKP ha preso come base la linea dell’MHP. Con questo l’MHP è stato reso superfluo e loro sono stati costretti a marciare accanto all’AKP. Il contenuto di questa strategia è l’ostilità contro i curdi. L’AKP ha definito un proprio scopo nel garantire che il popolo curdo non sia parte del ridisegno della regione e che loro possano vincere in modo assoluto. L’esistenza stessa del sistema dipende da questo. Erdoğan oggi sta guidando il sentimento anti-curdo su questa base. Usando il tentativo di golpe come un pretesto per sequestrare completamente lo Stato, si sono concentrati completamente sul popolo curdo e sulle conquiste del popolo curdo. Hanno preparato piani nel contesto di questa strategia.

In primo luogo vogliono intensificare l’isolamento imposto al Leader Apo, impedire che si senta la sua voce e così farlo ritirare e ottenere risultati attraverso l’implementazione di una sfumata e profonda guerra psicologica e una politica della tortura a İmralı. Hanno pianificato di estendere questa politica in tutte le galere turche passo per passo.

In secondo luogo hanno chiuso tutte le organizzazioni curde e hanno preso di mira le conquiste del popolo curdo. Secondo i loro numeri, hanno chiuso 390 organizzazioni curde in un colpo solo. Hanno abolito tutte le organizzazioni del popolo curdo democratiche, culturali, politiche e altre organizzazioni del genere.

In terzo luogo hanno pianificato di confiscare le cento municipalità che erano tenute dal movimento curdo, sequestrandone 2 o 3 alla volta, con interruzioni, così non ci sarebbe stata una reazione a livello mondiale. In sostanza stanno arrestando persone elette dal voto popolare con questa pratica che va definita come un golpe, nominando loro funzionari e governatori distrettuali come fiduciari. Questo è un grande attacco alla volontà del popolo curdo. Questo è il vero golpe.

Il quarto pilastro di questa strategia è prendere di mira i politici curdi e spingere i curdi fuori dall’arena politica. Per questo hanno arrestato i co-presidenti dell’HDP e 11 deputati HDP e continuano a tenere in carcere e rilasciare altri parlamentari ogni giorno, mettendoli quotidianamente sotto pressione. Ad oggi sono stati arrestati migliaia di funzionari di HDP e DBP. Solo in quest’ultimo processo, sono state fermate 4 mila persone.

In linea con questa strategia, il quinto pilastro è la pressione sulla popolazione. Nel contesto della guerra psicologica speciale, attualmente è in atto una estesa repressione. Oggi stanno mettendo in atto la politica del bastone e della carota. Colpiscono e poi occasionalmente dicono “Io aiuterò”, mirando a castigare il popolo curdo e a piegarlo. Su questa base attualmente stanno sviluppando una repressione e tirannia fascista in Kurdistan. Per questo continuano ad estendere lo stato di emergenza.

Come sesto punto, possiamo parlare della politica contro la gioventù curda. Vogliono sviare la gioventù curda. Oggi c’è una guerra psicologica e un attacco molto esteso contro la gioventù curda. Stanno mettendo in atto una politica speciale di crudeltà contro i giovani e contro le donne affinché non proteggano la lotta di liberazione e la loro identità, in modo che abbiano sempre paura.

La settima cosa sono le estese operazioni che hanno sviluppato contro i guerriglieri per la libertà del Kurdistan. In autunno ci sono stati attacchi in modo che “la guerriglia non costruisca basi nell’inverno”. Ora stanno attaccando per individuare le loro basi invernali e eliminare la guerriglia. Ci sono attacchi estesi sia nelle città sia nelle aree rurali. Mirano a creare gruppi di martiri in ogni operazione per demoralizzare il popolo curdo e spezzare la speranza della gente portando i corpi nelle città. Quindi, nel corso dell’inverno stanno svolgendo operazioni senza precedenti.

