Partita l’aggressione di Erdogan alla Siria del Nord: Afrin è sotto attacco ma resisterà!

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Dopo mesi di minacce, incursioni e cannonate ad intermittenza sulla Siria del Nord sono partite (col nome oltraggioso di “Ramoscello d’Ulivo”) ieri alle 16 le operazioni dell’esercito turco contro l’enclave a maggioranza curda di Afrin, nel nord-ovest del paese. Una regione rivoluzionaria, finora risparmiata dai combattimenti più aspri; la quale, nonostante l’isolamento territoriale e l’embargo imposto da Ankara, si è sempre mostrata solidale ed accogliente verso chiunque pativa gli orrori del conflitto. Dai rifugiati in cerca di scampo dalla persecuzione etnica e confessionale in altre zone del paese ai residenti sciiti dell’enclave governativa sciita di Nubl e Zahra - tenuta sotto assedio per anni dagli jihadisti e salvatasi grazie ai rifornimenti garantiti dalle YPG e dalle YPJ.

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Nella giornata di ieri, dopo aver rimosso parte delle barriere erette dal proprio del confine, i primi mezzi corazzati turchi si sono radunati in preparazione dell’aggressione, a cui hanno aperto la strada bombardamenti indiscriminati dell’aviazione sui centri abitati di Afrin. Si segnalano almeno 108 siti colpiti (tra cui un ospedale ed il campo profughi di Rubar), decine di feriti e tre partigiani delle YPG e sei civili uccisi - tra cui un bambino di sette anni. Successivamente sono partiti i primi combattimenti lungo la frontiera, nei villaggi di Rajo, Shengal ed Um Kosh. Nel corso di essi, secondo l’agenzia ANF, sarebbero stati distrutti due mezzi corazzati turchi.

La mossa arriva da una parte appena dopo la sconfitta dell’ISIS, ormai confinato in aree remote del paese e a lungo foraggiato dal governo di Ankara, nella sua capitale di Raqqa - conquistata proprio dalle YPG; e dall’altra nel contesto dell’offensiva governativa siriana nella regione di Idlib, ormai divenuta feudo di gruppi jihadisti e salafiti come Hayat Tahrir al Sham (ex Nusra e propaggine diretta di Al Qaeda) e Ahrar al Sham. Un’accozzaglia di fanatici riuscita a prevalere sugli altri oppositori del regime autoritario di Assad ed utilizzata sia da Erdogan che dalle monarchie del Golfo in una guerra per procura contro di esso, ed instaurare un’entità teocratica ed oscurantista. La perdita di Idlib avrebbe lasciato Erdogan sempre più sotto pressione (occupando la Turchia illegalmente pezzi di territorio siriano come le aree di Al-Bab e Darat Izza in funzione anti-curda), estromettendolo di fatto dai colloqui di pace a venire.

E’ proprio dai territori sotto controllo jihadista che la Turchia facilita l’afflusso di bande terroriste attraverso il proprio suolo, volte ad affiancare in qualità di ascari l’azione dell’esercito e dell’aviazione regolare di Erdogan. Un’invasione avversata dalle popolazioni locali, che ne respingono il disegno di restaurazione neo-ottomana e pulizia etnica: in nome di un autogoverno duramente conquistato con la rivoluzione, dopo decenni di oppressione da parte del regime di Damasco.

Qui il comunicato ufficiale delle YPG, rivolto all’opinione pubblica mondiale:

L’esercito turco di occupazione ha attaccato il cantone di Afrin e le zone limitrofe con aerei da guerra il 20 gennaio 2018. Durante l’intenso attacco iniziato alle 16 e tuttora in corso, sono stati bersagliati almeno 100 siti, incluse zone civili, postazioni delle YPG-YPJ e delle forze rivoluzionarie. L’esercito di occupazione continua a bersagliare le zone civili con 72 aerei da combattimento. Sono inoltre stati bersagliati il centro cittadino di Afrin, il campo profughi di Rubar ed alcune istituzioni civili ad Afrin. Almeno 13 civili sono feriti. Un combattente delle YPG, 2 delle YPJ e 6 civili sono stati martirizzati in questi attacchi.

Contemporaneamente agli intensi bombardamenti, le forze armate di occupazione ed i terroristi da esse controllati hanno cercato di attraversare la frontiera di Afrin nei villaggi di Kurdo e Balia nel distretto di Bilbil. I e le combattenti delle YPG e delle YPJ hanno respinto immediatamente questi attacchi, ed i soldati si sono ritirati. L’esercito occupante turco ed i suoi terroristi, dopo aver fallito l’entrata ad Afrin tramite attacco terrestre, cercano di spaventare il popolo di Afrin e di sfollarlo verso le aree controllate dalle FSA. L’attacco della Turchia perpetrato direttamente contro i civili di tutti i distretti di Afrin mostra chiaramente la sua disperazione contro le forze delle YPG e delle YPJ.

Sappiamo che, senza il permesso delle forze globali e principalmente della Russia, le cui truppe erano di stanza ad Afrin, la Turchia non può attaccare i civili utilizzando lo spazio aereo di Afrin. Perciò riteniamo la Russia responsabile quanto la Turchia, e sottolineamo che la Russia è complice del crimine turco di massacro dei civili nella regione.  

Noi, come Comando Generale delle YPG di Afrin, affermiamo che la Turchia non può sconfiggere il nostro libero arbitrio e la nostra resistenza con i suoi aerei da guerra. E’ palese che, fino a questo momento, nessuno sia fuggito da Afrin abbandonando la propria terra. Su queste basi, ribadiamo ancora una volta la nostra determinazione a proteggere la nostra terra e la nostra gente. Le Unità di Difesa del Popolo e le Unità di Difesa delle Donne difenderanno Afrin in tutte le circostanze contro il fascismo turco. Facciamo appello alla nostra gente ad unirsi ai ranghi della difesa.

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