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Il consiglio comunale di Torino prende posizione contro la sorveglianza speciale

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Ieri il consiglio comunale di Torino ha approvato un ordine del giorno di sostegno ai 5 giovani torinesi inquisiti dalla procura Torino. 

Partiti per sostenere a diverso titolo, nelle strutture militari e civili, la lotta contro Daesh in Siria a fianco della rivoluzione confederale, rischiano ora di essere sottoposti alla misura della “sorveglianza speciale” dallo stato italiano. Dopo anni di roboanti dichiarazioni di politici di ogni colore, tutti pronti a parole a lottare contro “la barbarie dell’ISIS”, quando alcuni giovani decidono di impegnarsi in prima persona vengono inquisiti al loro ritorno e additati come nemici pubblici. Una “farsa” come l’ha definita Eddy – arruolata per mesi nelle nelle YPJ, l’esercito femminile di auto-difesa popolare che ha scacciato lo Stato islamico dalle zone settentrionali della Siria – saltata agli occhi anche del consiglio comunale di Torino. Ieri i consiglieri hanno quindi espresso a nome della città “solidarietà alla popolazione della Siria del Nord” chiedendo alle autorità italiane di muoversi per pretendere dalla Turchia la cessazione degli “attacchi indiscriminati” che stanno colpendo il Rojava e il cantone di Afrin.

Un segnale importante nel quadro di un’ampia compagna di sostegno agli inquisiti che, secondo le richieste della PM Pedrotta, dovrebbero essere banditi da Torino e subire una serie di limitazioni della libertà personale tra le quali, nei fatti, l’impossibilità di partecipare a iniziative pubbliche per raccontare la propria esperienza come già fatto a più riprese negli scorsi mesi. Dopo il corteo di solidarietà di sabato scorso, oggi verrà presentato un appello di decine di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che chiedono l’abbandono di ogni accusa da parte della procura torinese, alla vigilia dell’udienza in cui i potenziali “sorvegliati speciali” saranno ascoltati dal giudice che dovrà decidere della loro sorte.

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