Per quanto riguarda l’ottava cosa, possiamo parlare degli attacchi agli alleati del popolo curdo. C’è un attacco ai movimenti rivoluzionari-democratici della Turchia in particolare. Oggi tutti quelli che non si inchinano di fronte a Erdoğan vengono presi di mira dal regime AKP-MHP in un modo o nell’altro. In questo contesto, hanno preso di mira molte persone, arrestandole e riducendole al silenzio. Così non solo i curdi, tutti coloro che sono amici dei curdi, gente di sinistra, socialisti e chiunque voglia la democrazia in Turchia, chiunque si opponga alle politiche AKP-MHP ora sono bersagli.

Del nono e ultimo passo di questa strategia, si può dire che l’obiettivo sia di creare una voce monotona in aggiunta a tutte le pratiche repressive, fasciste e tiranniche. A questo scopo, si concentrano in modo estensivo sui media. Chiudono molte organizzazioni del settore dei media. Giusto ora, per via dei 150 giornalisti che hanno arrestato, la Turchia è la seconda nella lista dei Paesi con il maggior numero di giornalisti incarcerati. Fino al punto che non è sbagliato dire che al momento in Turchia esiste un unico canale. Nonostante il fatto che ci sono molte reti sotto nomi diversi, tutte devono andare in onda in diretta quando parla Erdoğan o un amministratore dell’AKP. Qualsiasi cosa abbiano all’ordine del giorno, qualsiasi cosa di cui parli Erdoğan nei suoi discorsi, diventa l’ordine del giorno per il Paese. Vogliono creare una percezione nella società, gestire la società a modo loro e trasformare il popolo della Turchia in uno strumento di guerra psicologica. Hanno attaccato tutti i media curdi a questo scopo, ma hanno anche duramente attaccato i media turchi. In questo modo mirano a costruire un impero di paura e a sviluppare il monismo.

Non è solo il nord anche il Rojava e il sud vengono presi di mira

Oltre a tutto questo hanno anche una politica nei confronti dei curdi del Rojava Kurdistan e del Kurdistan del sud. Hanno lanciato un’operazione contro il Rojava dal titolo “Scudo dell’Eufrate”. Erdoğan ha detto: “Prenderemo rapidamente Bab, poi Manbij, poi andremo verso Raqqa,” e ha aggiunto che anche Efrîn era un obiettivo. Così volevano intervenire in questo modo negli affari interni della Siria, prendendo di mira per questo la Rivoluzione del Rojava, in particolare interrompendo le loro relazioni internazionali attraverso attacchi politico-militari e aggiungendo PYD e YPG alla lista delle organizzazioni terroristiche, soffocando con questo la Rivoluzione del Rojava. Quello che hanno fatto nel Kurdistan del sud è stato rafforzare gli attacchi aerei, attaccare Shengal e le zone di difesa di Media e soprattutto creando una divisione tra forze curde per sviluppare una guerra civile.

Miravano ad ottenere in questo modo risultati entro marzo. A questo scopo Süleyman Soylu ha detto: “A marzo nessuno parlerà del PKK.” Perché volevano sconfiggere il nord, soffocare il Rojava, spezzare il sud e fare pulizia di tutto quanto entro aprile.

Il piano AKP-MHP è fallito

Manca un mese per arrivare a marzo. Devono ancora ottenere successi in uno di questi piani. Il leader del popolo curdo, la lotta di libertà del Kurdistan, i politici curdi, il popolo curdo e i rivoluzionari del Kurdistan in tutte le quattro parti sono insorti contro gli attacchi dell’alleanza AKP-MHP e in nessuno luogo questa strategia ha avuto successo. Anche se l’inverno non è ancora passato, finora hanno fallito nell’ottenere qualche risultato. Quindi ora si può dire che tutti questi piani sono falliti. Quindi la situazione non è quella in cui nessuno parlerà del PKK a marzo come ha detto quell’uomo ignobile, ma una in cui a marzo si parlerà di più del PKK, la resistenza del PKK si diffonderà in tutto il Kurdistan e nel Medio Oriente e avrà la meglio. Sicuramente in un processo in corso va sottolineato ancora una volta che gli attacchi del nemico continuano in condizioni invernali e la resistenza del nostro popolo e movimento sta crescendo a fronte di questi attacchi.

ANF

 

da Rete Kurdistan Italia

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Contributi

La guerra interna dello Stato capitalistico

Riceviamo e pubblichiamo questo testo dal Collettivo Millepiani di Arezzo che affronta alcuni nodi all’ordine del giorno a partire da alcuni eventi recenti che hanno aperto nuove emersioni di conflitto.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Massarosa: il Comitato prende parola in risposta al Presidente della Regione Toscana

Di seguito pubblichiamo la lettera del Comitato di Pian di Mommio, Massarosa, in provincia di Lucca.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi sono i New IRA nel 2026 e di cosa sono ancora capaci?

Il sequestro di una bomba contenente quasi 400 grammi di Semtex ha riacceso i riflettori sulla rete, sul reclutamento e sulla persistente minaccia rappresentata dal gruppo repubblicano dissidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I coccodrilli di Ben Gvir sono l’ultima arma utilizzata da Israele nella sua guerra animale contro i palestinesi

Dagli scritti coloniali di Herzl ai cani da attacco, dai cinghiali alle prigioni con fossato di coccodrilli, gli animali sono stati a lungo impiegati nel progetto sionista per terrorizzare i palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

La repressione raccontata a mio figlio

In un momento storico in cui un gruppo di fanatici bianchi e religiosi sta compiendo da quasi tre anni, in diretta streaming e protetto da uno degli eserciti più forti e tecnologicamente avanzati del mondo, il genocidio di un popolo oppresso.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

La lotta di Bosco Ospizio

Lo chiamano Bosco Ospizio perché  fino a 21 anni fa lì sorgeva un ospizio con un grande giardino alberato. Una volta demolito l’edificio principale, è iniziato un processo di rinaturalizzazione spontanea avviato grazie all’inaccessibilità all’area, perimetrata da una recinzione che impediva al pubblico di entrarvi.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Corteo No Ponte a Messina sabato 8 agosto

Ricondividiamo l’appello del Movimento No Ponte invitando alla partecipazione alla manifestazione di sabato 8 agosto a Messina contro il ponte e contro le grandi opere inutili

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Territorio infrastruttura di guerra: esce il secondo numero del bollettino “HUB”

Questo secondo numero di HUB raccoglie articoli e approfondimenti sui flussi bellici, sui nuovi investimenti nelle infrastrutture “civili” dual use, sulle fabbriche di armi e sulla loro filiera nei territori, con un approfondimento dedicato a Leonardo S.p.A.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La scintilla a Tell: come la Resistenza di un villaggio ha sconvolto la strategia israeliana in Cisgiordania

La Cisgiordania non rimarrà in silenzio per sempre; si solleverà nel momento e nel luogo scelti dal suo popolo, rendendo inutili le previsioni politiche convenzionali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

India: il movimento degli “scarafaggi” continua le mobilitazioni e si estende. Gli agricoltori si uniscono alla protesta

I giovani in India sono stanchi, ci sono disoccupazione e sotto-occupazione molto alte. Se il governo non tratterà seriamente sulle richieste concrete del movimento degli Scarafaggi, quest’ultimo dilaga.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Albania continuano le proteste

Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Intervista a Dina, libera dalle carceri libiche

Dina e Domenico sono i due attivisti italiani che hanno preso parte al Land Convoy verso Gaza, la missione via terra nel quadro della campagna di solidarietà internazionale alla Palestina della Global Sumud Flottilla, e poi sono stati fermati e sequestrati in Libia, nella zona controllata da Haftar.